Composti da sacerdoti, consacrati e laici, sono luoghi di confronto che riflettono le nuove forme di pastorale d’insieme. Un’opportunità e una sfida per progettare una Chiesa di comunione

di monsignor Marino MOSCONI
Cancelliere Arcivescovile

Monsignor Marino Mosconi

L’inizio della Quaresima, il prossimo 26 febbraio, rappresenta il termine ultimo per la costituzione dei Consigli pastorali decanali (CPDec) per il quadriennio 2012-2016.

La scelta di questa data (per la prima riunione dei nuovi CPDec l’indicazione è quella delle prime settimane di Quaresima), proposta nel sussidio La Comunità e i suoi Consigli, è stata condivisa con la Segreteria dei Decani e ha come finalità quella di consentire una preparazione più attenta dei nuovi Consigli, che non si limiti alla cooptazione affrettata delle prime persone disponibili, ma arrivi a individuare dei consiglieri realmente idonei alla ideazione e allo sviluppo di un percorso di lavoro condiviso.

I nuovi CPDec dovranno del resto essere capaci di affrontare con efficacia le nuove responsabilità che vengono loro affidate dal Direttorio (per esempio dando un parere su alcune pratiche amministrative, cf. Direttorio, 2.2) ed essere in grado di elaborare le principali scelte relative alla vita del Decanato, affidandole poi all’Assemblea dei presbiteri per le ulteriori decisioni attuative (cf Direttorio, 5.2).

Il maggiore tempo a disposizione, rispetto alle indicazioni offerte in occasione dei precedenti rinnovi (in cui il rinnovo del CPDec era previsto immediatamente dopo quello dei Consigli pastorali parrocchiali), vuole essere anche un’opportunità perché i Decanati che fino a oggi non sono riusciti a costituire il CPDec valutino con attenzione la possibilità di realizzare per la prima volta questo organismo, fruendo anche delle possibilità offerte dal nuovo Direttorio, che presenta alcune forme ulteriori di flessibilità.

Da segnalare, a tale proposito, le indicazioni relative alla composizione del CPDec, che deve essere oggetto di precise scelte da assumere a livello territoriale, proprio in questo tempo dopo l’Epifania. Il Direttorio offre a questo proposito (al punto 3.1) delle indicazioni che vogliono favorire una composizione snella, riducendo la componente della rappresentanza parrocchiale laicale a un consigliere, che diventano uno o due consiglieri (due o tre per i Decanati con più di dieci parrocchie) per i gruppi di parrocchie aggregate in Comunità pastorali, mentre è lasciata del tutto facoltativa la possibilità di avere consiglieri scelti dal Decano (in ragione di particolari esigenze di rappresentanza relative a significative realtà decanali). Le indicazioni chiedono al contrario di valorizzare nel migliore dei modi la rappresentanza delle Commissioni decanali (e di altre realtà ecclesiali decanali) e quindi di laici e chierici (presbiteri e diaconi) che svolgono incarichi a livello decanale.

Per quanto riguarda i ministri sacri (parroci, vicari, diaconi) si conferma il suggerimento (non vincolante) di prevedere la presenza di tutti i parroci nei Decanati fino a 20 parrocchie, avendo però cura che la rappresentanza di consacrati e ministri sacri non superi il 40% dell’intero CPDec.

Il rinnovo dei CPDec è occasione propizia per un ripensamento del volto stesso del Decanato e le possibilità offerte dal Direttorio sono le più ampie, proprio perché ogni Decanato possa configurare il CPDec non solo in ragione delle sue dimensioni (numero di parrocchie, di presbiteri, di abitanti, di presenze di soggetti ecclesiali), ma anche avendo come riferimento il progetto pastorale, così come espresso nella Carta di comunione per la Missione o comunque così come di fatto conosciuto e condiviso dai ministri sacri e dagli operatori pastorali.

Il CPDec si presta sotto questo punto di vista sia a essere un luogo di confronto ampio e significativo in cui coinvolgere anche le tante realtà che nell’ambito parrocchiale non trovano adeguata espressione, sia ad essere un’agile strumento di comunione che tiene conto delle forme di pastorale d’insieme già presenti sul territorio (Comunità pastorali, Unità pastorali, Coordinamenti pastorali cittadini), consentendo anche un efficace rapporto con la Diocesi (in primo luogo con il Consiglio pastorale diocesano, che ha nel CPDec il suo interlocutore privilegiato).

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