Paolo aveva solo 22 anni quando ha partecipato alla XII Giornata mondiale della gioventù con i suoi amici. Era il 1997 e Giovanni Paolo II, già segnato dai primi sintomi della malattia, salì sul palco a fatica accompagnato da alcuni ragazzi.

di Paolo Rappellino

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«Maestro dove abiti? Venite e vedrete»: era stato con questo celebre versetto del vangelo di Giovani che papa Giovanni Paolo II aveva convocato a Parigi la XII Giornata mondiale della gioventù nell’agosto del 1997. Per me è stata l’unica esperienza a un raduno mondiale di giovani con il Papa: avevo 22 anni e partecipai con un numeroso gruppo di coetanei proveniente dal decanato di Niguarda. Ricordo che io e i miei amici partimmo da Milano con l’eccitazione di prendere parte a un evento ecclesiale che, superate le prime edizioni in Polonia, Argentina, Spagna, Stati Uniti e Filippine, aveva ormai assunto le caratteristiche di un appuntamento fisso, atteso e desiderato. Avevamo in mente i racconti dei ragazzi un po’ più grandi di noi che avevano partecipato negli anni precedenti e non vedevamo l’ora di poter dire anche noi “ci siamo!”.

Per me la Gmg di Parigi (anzi la Jmj, come veniva scritta in francese) fu anche il primo incontro dal vivo con il Papa, poiché non ero mai andato a Roma e le visite a Milano avvennero quando ero ancora piuttosto piccolo. La giornata d’esordio si svolse nello sterminato Capo di Marte della capitale francese, ai piedi della torre Eiffel. Giovanni Paolo II, già segnato dai primi sintomi della malattia, salì sul palco a fatica, accompagnato per mano da alcuni giovani di diverse nazionalità. Ci colpì molto la scelta del Papa di non nascondere il suo indebolimento fisico, ma anzi di mostrarlo apertamente, come una testimonianza.

Parigi era un po’ surreale: i francesi avevano sostanzialmente abbandonato la città per trascorrere le ferie nelle località di vacanza, ma anche per evitare l’intasamento di una metropoli invasa. I grandi viali della capitale, le metropolitane, le linee ferroviarie della Ile-de-France erano abitati quasi esclusivamente dalla multicolore folla di pellegrini, durante giornate dominate da una canicola che i pochi parigini rimasti definivano straordinaria.

Di quei giorni ricordo il clima di grande raccoglimento (eravamo un milione di persone!) durante la veglia notturna all’ippodromo di Longchamp. La preghiera fu celebrata come una veglia pasquale, con il battesimo di alcuni giovani: Giovanni Paolo II parlò della necessità di testimoniare in proprio battesimo, di farlo nella vita quotidiana, a casa, nelle proprie città, anche una volta tornati all’ordinarietà e non solo nell’entusiasmo di un grande raduno.

Parigi fu un vero pellegrinaggio: sistemazioni di fortuna, un’organizzazione che aveva largamente sottostimato le presenze e che quindi non si mostrò in grado di reggere alla calca, giorni di assoluta essenzialità per quanto riguarda il cibo, il dormire, il lavarsi, l’accedere ai servizi igienici… Un vero pellegrinaggio perché la proposta spirituale era sempre al centro: tempi distesi per la preghiera, mattinate di catechesi, la possibilità di celebrare il sacramento della riconciliazione… Il raduno terminò con il saluto e l’appuntamento lanciato dal Pontefice: «Se Dio vuole, nel 2000 a Roma». Dio ha voluto! E proprio con il tributo alle esequie di milioni di giovani ha suggellato il pontificato di Giovanni Paolo II.

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