La venerabilità è una tappa importante nel cammino di canonizzazione di un uomo impegnato nella Resistenza cattolica, ma soprattutto capace di chinarsi sugli ultimi. Parla il postulatore monsignor Paolo Rizzi

di Luisa BOVE

teresio olivelli

Oggi papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che vedrà Teresio Olivelli, morto nel 1945 in un lager tedesco, annoverato tra i Venerabili. «Questo significa che Chiesa ha riconosciuto che Olivelli ha vissuto in modo eroico le virtù teologali della fede, speranza e carità, nonché quelle cardinali della prudenza, giustizia, temperanza e fortezza». A dirlo è monsignor Paolo Rizzi, postulatore della Causa di canonizzazione e autore del libro della Lev “L’amore che tutto vince”.

È un grande evento per diverse Diocesi.
Oggi è un giorno di grande gioia per la Diocesi di Vigevano, dove Teresio ha vissuto – Mortara è la sua città – e frequentato le scuole medie inferiori e il liceo. La Diocesi vigevanese ha iniziato da tempo la Causa di canonizzazione che raggiunge ora un traguardo importante nel cammino di riconoscimento della santità. Un giorno di grande esultanza anche per la Diocesi di Como, dove Teresio è nato; di Pavia, dove ha studiato giurisprudenza ed è diventato rettore del Collegio Ghisleri; di Brescia e Milano dove è stato impegnato nella Resistenza in modo peculiare, intesa cioè come una “rivolta morale”.

Che cosa ha fatto in particolare?
Era impegnato non tanto nella lotta armata, ma nell’educazione al popolo sui valori della giustizia, della libertà e della carità. Nell’ambito della Resistenza, in un contesto segnato dalla violenza e dall’odio, egli mai cedette al fondamentalismo bellicoso delle formazioni partigiane di sinistra; si inserì, infatti nella resistenza di matrice cattolica anche per non lasciare terreno alla vendetta. Teresio Olivelli si è impegnato per rispondere invece nel senso cristiano della ribellione, diffondendo perdono, amore, riconciliazione, misericordia.

Olivelli parlava infatti di “rivolta dello spirito”. Poi ha scritto la famosa preghiera del ribelle.
A questa preghiera, detta “del ribelle”, aveva dato un titolo preciso: “Signore facci liberi”. E l’ha scritta a Milano in via Vitruvio, dove era impegnato, insieme a Claudio Sartori e Carlo Bianchi, nella famosa “Carità dell’Arcivescovo” istituita dal cardinal Schuster e rivolta ai sofferenti, ai deboli, ai perseguitati. Oggi si avverano anche le parole che scrisse don Mazzolari nel 1950: “Spero che un giorno la Chiesa guardi a Teresio Olivelli come un testimone eroico e lo presenti ai giovani come esempio di virilità cristiana”. L’annuncio di oggi è un segno per chi ha a cuore il risveglio della Chiesa, di una nuova stagione del laicato.

Era un cattolico molto impegnato e ha pagato per questo.
Non dimentichiamo che Olivelli, prima di essere definito un alpino, partigiano (tra l’altro è stato solo 5 mesi nella Resistenza), è stato un grande esponente dell’Azione cattolica, della Fuci, della San Vincenzo. Quindi il suo impegno maggiore e la sua vocazione laicale si è espressa in un apostolato in seno all’Ac. Lui stesso non si è mai definito “partigiano”, ma “ribelle per amore” e il suo servizio era verso i deboli e i poveri: già da giovane aveva una preferenza per loro, tanto che è stato definito il “protettore dei più deboli”. La sua vita è stata un soccorrere gli altri nelle sofferenze, fin dai banchi di scuola, quando era studente all’università. Il suo apice nel chinarsi sui poveri è stato nei campi di concentramento, quando si privava del cibo per darlo agli altri, li difendeva e si metteva in mezzo quando picchiavano i suoi compagni. È stata questa la causa della sua morte, quando ha fatto da scudo col suo corpo a un giovane prigioniero ucraino. Era il 31 dicembre 1944, poi è morto il 17 gennaio 1945.

A Milano era anche stato arrestato…
È vero. In piazza San Babila il 27 aprile 1944 perché era esponente della Resistenza cattolica, ma soprattutto era il fondatore del “Ribelle”, che diffondeva un messaggio cristiano e i nazifascisti ne erano indispettiti, ed era impegnato nell’opera assistenziale al fianco di don Aurelio Giussani e don Andrea Ghetti. Infatti monsignor Bicchierai scriveva a Montini: “Ho il sospetto che stia per avvenire un colpo ai nostri danni”, cioè agli esponenti dell’Azione cattolica, e tra questi c’erano Olivelli, Bianchi, Janello e altri. Quindi è stato più un colpo inferto alla Chiesa cattolica. In un documento riservato dei Servizi segreti repubblichini si leggeva l’odio degli antifascisti verso la Chiesa cattolica e in quel contesto si citava anche il “famigerato Teresio Olivelli”. Era stato arrestato come esponente del mondo cattolico milanese che esprimeva un umanesimo cristiano totalmente opposto alla cultura dei nazisti. Il suo impegno nell’associazionismo cattolico ambrosiano, nel contesto della resistenza, ha costituito il motivo più autentico del suo arresto da parte dei nazifascisti.

Che cosa insegna oggi ai giovani una figura come Olivelli?
Teresio Olivelli è un autentico modello nella sequela di Gesù e del Vangelo, quindi testimone di una santità feriale vissuta nel quotidiano e possibile a tutti. Agli uomini di tutti i tempi la sua testimonianza indica l’unica via possibile perché l’uomo resti uomo: l’amore per il prossimo, che scaturisce dall’amore di Dio. Questa è la grande attualità del Venerabile Teresio Olivelli, un’attualità che non ha tempo, perché è necessaria in ogni tempo.

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