La nuova area all’aperto dell’Opera Diocesana Istituto San Vincenzo è stata inaugurata e benedetta dall’Arcivescovo

di Annamaria Braccini

Spazio Incontro

Un’area bella, insieme protetta, ma aperta a persone di età e provenienze diverse, a realtà che si prendono cura dei più fragili. A pochi metri di distanza dalla Stazione Centrale, in via Copernico, lo “Spazio Incontro” dell’Opera Diocesana Istituto San Vincenzo è questo: una piccola oasi di tranquillità e pace, immersa nel verde pur tra i grattacieli dello skyline cittadino, che si offre nella semplicità di un’accoglienza fatta giochi per bambini e panchine. Una realtà, forse, non troppo conosciuta l’Opera che, tuttavia, ogni giorno sostiene circa 300 persone, per la maggior parte bambini e adolescenti, affetti da disabilità psichiche. L’Ambulatorio di Neuropsichiatria Infantile ha, infatti, in carico minori di età compresa tra i 2 e i 18 anni: due i Centri Diurni Riabilitativi – “Il Girasole” per bimbi dai 6 ai 12 anni e “Il Veliero” per adolescenti dai 13 ai 18 – e un centro Diurno Disabili che accoglie giovani e adulti. E, allora, a inaugurare e benedire l’area, è l’Arcivescovo, presidente dell’Istituto fino al 2018 a cui è succeduto don Sergio Didoné. È lui che accoglie il vescovo Mario che, subito dopo, viene salutato da piccoli alunni della contigua Scuola Canadese a Milano.

Si canta e si prega insieme – con le cautele e il distanziamento dovuti – tra gli alberi e le siepi. Il direttore, Enrico Povolo, spiega con soddisfazione: «I bambini del “Girasole” guardavano i coetanei della Canadian School chiedendo di poter anche loro giocare. Questo diritto, per nulla scontato, oggi è stato garantito». Non a caso, sulla prima pagina del fascicoletto che viene distribuito per seguire la preghiera comune, sono riprodotte due fotografie dello spazio, delle quali, la prima, risale a decine di anni fa ed è tratta dall’archivio storico dell’Istituto che venne fondato nel 1901 da monsignor Luigi Casanova per aiutare «bimbi e ragazzi in difficoltà a diventare grandi». Poi, l’ampliamento alle sedi di Monza e Parabiago. Dopo qualche difficoltà, la svolta arrivò negli anni ’90 con il cardinale Carlo Maria Martini che volle fare riqualificare la struttura, mentre a Monza fu creata una RSA, gestita oggi dalla Cooperative “Meridiana 2” .

«Gesù accoglie i bambini e li benedice, vuole bene a quelli che devono farsi portare dagli altri per poterlo raggiungere. Il modo per entrare nel Regno di Dio è farsi aiutare dagli altri», scandisce, nel suo breve intervento, l’Arcivescovo.

«Nel Vangelo, Gesù dice, inoltre, che preferisce i gigli del campo, i fiori che si fanno belli per regalare un sorriso a chi passa. I gigli non producono frutto o altro se non un senso di bellezza, per fare piacere. Perciò, in questo giardino, c’è qualcosa delle preferenze di Dio».

Prosegue il vescovo Mario. «Gesù preferisce i semi, piccole cose che si mettono nella terra e sembrano cose da niente, però crescono, diventano alberi e offrono rifugio ai passeri del cielo. Questi semi sono un modo con cui si presenta il Regno di Dio. Noi tutti – gente in piena efficienza o con qualche problema – potremmo essere amici di Gesù se ci facciamo bambini, se ci lasciamo accompagnare dagli altri, se siamo come i gigli che hanno cura di sé, non per ambizione, ma per far sorridere chi passa; se siamo come un seme che, ovunque sia messo, cerca di produrre qualcosa che porti sollievo. Siamo qui a benedire questo spazio di gioco, di verde, di distensione, perché qui sono preferiti i bambini, le cose belle, i semi che muoiono per dare frutto per altri».

Infine, dopo alcuni momenti ancora di preghiera – si recita anche quella composta dall’Arcivescovo stesso per questo tempo di inizio anno pastorale, scolastico, sociale – don Didoné conclude: «Davvero oggi respiriamo distensione e fraternità, valori che vorrei fossero vissuti quotidianamente perché ne abbiamo tanto bisogno».

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