Le comunità cristiane locali invitate a un maggior impegno dal XIII Rapporto realizzato dal Centro studi sulla scuola cattolica

di Alberto CAMPOLEONI

Scuola cattolica

Più impegno delle Chiese locali, più attenzione delle comunità e, nello stesso tempo, meno “autoreferenzialità” di alcune strutture. Sono alcune sottolineature, a proposito della scuola cattolica, che emergono dal XIII Rapporto realizzato dal Centro studi sulla scuola cattolica (Cssc).

Si tratta, in effetti, di questioni sensibili, che però normalmente passano un po’ sotto traccia, quasi offuscate dall’altra grande questione che occupa l’orizzonte del “problema” scuole paritarie, delle quali quelle cattoliche sono la maggioranza. La questione è quella della libertà di educazione, con tutta la problematica grave dei finanziamenti, poiché le affermazioni di principio non bastano e una libertà dichiarata, ma difficile da mettere in pratica – perché le famiglie non riescono ad accedere alle scuola per motivi economici – è evidentemente inadeguata.

Naturalmente questo problema esiste ed è decisivo. Tuttavia il Rapporto del Cssc, aiuta a guardare anche in un’altra direzione e in particolare al coordinamento e alla valorizzazione delle strutture educative all’interno della comunità cristiana. Invita a una più forte e condivisa presa in carico e responsabilità rispetto al compito educativo che le scuole cattoliche intendono svolgere.

Viene in mente, in proposito, la grande manifestazione che si tenne, con Papa Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro il 30 ottobre 1999. I mass media allora sottolinearono il grande grido – «parità, parità» – che venne dagli oltre 200 mila tra insegnanti, genitori e alunni accorsi a chiedere attenzione e riforme per una vera libertà di educazione in Italia. Sottolinearono anche il messaggio del Papa, la sua richiesta di «pieno riconoscimento della parità giuridica ed economica» per le scuole cattoliche. Un po’ meno rumore fece, invece, il passaggio dello stesso Papa rivolto proprio alle comunità cristiane e forse ancora più forte della richiesta al mondo politico. «Mentre chiediamo con forza ai responsabili politici e istituzionali che sia rispettato concretamente il diritto delle famiglie e dei giovani a una piena libertà di scelta educativa – disse allora Giovanni Paolo II -, dobbiamo rivolgere con non minore sincerità e coraggio lo sguardo al nostro interno, per individuare e mettere in atto ogni opportuno sforzo e collaborazione, che possano migliorare la qualità della scuola cattolica ed evitare di restringere ulteriormente i suoi spazi di presenza nel Paese». Per il Papa erano «fondamentali», al proposito, «la solidarietà e la simpatia di tutta la comunità ecclesiale, dalle diocesi alle parrocchie, dagli istituti religiosi alle associazioni e ai movimenti laicali». Perché la scuola cattolica, certo «al servizio dell’intero Paese», rientra però «a pieno titolo» nella missione della Chiesa. «Non devono esistere, dunque – aggiungeva Giovanni Paolo II – zone di estraneità o di indifferenza reciproca, quasi che altra cosa fossero la vita e l’attività ecclesiale, altra la scuola cattolica e i suoi problemi».

Sono parole forti e ancora molto attuali, che spronano le comunità ecclesiali a «fare sul serio», a coordinare gli sforzi, a mettere in comune iniziative, esperienze e risorse, a farsi sempre più vicine alle persone. Invitano una volta di più a riflettere sul complessivo impegno educativo e pastorale, del quale anche la scuola cattolica è parte decisiva.

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