Redazione

FAR CONOSCERE LAZZATI AI GIOVANI DI OGGI

V’è infine il terzo aspetto, la prospettazione del «presente del futuro» come «attesa». Un’interessante ambiguità è racchiusa nel verbo da cui deriva questa parola. Attendere può avere un uso transitivo e uno intransitivo. Nel primo impiego diviene sinonimo di aspettare; nel secondo esprime una tensione verso qualcosa.

Da una parte, cioè, si esprime un vissuto di disponibilità, recettivo e accogliente; figura l’attesa di qualcosa o di qualcuno, con la curiosità, la trepidazione, il coinvolgimento comprensibili per ciò che sta per venire e che porterà novità o conferme, cambiamenti o attestati.

Dall’altra parte si profila l’appello alle risorse di cui si dispone, fisiche o psichiche, lo sforzo, la determinazione in vista di traguardi da perseguire.

Si tratta di una doppia polarità, che in modo efficace esprime l’atteggiamento del cristiano «aperto» al già e al non ancora, racchiuso tra l’annuncio «che è venuto» e la promessa «che verrà» e quindi disposto con modalità simile nei confronti dell’incalzare della storia.

Ancora un riferimento a Lazzati è d’obbligo. Nel marzo del 1986, un paio di mesi prima della morte, la Rai realizzò una trasmissione su di lui testimone e protagonista del nostro tempo, quasi tre quarti d’ora di filmato con un’intervista realizzata da Leonardo Valente presso l’Eremo di San Salvatore alternata nel montaggio con immagini d’epoca: lotta partigiana, campi di concentramento (a cui Lazzati era scampato), momenti della Liberazione, l’Assemblea Costituente, testimonianze di persone che lo hanno conosciuto.

In una domanda Valente poneva il problema della contestazione studentesca, che il professore aveva affrontato in prima persona, ereditando da Ezio Franceschini la carica di rettore della Cattolica proprio nel ‘68.

Sorprendendo l’intervistatore Lazzati, a differenza di alcuni suoi colleghi cattedratici (o «baroni» che dir si voglia: per la salvaguardia del potere o delle rendite di posizione non è che infatti lo avessero sempre e sinceramente sostenuto tutti nella sua visione educativa e nella sua opera) si asteneva da parole di condanna verso i giovani che pur gli avevano creato tanti problemi quasi vent’anni prima, ma alla stessa maniera di allora, quando li aveva affrontati –e chi scrive può darne testimonianza diretta, avendo lavorato allora al suo fianco in Università – diceva di comprendere la protesta, di come riconoscesse in molti punti delle effettive istanze di cambiamento, perché in realtà le cose che non andavano erano molte, negli atenei e nella società, perché non si era tenuto fede a molte delle promesse fatte nel dopoguerra, quelle per cui lui aveva sofferto e si era battuto. E insieme a lui ben tanti!

Con pari fermezza però affermava di respingere certi modi, le manifestazioni violente, che tra l’altro non servivano la causa che avrebbero voluto propugnare. La cassetta con quella registrazione è stata proiettata a vent’anni di distanza, il 6 maggio, nel corso del convegno sulla «Responsabilità dei fedeli laici nella società e nella Chiesa», organizzato da Ambrosianeum, Azione Cattolica, Città dell’Uomo, Istituto Secolare Cristo Re, Fondazione Lazzati, Associazione Culturale Giuseppe Lazzati, potendo contare anche sulla collaborazione piena e affettuosa della famiglia.

Una riscoperta emozionante (esaltata anche grazie al coinvolgimento di un filmato d’epoca) ha rappresentato per molti il poter ripercorrere una storia personale e una vicenda collettiva profondamente partecipi l’una dell’altra. Una sorpresa che ha impressionato il pubblico di «seconda generazione», chi non ha potuto conoscere direttamente il professore. Con una riflessione e un proposito: cercare di diffondere e di fare vedere il più possibile quel documento, soprattutto ai giovani. È un impegno verso di essi, un debito.

(segue)

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