Pubblichiamo l'omelia pronunciata oggi dall'Arcivescovo nel contesto della visita pastorale al Decanato di Treviglio, occasione per «dire a ogni comunità l’appartenenza alla grande Chiesa di Dio»: «La speranza raduna tutti gli uomini in una fraternità accogliente», ma il messaggio richiede che la comunità cristiana assuma «la responsabilità della missione»

di monsignor Mario DELPINI
Arcivescovo di Milano

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1.La visita pastorale

Il vescovo visita le Comunità Pastorali, celebra nelle parrocchie, incontra i Consigli pastorali, saluta le persone e i gruppi che riesce a incontrare: è un modo con cui esprime quella sollecitudine per le comunità e le persone e per il loro cammino di fede. Quella sollecitudine che abitualmente è espressa da coloro che il vescovo invita: preti, diaconi, ausiliarie, operatori pastorali.

Il vescovo visita le singole comunità per dire che non esistono solo le singole comunità: tutte le comunità fanno parte della Chiesa, sono chiamate a sentirsi in comunione entro le parrocchie, nella Comunità pastorale, nel decanato nella Diocesi. Nessuna comunità è autosufficiente, nessuna comunità trae vantaggio dal chiudersi in sé, dal porsi come un soggetto che pretende di essere servita. Ogni comunità vive di uno scambio di doni e la Chiesa è un popolo che cammina insieme verso la terra promessa. Il vescovo viene a dire a ogni comunità l’appartenenza alla grande Chiesa di Dio.

Il vescovo visita le comunità per vivere la sua missione, per dire una parola che vorrebbe essere eco di Vangelo.

Quale parola abbiamo da dire oggi a questa comunità, a questa terra?

2.Abbiamo una parola da dire agli amici della notte: il giorno è vicino

2.1.Gli amici della notte.

C’è infatti un popolo di amici della notte.

Gli amici della notte sono quelli che preferiscono dormire che stare svegli, quelli che preferiscono scansare le responsabilità e dormire tranquilli, piuttosto che avere pensieri che rendono inquieto il sonno, quelli che come ai tempi di Noè mangiavano e bevevano e non si accorsero di nulla, quelli cioè che vivono alla giornata e si lasciano travolgere tutti dall’irrompere della morte.

Gli amici della notte sono quelli che cambiano il giorno con la notte, preferiscono la luce artificiale a quella del sole, preferiscono la gioia artificiale a quella vera del bene, preferiscono gli amori artificiali a quelli veri della dedizione quotidiana, preferiscono rifugiarsi nella solitudine notturna dove nessuno può sindacare su quello che fai, dove si può pensare che non c’è confine tra bene e male, piuttosto che di dover rendere conto.

2.2.Il messaggio per gli amici della notte.

Il messaggio che i cristiani sono incaricati di offrire agli amici della notte è quello di san Paolo: consapevoli del momento: è ormai tempo di svegliarvi dal sonno… la notte è avanzata, il giorno è vicino… gettiamo via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Comportiamoci onestamente come in pieno giorno (cfr. Rm 13,11ss).

Il messaggio annuncia che c’è una speranza: che la venuta del Signore non è una minaccia da temere, ma una speranza da coltivare, una salvezza da desiderare. Non siamo gente condannata a morte, che va verso il diluvio con la rassegnazione dei gaudenti, ma che va verso la festa di Dio con l’ardente desiderio dei giusti, dei figli di Dio che sospirano la giustizia, che costruiscono la pace.

Il messaggio annuncia che la speranza raduna tutti gli uomini in una fraternità accogliente: verranno molti popoli e diranno: “venite, saliamo sul monte del Signore… non impareranno più l’arte della guerra (Is 2,3.4).

Il messaggio invita alla pratica della vita buona, giusta, che si riveste dello stile di Gesù: rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo (Rm 12,14a)

2.3.Come porteremo questo messaggio se non diventando luce?

La comunità cristiana ha la responsabilità della missione. Non si tratta di accontentarsi che in chiesa siano proclamate le letture, che si adottino i colori liturgici per condividere la consapevolezza di entrare in Avvento.

I discepoli del Signore sono chiamati a essere un segno in questa terra, perché diventano un cuore solo e un’anima sola. Come potranno dire: “venite tutti! Andiamo insieme!” se restano fermi a casa loro, se si dividono in campanilismi rivendicativi, invece di unirsi nel cammino verso il Regno che viene?

I discepoli del Signore sono chiamati a essere un segno per questa gente, perché praticano lo stile di Gesù, sono rivestiti del Signore Gesù Cristo, vivono la mitezza e la fortezza della coerenza, della testimonianza.

I discepoli del Signore sono chiamati a essere un segno, una presenza benedetta nelle vie del paese, nelle case, nelle scuole, in ogni ambiente perché coltivano la speranza, invocano il Signore, desiderano l’incontro. Cioè pregano, sono lieti, seminano parole di Vangelo.

 

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