Nella sua prima visita alla Fondazione Opera San Francesco, il cardinale Angelo Scola ha celebrato la Messa per il santo d’Assisi, incontrando fedeli e volontari al servizio della città

di Loris CANTARELLI

Opera San Francesco

«Abbiamo tutti sete di un Amore che libera e non lega», ha dichiarato il cardinale Angelo Scola nell’omelia della santa Messa in onore di san Francesco nella chiesa dei Cappuccini di viale Piave, accolto dal vicario provinciale lombardo fra Sergio Pesenti e circondato da fedeli, benefattori e volontari della Fondazione Opera San Francesco (Osf), rinnovando la tradizione aperta dall’inaugurazione di Giovan Battista Montini nel 1959.

Nella concelebrazione insieme a due vescovi Cappuccini, mons. Franco Cuter di Grajaú (Brasile) e Woldetensaé Ghebreghiorghis di Harar (Etiopia), una quarantina di frati della comunità francescana (compresi alcuni eritrei) si è stretta attorno al Cardinale, offrendo alla presentazione dei doni i segni del tao (simbolo degli oltre 600 volontari), una ciotola di riso (a evocare la fame del mondo, non soltanto materiale) e un sacchetto di noci (richiamo al dare e ricevere nel continuo miracolo dell’Amore).

«Veramente Francesco ha seguito Gesù nel richiamo del Vangelo di oggi: ‘Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita, perché il mio giogo è dolce e il mio peso leggero’», ha detto l’Arcivescovo, ricordando del patrono d’Italia «la capacità di distacco da ogni bene terreno» e quanto «è viva immagine di Cristo», anzitutto per «la precedenza data sopra ogni cosa» al Figlio di Dio.

In questo risiede, ha dichiarato Scola, «il segreto della fecondità straordinaria della sua vita e del suo carisma cattolico che da secoli non cessa di generare figli e figlie non solo nella consacrazione ma anche nella sequela del Crocifisso», che rende «necessario e inuludibile il paradosso ‘Siate egoisti, fate del bene’, nel senso che compie davvero se stesso chi sa donare la sua vita». Ancor più nel mondo di oggi, «è la relazione con Cristo che ristora». E «per giungere all’amore nel senso pieno occorre guardare il Crocifisso, come Francesco a La Verna chiese di essere ‘fedelissima immagine di Cristo crocifisso’, nelle parole del prefazio di oggi» e, nel solco di papa Benedetto XVI, il Cardinale arriva a dire che «Fede e Carità si esigono a vicenda», e «la Carità in qualche modo legittima la Verità e la rende credibile».

Con uno sguardo alla metropoli ambrosiana, ormai crocevia del mondo intero, l’Arcivescovo ha poi esaltato «l’amicizia civica» tra il laico Emilio Grignani e il Servo di Dio fra Cecilio Cortinovis, dalla cui collaborazione è nata più di mezzo secolo fa la mensa dei poveri (che oggi distribuisce oltre 2300 pasti al giorno, con rumeni e italiani in cima alle statistiche), vero «esempio per la nostra città dal futuro aperto» e simbolo delle tante iniziative caritatevoli cittadine: «un dovere, che non può mai essere un’ingerenza».

Conclusa la celebrazione (che ha aperto un mese di incontri, festa e solidarietà sotto lo slogan “Insieme a San Francesco oggi”) con la preghiera di ringraziamento francescana, l’Arcivescovo ha poi visitato la mensa dei poveri, definita «grande segno di speranza», salutando ospiti e operatori e, sollecitato da alcuni giornalisti, notando quanto per l’azione politica possa aiutare, oltre alla giusta protesta per gli sprechi, «una rinascita dal basso» che possa migliorare la società.

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