La sintesi del 47° appuntamento dei cattolici italiani: «È destinata a tornare al centro dell’attenzione delle politiche sociali e del processo di sviluppo del Paese»

di Maria Michela NICOLAIS
Inviata Sir a Torino

Stefano Zamagni

«Coraggio, avanti su questa strada con le famiglie!». È il saluto, pieno di slancio e di affetto, che Papa Francesco, dopo l’Angelus del 15 settembre, ha voluto fare ai milletrecento partecipanti alla 47ª Settimana sociale di Torino, iniziata con un suo messaggio e proseguita con la prolusione del cardinale Bagnasco. A conclusione dell’appuntamento domenicale con i fedeli in piazza San Pietro, il Papa si è unito idealmente alla platea torinese citando il tema della Settimana e rallegrandosi «per il grande impegno che c’è nella Chiesa in Italia con le famiglie e per le famiglie e che è un forte stimolo anche per le istituzioni e per tutto il Paese».

Famiglie e Paese: un binomio che dal Teatro Regio, subito prima di ascoltare le parole di Francesco, si è sentito vibrare con forza: «La famiglia non è un affare privato». È «la prima conclusione, il punto di non ritorno del nostro cammino», ha detto tracciando le fila dei lavori Luca Diotallevi, vicepresidente del Comitato scientifico e organizzatore. Ma, soprattutto, «ci costringe ad inserire nel dibattito pubblico italiano un elemento scandalosamente scorretto». L’appuntamento, ha annunciato monsignor Arrigo Miglio, vescovo di Cagliari e presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali, è al 2017, per continuare un cammino iniziato più di un secolo fa e che ha visto nella figura di Toniolo e nella città di Torino un significativo avamposto. Protagonisti, oggi come allora, i laici, chiamati a «combattere», soprattutto in ambito politico, la «buona battaglia» con «l’agonismo della libertà». Ripercorriamo i momenti salienti della Settimana.

Il Papa e il cardinale

Al Teatro Regio giovedì 13 i lavori cominciano con il messaggio inviato da Papa Francesco e la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco, entrambi salutati da un caloroso applauso della platea. «Un popolo che non si prende cura degli anziani e dei bambini non ha futuro», dice il Papa, che traccia subito un ritratto di famiglia partendo dalla Genesi: uomo e donna sono una «unità nella differenza», che vive della fecondità. Gli fa eco il cardinale Bagnasco, con una prolusione tutta incentrata sulla «roccia della differenza», oggi minacciata dalla teoria del gender che rischia di «polverizzare» la famiglia naturale fondata sul matrimonio fino a metterne in questione la stessa sopravvivenza. Altro pericolo avvertito dal cardinale Bagnasco, anche questo in evidente consonanza con quanto contenuto nel messaggio del Papa, la «segregazione generazionale»: l’esperienza della famiglia è messa alla prova dall’«oscuramento della differenza tra generazioni», e «il livellamento delle generazioni è un problema», mentre «riannodare i fili del legame generazionale è oggi più che mai necessario».

Le relazioni e i gruppi di studio

La seconda giornata della Settimana è segnata dall’esordio delle otto assemblee tematiche, precedute nella mattinata da una assemblea plenaria con tre relazioni introduttive.

A delineare la fisionomia della famiglia a partire dalla Costituzione è Lorenza Violini, ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Milano: «Ogni riflessione sul diritto deve ripartire dalla grande questione di chi è l’uomo», dice denunciando gli «attacchi» alla famiglia che provengono dal fronte laicista.

Una società che invecchia sempre di più, producendo sempre più squilibri, e giovani sempre più “persi”, o meglio in fuga. È la fotografia del nostro Paese scattata da Giancarlo Blangiardo, ordinario di scienze statistiche all’Università di Milano Bicocca. L’Italia, nei prossimi anni, dovrà fare i conti con «un potenziale produttivo sempre più debole», ammonisce il relatore, secondo il quale nei prossimi vent’anni il nostro welfare avrà a che fare con «le trasformazioni delle strutture familiari correlate all’invecchiamento della popolazione». Altro fenomeno tipico del nostro Paese, la «fuga dei cervelli»: «Mentre migliaia di persone si spostano verso il suo territorio, un importante flusso di italiani, per lo più giovani, percorre il cammino inverso».

«La famiglia è destinata a tornare al centro dell’attenzione sia delle politiche sociali, sia del processo di sviluppo del Paese». A fare questa previsione «politicamente scorretta», data per sicura «non nel breve, ma nel medio termine», è Stefano Zamagni, ordinario di Economia politica all’Università di Bologna, secondo il quale «il vecchio slogan, che si ripete stancamente dagli Anni Ottanta, per cui “la famiglia è finita”, oggi non ha più senso».

Sabato 14 le assemblee tematiche entrano nel vivo: tra le proposte, avviare un new deal italiano partendo dalla famiglia, riconoscere il «contributo sociale» che le famiglie danno allo Stato, rimodulare il fisco al carico familiare, promuovere un’effettiva parità scolastica e favorire il raccordo tra giovani e lavoro, oggi «totalizzante e svilito», con «strategie integrate» che migliorino i percorsi scolastici e formativi.

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