Redazione

FARE MEMORIA DI RESISTENZA, LIBERAZIONE E COSTITUZIONE

Costituisce un transito difficile il passaggio tra generazioni. È disseminato di ostacoli e di incognite. Nessun impedimento sarebbe di per sé insuperabile. Salvo uno: la mancata consapevolezza e quindi convinzione che qualcuno è venuto prima di noi e che qualcun altro è destinato a venire, che in noi qualcosa si compie e insieme però qualcosa si dischiude, che a chi precede altri seguiranno, che c’è un prima e un dopo.

Il presente contiene sempre l’uno e l’altro dei termini. Sant’Agostino, tanto amato e studiato dal professore di Letteratura cristiana antica Giuseppe Lazzati (negli anni Cinquanta pubblicò presso Vita e Pensiero un volume dedicato a studenti e docenti della Cattolica, in cui raccolse pagine scelte del grande Padre della Chiesa, intitolandolo Sapienza Cristiana) scriveva nelle Confessioni (11, 20, 26) che tempora sunt tria, praesens de praeteritis, praesens de praesentibus, praesens de futuris, cioè «presente del passato, presente del presente, presente del futuro». E aggiunge che queste tre specie di tempi hanno sede nell’anima umana, specificando che «il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa».

Ecco, non abbiamo memoria, abbiamo smarrito l’attitudine ad avere visioni (o non ci è concessa la Grazia? È tremendo il solo pensarlo!), non sappiamo disporci all’attesa.

Quanto al primo aspetto la dimensione dell’impasse s’è vista in anni recentissimi, in un passaggio cruciale, quando, anche per ragioni anagrafiche la generazione protagonista della guerra, della Resistenza, della Liberazione, della fase costituente stava scomparendo e alla successiva toccava di passare il testimone ai giovani.

S’insinuarono le distorsioni del «revisionismo» e pochi seppero tenere alta la bandiera del discernimento. Nel bel mezzo della polemica, nell’ottobre del 2004, Giorgio Rumi (l’amico caro e prezioso che da poco ci ha lasciato, creando un vuoto grandissimo) dalle colonne della terza pagina del Corriere della Sera, con il rigore dello storico ammoniva: «No, non possiamo coprire con la pietà per i morti le differenze di valori sottese alle parti che furono in conflitto. Non è la stessa cosa cadere per una causa o per l’altra, quando per giunta a una di esse amiamo congiungere approdi assoluti e irrinunciabili».

Ecco, fare memoria senza «degradarsi a giustiziere del tempo» o addirittura «sordido manipolatore dei suoi cascami» (sono ancora parole forti di Rumi), ma senza nemmeno, all’opposto, ricorrere all’altro «meccanismo distruttivo» che è «la rimozione che pretende di liberarci di tutto quello che non sappiamo e non vogliamo metabolizzare», nella falsa convinzione che «una sorta di amnistia ricorrente della memoria dovrebbe aiutare l’identità e quindi la convivenza, facendo cadere nel nulla tutti gli imbarazzi di cui siamo figli ed eredi».

Insomma, molti giovani oggi non sanno bene che cosa siano la Resistenza, la Liberazione, la Costituzione nata in quegli anni di riscatto perché non siamo stati capaci di raccontare e di spiegare, abbiamo mancato di coraggio, di chiarezza, di rigore morale. Per cui diventa arduo oggi cercare di sensibilizzarli e di coinvolgerli nell’opera di salvaguardia dei valori che la Carta costituzionale rappresenta.

(segue)

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