Il cardinale Scola ha presieduto la veglia di preghiera sul tema “A immagine di Dio li creò”. Consegnata la Regola di vita all'Arcivescovo: l’inizio di un cammino consapevole dei giovani verso Dio

di Simona BRAMBILLA

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«La consegna della Regola di vita è un momento simbolico che rappresenta il cammino che abbiamo fatto in questi anni – spiegano Giulia e Matteo, due diciannovenni che ieri hanno partecipato alla Redditio Symboli -. È il nostro primo atto fatto da cristiani consapevoli:  dietro ai sacramenti che abbiamo ricevuto prima di oggi come la comunione o il battesimo c’erano la nostra famiglia o il catechismo. Oggi siamo diventati cristiani adulti».
“A immagine di Dio li creò” è lo slogan che accompagnerà i giovani della diocesi ambrosiana nel nuovo anno pastorale. Il primo appuntamento importante che li ha visti coinvolti è stata proprio la celebrazione della Redditio Symboli, tenutasi ieri a Milano. Come da tradizione l’evento si è svolto in due circostanze e luoghi differenti: prima nel pomeriggio presso la Basilica di Sant’Ambrogio e poi alla sera in Duomo.
Momenti questi molto significativi per i quattrocento ragazzi che, come Giulia e Matteo, hanno consegnato nelle mani dell’Arcivescovo, Angelo Scola, la propria Regola di vita,
una lettera personale nella quale questi giovani, giunti al decisivo passaggio all’età adulta, sintetizzano i motivi della propria fede e si assumono alcuni impegni per la preghiera, la formazione personale e il servizio alla comunità cristiana e ai poveri.
I diciannovenni hanno così concluso il loro cammino spirituale che ha come meta proprio la Redditio Symboli , il cui significato è appunto quello di introdurre ad una fede personale e ad una più matura assunzione della fede della Chiesa. Compiere tale gesto è quindi di particolare importanza per questi ragazzi che sono stati infatti accompagnati e sostenuti dai loro educatori che per due anni li hanno guidati in questo lungo cammino.
«Sono contento e commosso per questo bellissimo gesto che avete compiuto oggi – ha detto il Cardinale Angelo Scola dopo aver ricevuto le Regole di vita dai ragazzi nella Basilica di Sant’Ambrogio -. Con questo atto voi avete preso una direzione di vita, avete un senso, parola questa che indica allo stesso tempo due cose: significato inteso come valore, come motivo per alzarsi alla mattina e direzione, l’uomo infatti cammina bene solo quando sa dove andare. Sono contento di accogliervi, di prendere sul serio questo vostro impegno, però attenti la prima regola in assoluto è una persona che si chiama Gesù, lui è la regola vivente. La Regola che mi avete consegnato è come se disegnasse i passi del cammino verso Dio. Questo bel gesto che avete fatto oggi è l’aurora del tempo che vi attende».
Ai protagonisti di questo primo incontro, si sono poi uniti in Duomo i giovani di tutta la diocesi ambrosiana, per seguire insieme la veglia di preghiera presieduta sempre dall’Arcivescovo Scola.  Seimila in tutto erano i ragazzi che hanno voluto riaffermare nella preghiera e nella gioia la loro fede in Gesù Cristo. L’emozione era palpabile, c’era un’atmosfera di raccoglimento, segno della consapevolezza dell’importanza di questo incontro per i giovani e per la loro crescita spirituale. Durante l’omelia del Cardinale sembravano quasi incantati dalle sue parole. L’Arcivescovo Angelo Scola ha ricordato a questi giovani l’importanza della fede, del vangelo e della chiesa, mezzi attraverso cui è possibile vivere la totalità della vita.
«Per vivere la vita con pienezza  – ha spiegato il Cardinale -, bisogna che tu singolo stia attaccato al luogo in cui Dio continua a venirti incontro e a indicarti la via alla verità e alla vita: il tuo gruppo parrocchiale, l’associazione a cui appartieni o il movimento di cui sei parte, tutte le forme possibili in cui la solitudine narcisistica è sbaragliata dalla potenza del dono di Gesù, centro essenziale della tua vita».
Questo primo incontro dell’Arcivescovo con i giovani della sua diocesi segna l’inizio di un cammino comune nella fede all’insegna della responsabilità e della partecipazione.

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