In un Duomo gremito di oltre 5000 fedeli, l’Arcivescovo ha presieduto la Celebrazione eucaristica per la tradizionale processione del Señor de los Milagros, con l’“Imagen” veneratissima in Perù e anche tra i sudamericani in Italia

di Annamaria Braccini

milagros

Come in una famiglia, in una ricorrenza tradizionale, si aprono le porte della casa in festa per accogliere vecchi e nuovi amici, così è anche per quella casa, un poco particolare, di tutti i fedeli ambrosiani che è il Duomo. La Cattedrale, infatti, nel giorno della Solennità millenaria della sua Dedicazione, si affolla di gente di tutte le età, proveniente per la grandissima maggioranza dal Perù, ma anche da altri Paesi del Centro e del Sudamerica. L’occasione, d’altra parte, è sentita, importante – è la Celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo -, ed è stata preparata con cura proprio per il suo significato che assume ancora maggior valore inserendosi nel percorso su cui la Diocesi sta riflettendo con il Sinodo minore “Chiesa dalle Genti”.

Presenti oltre 5000 persone – molti uomini portano la tipica veste viola con, al collo, il pesante cordone bianco, emblema di penitenza, mentre le donne, sempre in cappa viola, indossano preziosi veli bianchi di pizzo -, tra i gonfaloni e gli striscioni, le bandiere e le immagini mariane, sulle note dell’inno della confraternita eseguito dal coro, entra in Cattedrale, dal grande portone centrale, l’Imagen venerata del Señor de los Milagros, portata a braccia da 24 uomini partiti, con tutta la processione, dalla Basilica di Santo Stefano, parrocchia generale per i Migranti. Immagine del Cristo delle Lacrime, appunto, in tutto simile a quella dipinta originale seicentesca, scampata a terremoti e incendi, venerata come Patrono del Perù.

Di «gioia e riconoscenza per una devozione che si sta diffondendo da oltre due decenni nelle nostre terre (dal 1996 si ripete la processione) e soprattutto per il riconoscimento, nel 2008, della Hermandad tra le Confraternite a pieno titolo diocesane», parla don Alberto Vitali responsabile dell’Ufficio per la Pastorale dei Migranti e assistente spirituale della Hermandad stessa, presente ormai non solo a Milano, ma organizzata in “quadriglie” anche in altri centri della Diocesi. In prima fila siedono la viceconsole del Perù, il majordomo della Hermandad, Augusto Cisneros, e altre personalità della Comunità e della Confraternita. Non manca tra i concelebranti don Giancarlo Quadri, per molti anni predecessore di don Vitali e grande animatore delle Comunità cattoliche straniere.

Il benvenuto iniziale è porto dall’Arcivescovo in spagnolo: «Sia un giorno di festa, siate benvenuti, siate felici. La liturgia della Messa è in italiano, ma il cuore parla un solo idioma per rendere grazie al Signore»

A tutti si rivolge monsignor Delpini: «Noi siamo collaboratori di Dio, convocati per questa impresa, costruire la Santa Chiesa, perché la Chiesa non è una struttura già definita, una specie di castello per gente spaventata che cerca rifugio dentro una fortezza. È piuttosto un popolo in cammino – anche nel deserto – che chiama tutti gli altri popoli che incontra. La Chiesa attraversa la storia per costruire, e il popolo chiamato a ciò, capisce che può avere stima di sé. Nessuno di noi è inutile, tutti possono costruire, avendo lo Spirito di Dio, perché la Chiesa non si costruisce con le risorse umane, ma appunto con lo Spirito. Dio si fida di noi».

Persone, dunque, che sono pietre vive umili, docili al volere dello Spirito e attente a ciò che edificano. In riferimento all’Epistola con la I Lettura paolina ai Corinzi, Delpini osserva: «Ciascuno stia attento a come costruisce, perché l’opera non sia inutile non è buona la paglia, né l’erba secca».

Insomma, quel materiale precario con cui si costruisce, al massimo, qualche manifestazione esteriore. Così, non va bene nemmeno il fuoco «Dobbiamo vigilare perché le nostre feste non siano un fuoco di paglia. E neppure sono buoni l’oro, l’argento e le pietre preziose perché l’esibizione di lusso e di ricchezza non è adatta a costruire il tempio di Dio».

Quali sono, dunque, i materiali – fuor di metafora le iniziative – per costruire il Regno di Dio?. «L’ascolto della voce di Gesù, meditando la Parola, può guidarci oggi e sempre. La parola di Dio può aiutare a costruire qualcosa che dura nel tempo».

«Coloro che ascoltano la parola di Dio diventano un popolo, una fraternità chiamata a essere un cuore e un’anima sola. Ecco come si costruisce la Chiesa: nella carità e nel volerci bene, nei rapporti che ci rendono fratelli e sorelle, cercando di respingere le situazioni che possono creare dei conflitti, perché anche dentro la Chiesa, se si fa entrare lo spirito del male, ci possono essere divisioni. Una casa divisa in se stessa crolla, invece, la fraternità rende solida la Chiesa. Noi siamo forti perché diventiamo un cuore e un’anima sola in comunione con la Trinità. Questa devozione, così cara al popolo peruviano e che ha sfidato i secoli, ci dice che chi è docile allo Spirito e chi obbedisce al suo comandamento di amarci gli uni gli altri, sperimenta il miracolo di Dio. Miracolo che è più forte dei terremoti, delle tribolazioni, delle insidie del mondo. Così, in obbedienza uniti al Signore, vogliamo costruire il tempo di Dio curando la carità fraterna, entrando nella comunione. Chiediamo al Señor de los Milagros di essere presenza amica e a Paolo VI – che ha visitato come primo Pontefice, l’America Latina -, che continui a visitarci e a incoraggiarci. Sia un giorno di gioia e di manifestazione della nostra forza che è il Signore che ci ama».

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