Redazione

7. Vengo dunque tra voi mandato dal Signore, attraverso la missione conferitami dal Papa Giovanni Paolo II: e vengo per portare un annuncio, quello di cui parla San Paolo ai Corinzi. È, come dice la seconda lettura, «il vangelo che voi avete ricevuto nel quale restare saldi e dal quale anche riceverete la salvezza: cioè Gesù Cristo morto e risorto, redentore dell’uomo, di ogni uomo e di ogni donna che viene in questo mondo». Gesù Cristo morto per noi, Gesù il vivente che ci ama come Dio sa amare. Gesù proclamato nella predicazione e nella catechesi, glorificato nella liturgia, Gesù nostra giustizia, cibo, vita, perdono, speranza, amicizia, trasparenza, fraternità; Gesù che deve crescere in ciascuno di noi e in ogni nostra comunità, perché l’amore cresca.

Gesù figlio di Dio, manifestazione della bontà di Dio che si mette a nostro servizio e che ci mette in stato di servizio a favore di tutti gli uomini e le donne del nostro tempo e specialmente dei malati, degli oppressi, degli afflitti, dei disperati. Ecco l’unico oggetto del mio annuncio, l’unica cosa che avrò a cuore di dire e ripetere con gesti e parole, in pubblico e privato, a tutti voi e con tutti voi, in particolare con tutto il presbiterio fino a che il Signore mi darà vita e parola.

8. E’ chiaro che questo annuncio è gravido di conseguenze: esso dice che vale la pena di vivere, che il mistero della vita è affascinante, così come io sento affascinante per me, per grazia di Dio, questo mio ministero a Milano.

E questa gioia della vita vale la pena di comunicarla: essa è contagiosa, costruttiva, suscita amicizia, crea la comunità, risveglia l’intelligenza scientifica come quella politica, dona la forza di lavorare insieme per costruire una città «salda e compatta» (Sal. 121, 3), una città nelle cui mura regni la pace, secondo l’augurio del Salmo «sia pace su questa città, sia pace per coloro che ti amano» (Sal. 121, 6).

9. Ma noi sappiamo bene che questo è un augurio, un desiderio, una speranza, sappiamo che le cose non sono così: valgono piuttosto, per descrivere il punto in cui siamo, le parole di un altro Salmo: «Vedo violenza e discordia nella città; è scomparsa la fedeltà tra i figli dell’uomo; si dicono menzogne l’un l’altro; emergono i peggiori tra gli uomini; i loro piedi corrono a versare il sangue; la via della pace non conoscono» (Cfr. Salmi 11, 2.3.9; Is. 59, 7-8).

10. E siamo tentati di dire, anche noi cristiani, come Simone nel Vangelo: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» (Lc 5, 5).

Quante volte, fratelli sacerdoti, questa parola di sconforto ce la siamo sentita in gola, forse senza osare dirla forte, come Pietro, ma portandola con noi come un peso oscuro. Ebbene, noi siamo qui insieme per ripetere con Pietro: «Signore, sulla tua parola getterò le reti!» (Lc 5,5). Io sono certo, fratelli del presbiterio, e sono certo anche perché l’ho sperimentato da quando il Signore mi ha aperto un po’ di più le pagine del Vangelo, che quando questa rete è gettata con semplicità, disinteresse e fiducia non è mai gettata invano. Questo lavoro di pescatore di uomini, questa fatica mai finita di offrire sempre daccapo alla fragile libertà umana la ricchezza della libertà evangelica, del perdono che riabilita, è una fatica gioiosa, che apre il cuore, entusiasmante.

E vorrei ridirlo, questo, in particolare ai diaconi, ai chierici, e a tutti i giovani che mi ascoltano, a quei moltissimi che mi hanno accompagnato e molti dei quali purtroppo, non sono potuti entrare qui: è bello aiutare gli altri nei loro bisogni, è bello costruire la città, è bello rompere la solitudine, è bello creare la comunità: ed è bello soprattutto farlo in nome del Vangelo. Vale la pena, per questo, di tirare le barche a terra, di lasciare tutto e seguire Gesù.

11. Fratelli e sorelle della Chiesa ambrosiana, autorità tutte, che portate la responsabilità umana e civile di questa città e di questa regione e voi soprattutto, miei collaboratori più stretti nel Signore Vescovi, Vicari episcopali, Canonici, Parroci, Coadiutori, Sacerdoti, Diaconi, Chierici e Seminaristi, Religiosi e Religiose, Laici impegnati in ogni tipo di animazione ecclesiale, io prego il Signore insieme con voi e per voi, e gli dico:

Ti ringrazio, Signore Gesù, per averci riuniti questa sera in tanti
per averci fatto cantare e pregare insieme:
ti ringrazio per questa eucaristia che stiamo celebrando.
Ti ringrazio per queste mura, che racchiudono secoli di storia di generosità e di fede.
Ti ringrazio per questa città e per questo popolo
ti ringrazio perché mi hai inserito, per tua bontà, in questo ceppo rigoglioso.
Non permettere, o Signore, che dissipiamo questa eredità
che ci lasciamo travolgere da forze oscure
che la discordia ci disgreghi
che la sfiducia ci debiliti
che la violenza ci rinchiuda in noi stessi.
Fa’ che crediamo, o Signore.
Salvaci, Signore Gesù, Redentore di ogni uomo
salva questa città che ti è cara
questa gente che ti onora col cuore.
Salva questo tempio dedicato alla tua Madre, la Vergine Maria, la Madonnina, patrona di questo popolo.

Fa’ che possiamo cantare con Lei: gloria a Dio onnipotente che ha disperso i superbi, ha innalzato gli umili, ha saziato gli affamati, ha svuotato i ricchi, ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia come aveva promesso ai nostri Padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre. Amen.

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