A Venegono l’8 aprile scorso il primo incontro-confronto tra futuri preti e novizi e novizie. Significativa la convergenza sulle indicazioni con cui proseguire il cammino: conoscenza reciproca, comunione e collaborazione nella pastorale vocazionale

Seminario Venegono

Venerdì 8 aprile, presso il Seminario diocesano di Venegono Inferiore, si è tenuto un incontro al quale sono stati invitati, per la prima volta insieme, i seminaristi e i membri degli Istituti di Vita consacrata e Società di Vita apostolica in formazione della Diocesi di Milano. Posso dire con gioia che si è trattato di un momento storico perché mai prima d’ora i più giovani, tra religiosi e futuri sacerdoti, hanno avuto la possibilità di attendersi, conoscersi e stupirsi della reciproca preziosità.

Monsignor Paolo Martinelli e don Giuseppe Como hanno introdotto l’incontro con due relazioni volte a illustrare ciò che maggiormente caratterizza la spiritualità che anima la vocazione alla vita religiosa e quella del presbitero diocesano. Interessanti e positivamente provocatori si sono rivelati gli interrogativi posti all’interno delle rispettive relazioni, che hanno fatto da “pista” di riflessione per i dieci gruppi di lavoro nei quali si sono distribuiti seminaristi, novizi e novizie. L’obiettivo affidato a ciascun gruppo era quello di conoscersi, confrontarsi e “produrre” due considerazioni e di conseguenza due proposte concrete per dare un risvolto pratico e contingente al “desiderio” di lavorare insieme per rispondere all’unica chiamata: servire la Chiesa, servire nella Chiesa, servire con la Chiesa.

La giornata è trascorsa molto velocemente, ma è stata al contempo decisamente intensa e vissuta con gioia. Ancora risuonano nel cuore le parole di un seminarista, ormai prossimo al sacerdozio che, verso la conclusione, ha ringraziato commosso i consacrati e le consacrate (erano presenti anche suore di clausura) perché, attraverso la loro presenza, la loro testimonianza e condivisione, avevano fatto riscoprire la prima fiamma di puro amore per il Signore, o meglio la radicalità della chiamata che anche lui, futuro prete, ha ricevuto da Cristo e che, a causa del tempo dedicato alle attività pastorali, rischiava di appannarsi: «Perché non chiamare voi, religiosi, a predicare i nostri esercizi spirituali?», l’interrogativo con cui ha reso con semplicità e slancio l’avvio del cammino verso una nuova prospettiva.

Parallelamente, la fiducia e la stima rivolta verso noi religiosi da parte dei futuri presbiteri diocesani ha aperto il cuore a un dialogo sincero, alla pari, capace di sperare percorsi da realizzare finalmente insieme, pur conservando le necessarie e rispettive differenze. Dall’ascolto reciproco è scaturita anche la condivisione di fatiche, fallimenti, difficoltà: quando si sente nel cuore la fiducia del fratello e della sorella, allora i problemi non si nascondono, ma diventano terreno comune di sfide nuove e di risurrezione!

Quando, al termine del lavoro di gruppo, i referenti hanno presentato a tutta l’assemblea le considerazioni e le proposte fatte, si è creata grande commozione e una certa emozione poiché tutti i gruppi avevano individuato le stesse indicazioni: conoscenza reciproca (attraverso incontri calendarizzati di preghiera, momenti anche non istituzionalizzati nei quali “raccontare” il proprio carisma, “raccontare” l’incontro con Gesù, incontri di formazione…), comunione e collaborazione nella pastorale vocazionale (è necessario tessere una rete che permetta di offrire ai giovani possibilità di conoscenze e discernimento capaci di rispondere alle caratteristiche di ciascuno). Questa unitarietà di intenti ha un solo nome: si chiama “Spirito Santo, e mai mi era capitato di ascoltarne così chiaramente la voce!

Ora tocca ai formatori e ai responsabili presenti, tra cui anche monsignor Luigi Stucchi che ha tratto le conclusioni dell’incontro, raccogliere il materiale prodotto e soprattutto la speranza seminata per costruire, insieme, qualcosa di semplice e nuovo.

Un ringraziamento particolare va a quanti hanno pensato e realizzato questo incontro (Cism, Usmi, Ciis) in collaborazione con l’Arcidiocesi di Milano – Seminario Arcivescovile, nella persona del rettore monsignor Michele Di Tolve.

Apertura: questo sia l’atteggiamento reciproco perché questa unità è segno della presenza di Cristo e aiutare a costruirla è davvero servizio e amore a Lui!

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