Il cardinale Scola ha fatto visita ai malati e ai medici del Policlinico. Ha poi celebrato la messa nella chiesa dei Santi Innocenti. Nell’omelia ha ricordato importanza e confini della ricerca scientifica

di Simona BRAMBILLA

Scola_Policlinico 2011

L’OMELIA DELL’ARCIVESCOVO (video)

La chiesa dei Santi Innocenti, situata all’interno della Clinica Mangiagalli di Milano, è piccola e raccolta. Tuttavia questa mattina ha accolto moltissimi fedeli che hanno voluto partecipare alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Scola, in occasione della festa dei Santi Innocenti Martiri.

Tra loro, i medici e gli operatori sanitari, i membri del Consiglio pastorale dell’ospedale, il presidente della Fondazione Regina Elena, Mangiagalli e Policlinico, i direttori amministrativo, generale e sanitario, Giorgio Lambertenghi Delilliers, presidente dell’Associazione Medici Cattolici di Milano e membro del Comitato di bioetica del Policlinico, i preti e le religiose, i degenti e le loro famiglie. Tutti hanno accolto l’Arcivescovo con grande affetto, testimoniato dalle parole del rettore vicario don Pierluigi Allevi all’inizio della messa: «Grazie Arcivescovo per questa sua visita e per avere accettato il nostro invito. Il nostro auspicio è che a questo incontro ne possano seguire altri».

Alcuni malati che non hanno potuto seguire la celebrazione eucaristica hanno ricevuto la visita personale del Cardinale. Prima della messa, infatti, l’Arcivescovo si è recato nei reparti di degenza – Medicina interna, Dermatologia e Geriatria – dove ha portato il suo saluto ai ricoverati, in particolare gli anziani. Ha poi fatto visita anche ai Laboratori dermatologici e oncologici, situati nel padiglione di via Pace. Al suo ingresso in clinica Scola è stato ricevuto dai primari di Ginecologia e Neonatologia e dalla dottoressa Alessandra Kustermann, primario del pronto soccorso alla Mangiagalli e responsabile del centro soccorso violenza sessuale.

Durante la messa, nella sua omelia il Cardinale ha rivolto un saluto speciale ai malati, alla mamme che hanno appena partorito o che sono in procinto, ai bambini appena nati e agli anziani. Si è rivolto inoltre a quanti lavorano in ospedale, complimentandosi per il loro impegno e la loro dedizione quotidiani. «Voglio ringraziare chi ha la responsabilità medica e infermieristica, gli operatori e quanti hanno il compito di guidare una realtà così imponente dal punto di vista qualitativo e quantitativo e così radicata nel cuore della nostra città», ha spiegato.

L’Arcivescovo ha poi sottolineato l’ammirazione che la Chiesa nutre nei confronti di quanti fanno ricerca caratterizzando il loro lavoro con una profonda moralità. «Si dice spesso, erroneamente, che la Chiesa limita la ricerca – ha detto -. Non c’è niente di più falso. Ma la raccomandazione che la Chiesa fa al ricercatore, è di non nascondersi dietro una presunta oggettività della ricerca per non impegnarsi in prima persona a essere uomo fino in fondo, cioè capace di rispettare una visione dell’uomo e un comportamento etico di conseguenza adeguato. A te, medico, la Chiesa raccomanda di essere uomo compiuto e di sapere fin dove puoi arrivare rispettando integralmente l’umano e dove invece non ti puoi avventurare. Ogni sforzo deve essere fatto perché la sofferenza sia tolta il più possibile, perché il male sia limitato, perché il dolore sia il più possibile superato e contenuto».

All’offertorio, tra i molti doni ricevuti dall’Arcivescovo, il più significativo è stata una fotografia che ritrae il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster mentre benedice il gonfalone dell’ospedale durante la Festa del Perdono nel marzo 1935.

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