Ottomila fedeli hanno riempito il Duomo per la celebrazione della memoria di San Josemaria Escrivá de Balaguer. L'Arcivescovo ha ricordato che è la vita di ogni giorno l'ambito dell'incontro con Cristo

di Francesca LOZITO

Escrivà de Balaguer
San Josemaria Escrivà de Balaguer

La missione si vive ogni giorno. La testimonianza si offre nel quotidiano. Perche’ Gesu’ Cristo e’ ogni giorno con noi. Questi due aspetti della vita del cristiano sono stati sottolineati in modo forte e appassionato dall’arcivescovo di Milano Angelo Scola, questa sera, durante la celebrazione eucaristica in memoria di San Josemaria Escriva´de Balaguer. Il fondatore dell’Opus dei ha secondo Scola mostrato «che non ci sono spazi riservati o esclusivi per l’annuncio del Vangelo». E proprio il Vangelo, proclamato durante la celebrazione mostra che la predicazione può avvenire anche in un luogo di lavoro comune, il lago di Gennèsaret, presso la barca dei pescatori «che hanno lavorato tutta la notte (…). In quel luogo di lavoro e a partire da quel luogo Gesù comincia ad insegnare alla folla -sottolinea l’arcivescovo di Milano – E lo fa «dalla barca», non dal pulpito o dalla cattedra».
L’arcivescovo cita allora l’indimenticabile omelia di San Josemaria “Amare il mondo appassionatamente”: «Pensate un momento alla cornice della nostra Eucaristia – affermava il santo spagnolo – della nostra Azione di Grazie: ci troviamo in un tempio singolare; si potrebbe dire che la navata è il campus universitario, la pala d’altare è la biblioteca dell’Università; attorno ci sono le gru per la costruzione dei nuovi edifici; e, sopra di noi, il cielo di Navarra… Non è forse vero che questo sguardo a ciò che abbiamo intorno ci conferma che è la vita ordinaria il vero “luogo” della vostra esistenza cristiana? Figli miei, lì dove sono gli uomini vostri fratelli, lì dove sono le vostre aspirazioni, il vostro lavoro, lì dove riversa il vostro amore, quello è il posto del vostro quotidiano incontro con Cristo».
La vita di ogni giorno dunque non è solo il luogo della missione, ma l’ambito «del quotidiano incontro con Cristo». «Non c’è infatti missione, non c’è apostolato che non scaturisca dall’incontro con Cristo lì dove viviamo e siamo stati inviati» afferma ancora il cardinale Scola.
E precisa: «Il quotidiano non di rado è attraversato dalla fatica e dalle prove, spesso il cuore è appesantito e sfiduciato (…). Quante volte questo “non abbiamo preso nulla” sembra l’ultima parola sulla nostra vita! Ma è proprio qui che il Signore ci viene incontro. Pietro non si ferma né alla fatica né al fallimento dei suoi tentativi».
L’apostolo, infatti, si affida con fiducia e dice «sulla tua parola getterò le reti». L’arcivescovo di Milano sottolinea ancora come sia «quel “tua” a decidere tutto. Ciò che rende possibile a Pietro di stare fino nel fondo nel suo quotidiano, senza ritirarsi malgrado l’insuccesso, è il rapporto con Gesù: «sulla tua parola».
Il quotidiano, infatti, è anzitutto il luogo dell’incontro con Gesù, è il luogo in cui Cristo manifesta la Sua gloria: «Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano» . In modo inaspettato e sovrabbondante: due tratti caratteristici della grazia di Cristo. Egli sempre ci sorprende, realizzando nella nostra vita quello che noi non osiamo nemmeno immaginare né desiderare. Così la vita ordinaria è il luogo della missione perché è il luogo dell’incontro con Gesù: Egli ci aspetta lì dove ci invia».
Scola ha spronato dunque anche i membri dell’Opus dei a prendere parte il prossimo anno all’iniziativa pastorale «Il campo e’il mondo», invito accolto durante l’apertura della celebrazione da don Matteo Fabbri, vicario regionale della Prelatura dell’Opus dei per l’Italia, presente assieme agli ottomila fedeli in Duomo. «La nostra Chiesa ambrosiana -ha detto dunque Scola – di fronte alla forte evoluzione in atto nella nostra società lombarda, sullo sfondo dei mutamenti che stanno interessando il nostro paese e l’intera Europa, è chiamata ad una più decisa comunicazione di Gesù Cristo come Evangelo dell’umano. Parrocchie, unità e comunità pastorali, comunità religiose, associazioni e movimenti, decanati, zone pastorali sono chiamati a riscoprire tutto il peso dell’affermazione di Gesù nella parabola della zizzania: «Il campo è il mondo». Il mondo va concepito dinamicamente come luogo della vita delle persone e dell’esprimersi delle loro relazioni. In questo senso, esso è costituito da tutti gli ambienti dell’esistenza quotidiana degli uomini e delle donne: famiglie, quartieri, scuole, università, lavoro in tutte le sue forme, modalità di riposo e di festa, luoghi di sofferenza, di fragilità, di emarginazione, ambiti di edificazione culturale, economica e politica… in sintesi, il mondo è la società civile in tutte le sue manifestazioni».
Raccogliendo l’invito di Papa Francesco a non rinchiudersi in se’stessi, un rischio che per la Chiesa e’sinonimo di malattia. Per muoversi e andare verso le periferie esistenziali «qualsiasi esse siano».
Durante la celebrazione e’stato poi annunciato che a partire dal primo settembre la parrocchia di San Gioacchino sarà affidata alla cura pastorale di un sacerdote appartenente alla Prelatura dell’Opus dei.

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