Redazione

Lo sport insegna molte cose, prime fra tutte il sacrificio e la capacità di stare in gruppo. È quello che pensa Alessia Filippi, giovane star del nuoto femminile italiano, vincitrice dell’oro nei 400 misti agli europei di Budapest. Grandi speranze su di lei per i prossimi mondiali di Melbourne, a metà marzo.

di Stefania Cecchetti

A soli 19 anni ha regalato all’Italia un risultato storico: la prima medaglia d’oro femminile ai Campionati europei di nuoto (Budapest, agosto 2006). Così si è consacrata stellina nell’affollato firmamento delle piscine. Fa effetto parlare con una campionessa-ragazza, ma è solo un’impressione: nonostante la giovane età, Alessia Filippi ha le idee molto chiare sul futuro. Che a metà marzo – bronchite permettendo – le riserva i Mondiali a Melbourne.

Sei stata la prima nuotatrice italiana a vincere una medaglia d’oro agli Europei. Cosa significa per una donna primeggiare nello sport?
È stata una soddisfazione grandissima. Forse le donne non sono state considerate granché nello sport, soprattutto nel nuoto. Ma da un paio d’anni a questa parte mi sembra che siamo riuscite a farci notare un po’ di più, e questo ci fa contente.

Quali caratteristiche del “femminile” sono utili in uno sport come il nuoto?
Non so se c’è una caratteristica “femminile” in particolare: c’è la convinzione, il divertimento, la serenità e la tranquillità. Sono queste le cose basilari.

Negli ultimi anni il nuoto italiano ha fatto registrare grandi successi. Perché? Siete una generazione di atleti particolarmente dotati? È frutto di una politica intelligente della Federazione?
Entrambe le cose. Per molti anni nel nuoto femminile c’è stata una specie di vuoto, poi il boom con Federica Pellegrini, che ha vinto l’argento olimpico nel 2004 ad Atene. Lei ha aperto la strada alle altre: agli Europei abbiamo vinto tre medaglie, un primato nella storia del nuoto femminile italiano. Di sicuro è cambiato anche il metodo di lavoro: sicuramente ci alleniamo di più, la palestra è cambiata e in generale ci sono molte più possibilità per nuotare. Ma nelle gare ci vuole anche fortuna: sono la prima a dirlo, anche se da sola non basta.

Hai iniziato a nuotare da piccolissima. Come ricordi il tuo approccio con l’acqua?
Terribile, piangevo sempre. Poi però, a quattro anni, ho fatto la mia prima gara e l’ho vinta, mi sono divertita e da lì è incominciato tutto.

Quali valori veicola lo sport? Ti senti di poter essere di esempio per le più giovani?
Sicuramente il nuoto, come altri sport, insegna tante cose. Per me le più importanti sono il sacrificio e la capacità di relazionarsi con gli altri, perché lo sport ti costringe a lavorare in gruppo.

Tu sei anche testimonial di una onlus per i bimbi leucemici…
Faccio parte della Amuv, nata per iniziativa della famiglia di un mio amico, il cui fratellino Valerio è morto di leucemia. Con la mia partecipazione vorrei far capire alle persone che nella vita non ci sono solo vittorie e sconfitte, ma anche altri valori.

Come vive una diciannovenne atleta ai tuoi livelli? Devi rinunciare a tutto o riesci a mantenere una vita “normale”?
Sicuramente devi rinunciare a tante cose. Ma non mi sento nemmeno di parlare di “rinuncia”: l’oro e il bronzo di Budapest non sono nemmeno paragonabili a un’uscita in discoteca! Comunque riesco a “vivere” da diciannovenne: mi piace uscire e se non ci riesco in settimana lo faccio nel week-end.

Prossima scadenza: i Mondiali di Melbourne. Senti il peso dell’aspettativa?
Beh, sono vicini, quindi il peso si sente. Ma la mia forza è quella di non pensarci troppo.

Èvero che nello sport è relativamente facile affermarsi, ma il difficile viene dopo?
Questo è vero in tutte le cose.

Avrai come rivale l’altra grande star del nuoto femminile, Federica Pellegrini?
Ci incroceremo solo nei 400 stile libero: io, però, non sto preparando quella gara, la farò solo per rompere il ghiaccio.

Com’è la rivalità tra “primedonne” del nuoto? Spesso siete associate o contrapposte…
Proprio perché non facciamo le stesse gare, è molto difficile essere rivali. Con Federica ci conosciamo da tantissimo tempo, abbiamo fatto le prime nazionali juniores insieme, ma ci vediamo poco, quattro o cinque volte l’anno. In nazionale stiamo bene insieme. In generale mi trovo bene con tutti.

Recentemente hai sfilato per Valentino… Alessia, cosa vuoi fare da grande?
Non è semplice fare qualcosa di diverso dal nuoto, visto che mi alleno quattro ore al giorno. Però, quando posso, mi piace. Per ora ho partecipato solo a una sfilata, non ho molta esperienza, ma è stato divertente. Da grande vorrei fare tante cose. Una di queste è entrare in politica, portare in quell’ambito la mia esperienza di atleta, come hanno fatto Yuri Chechi e Manuela Di Centa.

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