Celebrate sabato 4 febbraio le esequie della mamma del Cardinale renatese deceduta a 101 anni. Chiesa gremita di fedeli, 8 vescovi e 100 preti presenti

di Federica VERNO'

Una preghiera, in particolare, la mamma del cardinale Dionigi Tettamanzi recitava spesso: quella per le vocazioni. Ed è per la Chiesa ambrosiana che Tettamanzi ha chiesto a tutti i presenti nella chiesa parrocchiale dei Santi Donato e Carpoforo di Renate di pregare durante le esequie di sua madre Giuditta Ciceri.  Alla celebrazione ha assistito anche l’Arcivescovo di Milano il cardinale Angelo Scola. Cento i sacerdoti concelebranti e 8 i vescovi: Carlo Maria Redaelli, Franco Giulio Brambilla, Mario Delpini, Luigi Stucchi, Angelo Mascheroni, Marco Ferrari, Giuseppe Merisi, Claudio Baggini.
Erano presenti anche il ministro ai Beni culturali Lorenzo Ornaghi e il presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza, Carlo Edoardo Valli, oltre al prefetto di Monza e Brianza Renato Saccone e al colonnello dei carabinieri di Monza Giuseppe Spina. Ringraziamento, preghiera e intercessione sono le tre parole che Tettamanzi ha usato nell’omelia per ricordare la madre.
Il ringraziamento «a Dio per il dono di una vita assai carica di anni: tantissimi, 101 compiuti il 14 gennaio. Questi anni così lunghi li vedo come un segno molto concreto di una vita che non è più ritmata da un tempo più o meno lungo: è il segno della vita eterna, la vita che non finisce, che non conosce tramonto. È a questa vita che il morire umano ci consegna, non al nulla».
Le giornate della signora Giuditta – ha confidato il figlio – iniziavano e si concludevano sempre con una preghiera, il colloquio con Dio, che sua madre ha sempre avuto, persino poco prima di morire alle quattro del mattina del 2 febbraio, chiedendo l’aiuto del Signore.
«C’è una preghiera – ha detto l’Arcivescovo emerito  di Milano – che mia mamma ha recitato un’infinità di volte chiedendo la grazia delle vocazioni, in specie sacerdotali e religiose. In comunione con lei e con voi, che ringrazio per la vostra presenza, la voglio recitare io, in questa chiesa parrocchiale, che è la mia e dei miei familiari, pensando alla grande Chiesa ambrosiana e alla sua particolare necessità di nuove vocazioni».
Nelle parole di Tettamanzi l’emozione e il ricordo vivo degli ultimi istanti accanto alla madre:  «Domenica scorsa, nel pomeriggio, l’ho visitata e le ho chiesto: “Mamma, hai pregato?”. Mi ha risposto: “Sì, prego sempre; ho pregato con le parole, e poi ho pregato senza parole: ed è questa la preghiera più alta”.
E ancora: una grande consolazione mi ha dato il pomeriggio prima della sua morte quando, da cosciente, ha recitato per ben due volte l’Ave Maria: l’ha recitata adagio, parola per parola, con il movimento e i segni delle mani rivolti a me: mi pareva di imparare, come figlio dalla madre, come fosse la prima volta, la preghiera alla Madonna».
Quindi l’ultima orazione. «Mia sorella che l’ha vista spirare le quattro di giovedì mattina – ha aggiunto ancora Tettamanzi – mi ha detto che la mamma ha chiuso la sua vita con una grande serenità in volto, con lo sguardo e le mani levati in alto, con l’invocazione: “Aiutami, Gesù!”. Amo pensare che il Signore, dopo averla purificata dalle sue miserie, l’abbia reclutata nel grande coro del Paradiso, il coro che canta la lode a Dio e alla sua infinita misericordia. Sì, anche lei parte gioiosa di questo coro, lei che amava cantare – e precisava “con voce di testa” – le lodi a Dio, alla Madonna e ai Santi».
Prima della benedizione finale impartita insieme dai due porporati, il cardinale Scola è intervenuto per portare il cordoglio e l’affetto suo personale e di tutta la Diocesi ambrosiana. «Pur nel dolore, abbiamo vissuto insieme un anticipo di paradiso in questa celebrazione. Mamma Giuditta ci assegna una responsabilità: quella di continuare la sua preghiera per le vocazioni matrimoniali, consacrate e per il sacerdozio ministeriale».

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