L’Arcivescovo ha celebrato la messa nella parrocchia dei Santi Nazaro e Celso in occasione del 30° della scuola cattolica paritaria "Don Bosco". Il cardinale Scola ha incontrato trecento alunni con genitori e docenti. Un pensiero anche alla vita di Chiesa per comunità pastorale e decanato

di Alberto MANZONI

Scola Paderno Dugnano

L’importanza di perseverare nel nostro cammino quotidiano – «perché siamo amati, ma siamo anche destinati alla vita eterna» –, e la capacità di riconoscere la bellezza di essere cristiani – «perché vediamo il Signore vivo e presente in mezzo a noi» –: sono propositi di vita possibili sia ai piccoli che ai grandi. Ed infatti sono alcuni di quelli che l’arcivescovo di Milano, cardinal Angelo Scola, ha lasciato all’assemblea dei fedeli, composta da persone di tutte le età (ma con una maggioranza di giovanissimi), radunatisi nel tardo pomeriggio di sabato nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso a Paderno Dugnano, per una solenne concelebrazione eucaristica che egli ha presieduto.
L’occasione dell’invito «molto gradito all’arcivescovo» è stata la conclusione delle celebrazioni per il 30.o anniversario di fondazione ed attività della scuola cattolica “Don Bosco”, fatto che ha reso questo momento «ancora più intenso e pieno di significato», considerato che «il gesto umanamente più significativo nella vita di un uomo è la partecipazione alla santa Messa, che è il gesto scelto da Gesù» per far presente nella storia la salvezza portata dalla sua incarnazione, passione, morte e risurrezione.
La Messa vigiliare è stata concelebrata da diversi sacerdoti, fra cui monsignor Piero Cresseri, vicario episcopale della Zona VII, don Michele di Tolve, responsabile dei Servizi diocesani per la Pastorale scolastica e l’Insegnamento della religione cattolica, e monsignor Giacomo Tagliabue, responsabile della comunità pastorale ospite, ossia Santa Maria Assunta e Santi Nazaro e Celso nelle parrocchie di Incirano e Dugnano.
L’arcivescovo è stato accolto nella chiesa di Dugnano da circa trecento alunne e alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, accompagnati dalla preside Gianna Salati, da tanti genitori, dai docenti e dai membri del consiglio di amministrazione con il presidente Giulio Asti. Erano presenti anche alcune autorità civili locali.
L’arcivescovo ha richiamato la centralità dell’Eucaristia, sia durante l’omelia sia durante il dialogo con i ragazzi, che ha fatto seguito al rito: «Non c’è dono più grande che noi possiamo farci – ha ricordato – di quello di partecipare regolarmente, ogni domenica, al sacrificio eucaristico, perché lì riscopriamo il valore della nostra persona e il senso della nostra esistenza». Egli ha pure notato come la comunità pastorale, che si presenta «ricca di altri luoghi educativi assai preziosi e di una molteplicità di iniziative che ne dimostrano la vitalità», debba sempre sentirsi partecipe di una vita di Chiesa più ampia, a partire dal livello decanale (a tale riguardo, Scola ha incontrato successivamente i sacerdoti dei tre comuni del decanato, ossia Paderno Dugnano, Limbiate e Varedo).
Il senso delle letture delle domeniche dopo l’Epifania è quello di preparare alla Quaresima e quindi alla Pasqua, «manifestando ciò che il Battesimo di Gesù ha rivelato, cioè la signoria di Gesù risorto» sulla storia della famiglia umana. Commentando i brani proposti dalla liturgia, allora, il cardinale ha evidenziato tre punti. Il primo è legato alla considerazione conclusive di Giovanni nel racconto del miracolo delle Nozze di Cana di Galilea: «Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui». La lettura dal Libro dei Numeri, poi, – quella del celebre episodio alle acque di Meriba, dove anche Mosé fu tentato nella fede – ci fa chiedere: «Che ne è della nostra, della mia, della tua fede?». Ma il vangelo ci dice che «ben differente è l’atteggiamento di Maria, che si fida talmente di Gesù che prende lei l’iniziativa di rallegrare la festa di nozze».
Quindi noi siamo posti di fronte a questa domanda: io credo veramente? Ma se noi – terzo punto, legato al brano della Lettera ai Romani – ci accorgiamo che, come Mosé, possiamo tentennare, san Paolo «ci dice una cosa straordinaria: siamo poveri uomini fragili; ma “lo Spirito stesso intercede”, è Lui stesso che scruta il nostro cuore, ci accompagna giorno per giorno, è vicino a noi, intercede per tutti i battezzati secondo i disegni di Dio».
L’arcivescovo ha lasciato un’ultima domanda, da cui scaturisce immediata una profonda riflessione: «Siamo consapevoli che dal concepimento fino al termine naturale della nostra esistenza terrena e dopo la morte c’è un disegno di Dio su ciascuno di noi?». Questa è la riflessione decisiva, dal momento che noi sappiamo che «non c’è nulla di ciò che ci succede che non sia l’espressione del disegno di Dio su di noi».
L’arcivescovo, che ha messo in rilievo fra l’altro anche il ruolo centrale della donna nella Chiesa, ha risposto alle domande di alcuni alunni delle medie, riguardanti la fede, le difficoltà della vita, la vocazione, prendendo spunto dalla propria esperienza personale. Ed una bella foto di gruppo è stato il simpatico e cordiale saluto fra l’arcivescovo ed i giovanissimi fedeli.

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