Il Cardinale presiedendo una celebrazione eucaristica a Malgrate, suo paese natale, ha indicato la necessità di comprendere il presente e di agire con uno ‘stile’ cristiano convinto

di Annamaria BRACCINI

scola malgrate

Tra il lago e la catena ininterrotta dei monti manzoniani, il cielo è grigio, a tratti piove, ma nel raccolto sagrato della piccola, deliziosa chiesa di San Leonardo, resa celebre dagli interventi di inizio ottocento dell’architetto Giuseppe Bovara, i fedeli si affollano, attendono il cardinale Scola, che qui a Malgrate non solo celebra l’Eucaristia, incontrando i sacerdoti del decanato di Lecco, ma ritorna nel suo paese natale.
La breve processione, i 12 Kyrie della solenne liturgia ambrosiana, il saluto affettuoso dell’amministratore parrocchiale don Andrea Lotterio, la comunità malgratese tutta raccolta per l’occasione, la presenza del sindaco Codega e del prefetto di Lecco, Bellomo, del questore Francini e del comandante dei carabinieri, Italiano, sottolineano un momento evidentemente attesissimo, ma vissuto – lo nota l’Arcivescovo – «come in famiglia».
«Grazie di essere con noi, Eminenza, chiamati come siamo a camminare insieme sulla via della giustizia e della misericordia», dice, da parte sua, l’amministratore parrocchiale, il cui predecessore don Luciano Capra è oggi il segretario del Cardinale.
Quasi una risposta “del cuore”, le parole del Cardinale all’inizio dell’omelia: «Carissimi è sempre un’emozione per me tornare al nostro bellissimo paese. Con il cuore colmo di gioia entro in questa amata chiesa che ho frequentato fino ai 18 anni». Il pensiero va anche ai due anni quasi esatti dall’ingresso a Milano come Arcivescovo, «Sono molto consolato, quando visito la diocesi perché vedo ovunque l’impegno assiduo e generoso del clero e la partecipazione di tanta gente, ma continuate a sostenermi nella preghiera».
E prende avvio dall’Epistola ai Romani la riflessione con quell’accoglietevi “gli uni, gli altri” che già indica per intero la strada dell’apertura agli altri. «La vita dell’uomo si gioca nelle relazioni, cominciando dai rapporti primari che potremmo dire costitutivi e che ci insegnano l’accoglienza».
Uno ‘stile’ che deve caratterizzare i credenti, ma che non è automatico e scontato, specie se si considera che in paesi come Malgrate su circa 4200 abitanti, l’11% è oggi extracomunitario. «Anche noi dobbiamo imparare ad accogliere in questo meticciato di etnie e religioni, cui tutto il modo deve fa fronte», nella consapevolezza della «novità rivoluzionaria del cristianesimo contenuta nel Vangelo che è espressione della presenza di Gesù tra di noi, quando il Signore dice “Amate i vostri nemici pregate per i persecutori, non giudicate…”.
«Pensiamo ai nostri rapporti quotidiani – prosegue l’Arcivescovo –, alla facilità con la quale esprimiamo giudizi, dimenticando che il giudizio è di Dio e verrà solo alla fine. È necessario un cambiamento del cuore e proprio per questo ho voluto lanciare la proposta pastorale “Il campo è il mondo”, perché chi è toccato da Gesù va incontro a tutti persino ai nemici. Fatevi portatori di questo spirito di apertura e di accoglienza a 360gradi con il criterio con cui Gesù stesso si è aperto a noi. Il luogo dell’accoglienza sia oggi la comunità cristiana».
Dunque, un “salto di qualità” in un momento di passaggio complesso che diviene anche un invito alla concretezza. «Dobbiamo essere realisti – conclude il Cardinale –, non basta più la convenzione, ma ci vuole convinzione in ciò che facciamo. Non si imparano la perseveranza e la misericordia se non si approfondiscono le ragioni della fede, le ragioni che ci fanno vedere la bellezza, la bontà, la verità dell’essere cristiano. Questa speranza e ciò che vi lascio: coinvolgiamoci per donare la nostra persona perché solo se doniamo la vita la ritroviamo».
E, infine, c’è ancora tempo per un “grazie” e per una breve sottolineatura di scelte, magari semplici, ma assai significative, realizzate a Malgrate, come quella di ritrovarsi mensilmente tra famiglie presso l’oratorio «perché l’oratorio non è solo per i piccoli e i giovani, ma è uno spazio educativo che può servire a tutti, anche a chi non frequenta la chiesa». Un altro modo per dire “il campo è il mondo” e, infatti, nel periodo estivo, si sono aperte le porte dell’oratorio anche agli extracomunitari.

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