Domenica 29 aprile la beatificazione in San Paolo fuori le Mura. Il 7 ottobre la festa liturgica

Beatificazione Toniolo

Un testimone attuale della fede e della via per la santità, ancorché vissuto a cavallo tra XIX e XX secolo. Giuseppe Toniolo è stato proclamato beato domenica 29 aprile nella basilica romana di San Paolo fuori le Mura. A presiedere il rito, quale rappresentante del Papa, il cardinale Salvatore De Giorgi, che ha concelebrato con altri 10 cardinali – tra cui l’Arcivescovo emerito di Milano Dionigi Tettamanzi, presidente uscente dell’Istituto Toniolo – e 25 vescovi, alla presenza di oltre 5 mila persone (in gran parte soci dell’Azione cattolica) giunte da tutt’Italia.

Subito dopo la cerimonia, al termine del Regina Cæli, Benedetto XVI dal Vaticano ha rivolto un saluto speciale ai pellegrini riuniti nella basilica, ricordando che il messaggio di Toniolo è «di grande attualità, specialmente in questo tempo: il beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà». Dopo la proclamazione del nuovo beato, di cui la Chiesa celebrerà la festa liturgica il 7 ottobre, Francesco Bortolini, il ragazzo che ha ricevuto la guarigione per intercessione di Toniolo, ha deposto le reliquie accanto all’altare.

Il traguardo della santità

«La vocazione alla santità» è il «traguardo di ogni altra vocazione nella Chiesa, dono della carità di Dio». E dono dell’amore di Dio all’Italia è stato Giuseppe Toniolo, ha detto nell’omelia il cardinale De Giorgi, ricordando il suo fermo impegno a farsi santo. Per questo, ha osservato il porporato, Toniolo «si dette un regolamento di vita spirituale e professionale», diventando «un vero contemplativo dell’azione».

In realtà, «il radicarsi in Dio fu l’anima del suo impegno cristiano nella famiglia, sulla cattedra e nella società». Innanzitutto, «considerò la famiglia il luogo primario della sua santificazione e della sua missione», offrendo «un’affascinante testimonianza della dignità e della bellezza della famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile e fedele». Poi, «insigne professore universitario, sulle cattedre di Padova, di Modena e di Pisa, seppe essere – ha precisato il Cardinale – non solo il maestro qualificato dei giovani studenti, ma soprattutto il loro amico ed educatore nella ricerca della verità». Infatti, «avvertiva già allora l’emergenza educativa per il clima universitario indifferente od ostile alle fondamentali istanze religiose e morali, come anche l’urgenza di una solida formazione culturale cristiana che preparasse le nuove generazioni ad affrontare le sfide del futuro».

Impegnato per il Movimento Cattolico, la Società della Gioventù Cattolica (primo nucleo dell’Azione cattolica italiana), la Fuci, l’Opera dei congressi, l’Unione cattolica per gli studi sociali, l’Unione popolare, le Settimane Sociali e l’Università del Sacro Cuore, Toniolo «si presenta a noi come un italiano che ha amato e servito la Chiesa e l’Italia, da cristiano e cittadino esemplare: è questa la vera laicità».

Gioia e impegno

Nel pomeriggio, il novello beato è stato ricordato dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, in un confronto promosso per l’occasione dall’Azione cattolica italiana, all’interno del convegno delle presidenze diocesane. Assieme a Bagnasco, sul tavolo dei relatori, il ministro pachistano Paul Bhatti, il ministro e rettore della Cattolica Lorenzo Ornaghi, l’economista Stefano Zamagni.

Un uomo libero, che ha vissuto «un cristianesimo pieno di speranza» e si è mosso sempre nell’amore per la Chiesa e nella fedeltà al Pontefice è l’immagine usata dal presidente della Cei per descrivere Toniolo. Mentre il presidente nazionale dell’Azione cattolica, Franco Miano, ha dichiarato che «la gioia per la beatificazione si trasforma in impegno a far conoscere questa bellissima figura e seguirne l’esempio, pur nelle mutate condizioni» storiche e sociali, ma ciononostante caratterizzate da «un’uguale urgenza di far conoscere il messaggio cristiano».

Libero e fedele

Il cardinale Bagnasco è partito riflettendo sulla cifra della «libertà interiore» del nuovo beato, «serenamente coraggioso sempre e ovunque». Proprio perché libero, ha sottolineato Bagnasco, «è un uomo luminoso che vive un cristianesimo pieno di speranza», avendo «alla base» il desiderio di diventare santo, consapevole che «la santità è la via della vita vera e della gioia, e che s’incrocia con la vita concreta di ciascuno secondo la vocazione che Dio dona». Dunque, ha precisato, «la santità non nonostante i propri doveri di famiglia e di lavoro, ma proprio attraverso quei doveri a cui ciascuno è chiamato».

Altro aspetto messo in rilievo dal presule è stato l’amore di Toniolo «per la Chiesa, che sentiva come la sua famiglia, la sua casa perché la barca di Cristo. E, nella Chiesa, la sua assoluta devozione al Papato e al suo Magistero». Egli era «profondamente convinto» della «missione sociale della Chiesa», «fondata sul fatto di avere la visione della storia» e capace di un rinnovamento che può rigenerare l’uomo e, quindi, «ogni sistema economico, finanziario, politico e sociale».

«Della persona e del suo primato – ha aggiunto – la Chiesa è esperta, esperta quindi in umanità. Da qui la convinzione profonda del beato, che la società si rigenera quando segue i principi dell’etica sociale cristiana, mentre decade quando se ne allontana: principi che non sono confessionali e quindi riservati ai cattolici, ma universali, perché attengono all’uomo di sempre senza aggettivi, e alla sua esperienza».

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