Questa mattina l'Arcivescovo ha celebrato una Messa per direttori e responsabili diocesani e regionali dell'Insegnamento della religione cattolica, impegnati nel convegno Cei in corso a Seveso

di Francesca LOZITO

 Messa Irc

Un invito caloroso, un monito a spendersi in prima persona nell’educazione alla fede delle giovani generazioni. Con queste parole l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha accolto gli insegnanti di religione cattolica durante la celebrazione eucaristica svoltasi nella mattinata di oggi in Duomo a Milano in occasione del convegno nazionale degli Insegnanti di religione cattolica in corso al Centro pastorale ambrosiano di Seveso.

L’educazione – ha ribadito l’Arcivescovo – è elemento costitutivo della crescita umana e deve essere testimoniata da chi insegna la religione cattolica, con la fede. Un processo, questo, costitutivo e di «osmosi», perché «vivere come persone strettamente in relazione vuol dire essere capaci di fare spazio all’altro». «Questo – ha aggiunto – deve avvenire nelle tre dimensioni dell’amore: Dio, gli altri, se stessi».
«Tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi fatelo a loro: è la regola del giudaismo», ha spiegato ancora Scola. Essa trova una nuova positiva formulazione nella gratuità che l’Arcivescovo definisce «insostituibile relazione umana», che «non va ridotta alla spinta di compassione, ma è una ricerca compiuta dell’altro in sé e per sé».

Un atto compiuto in se stesso e non strumentalizzato, posto «all’interno della missione che la Chiesa vi assegna», ha ribadito Scola rivolgendosi in modo diretto agli insegnanti. L’Arcivescovo ha invitato dunque a vivere l’insegnamento della religione in una logica di «carità, esperienza di amore credibile che è convincente per i nostri ragazzi».

Nel tempo di Quaresima – ha ricordato l’Arcivescovo – è bene praticare una «assidua, preghiera, il digiuno come opera di carità. Ma soprattutto nell’amore vissuto in Cristo, energia necessaria per l’insegnamento di ciò che il cristianesimo è, per l’incidenza culturale che dovete testimoniare per l’insegnamento della religione cattolica». E dunque: «Non fare come Esaù, disprezzare la primogenitura per un piatto di lenticchie», ma «essere liberi in Cristo per amare. Nella compagnia cristiana. Un amore che non teme giudizio, fatica e umiliazione, ma che sa trovare la strada dell’educando e stabilire con lui una relazione duratura e solida». In conclusione Scola ha ricordato l’importanza dell’insegnamento della religione cattolica «per la convinzione che Cristo è una risorsa per l’uomo post moderno».

Il convegno, sul tema “L’Irc nel futuro: sfide culturali e nuovi docenti”, si conclude mercoledì 2 aprile.

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