Ci sono luoghi che sono la consolazione dei romantici più impenitenti. Torno, sul Lario, è uno di questi. Ma è anche una base per escursioni sui monti attorno, che racchiudono affascinanti e misteriosi tesori. Testo e foto di Luca Frigerio.


Redazione

Ci sono luoghi che sono la consolazione
dei romantici più impenitenti.
Torno, sul Lario, è uno di questi.
Ma è anche una base per escursioni sui monti attorno,
che racchiudono affascinanti e misteriosi tesori.

Testo e foto di Luca Frigerio

Torno appare dall’alto, improvviso, svelato da una curva, all’uscita da una galleria, mentre si percorre la strada che da Como porta a Bellagio. Tetti rossi, un campanile, l’approdo per i traghetti, e un’acqua spessa, materica, che non ammette trasparenze. Allora puoi decidere di scendere a riva, per antichi gradoni, guadagnando il molo raccolto, misurandolo a passi lenti, avanti, indietro, in attesa d’accogliere il tramonto, con il cuore leggero e un sorriso beato.

Un’ideale cornice per dichiarazioni d’amore, insomma. Una riserva di “caccia” per i raccoglitori, fotografici, di suggestivi scorci. Ma Torno può anche essere un interessantissimo punto di partenza per appassionati gitanti, per quanti non si spaventano di una bella camminata tra i boschi, per chi è alla ricerca di incontri insoliti e di cose curiose. Se siete pronti, scarpe comode ai piedi, partiamo.

Il lago lo dobbiamo lasciare alle spalle, almeno per il momento, ma non ci abbandonerà mai nella nostra escursione. Bisogna incominciare a salire nella parte alta di Torno, infilandosi per viuzze “scavate” tra le case, passando per strette stradine che, inaspettatamente, si aprono in slarghi e piazzette, con androni e altarini scrostati di Madonne vecchie e nuove. Tutto l’abitato pare un silente maniero, che offre riparo dal vento e dai molesti pensieri.

La direzione è quella verso Piazzaga, montano paese a mezz’ora di cammino, abitato ormai solo d’estate o da fortunati vacanzieri in cerca di quiete sicura. Lo si raggiunge per una mulattiera che, già da sola, è una meraviglia d’arte viaria: lastricata di sassi come un mosaico, levigata dal tempo e da innumerevoli passi, sale decisa, ma senza fiaccare le gambe. E poi il paesaggio attorno conforta, con le ampie vedute sul lago e i verdi terrazzamenti orlati di piante da frutto.

Lungo il percorso s’incontrano baite di pietra, stalle e fienili, alcuni diroccati, la maggior parte recuperati con affetto e pazienza. Case senza tempo, massicce, di rustica bellezza, che la voglia di evadere dalla frenesia e dal grigiore delle città ha riportato, improvvisamente, a nuova vita.

Una piccola cappella mariana s egna una prima tappa; un arco che pare una porta medievale ne marca una seconda. S’arriva così a un caratteristico ponticello, in pietra anch’esso, che scavalca un torrente spumeggiante. Qui la strada si biforca: proseguendo diritti si giunge a Piazzaga, deviando a sinistra ci si insinua nella boscaglia, tra ruderi ed enigmatici monumenti. La curiosità, naturalmente, ci spingerà a prendere proprio questa seconda via…

L’itinerario continua. Clicca qui.

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