La necessità di coniugare mobilità e nuova evangelizzazione

di monsignor Giancarlo PEREGO
Direttore generale Migrantes

Migranti

La mobilità, che sta cambiando i luoghi quotidiani della nostra vita – famiglia, lavoro, scuola –, sta trasformando profondamente anche la vita della Chiesa e le relazioni ecclesiali. Tra gli ormai oltre 5 milioni d’immigrati in Italia, quasi un milione sono cattolici provenienti da almeno 100 Paesi del mondo. La mobilità crea occasioni d’incontro e di scambio tra esperienze ecclesiali differenti, aiuta a leggere la nostra fede ed esperienza ecclesiale nel segno della cattolicità.

Leggendo e interpretando questo contesto nuovo Benedetto XVI, nel Messaggio per la 98ª Giornata mondiale del migrante e del rifugiato (15 gennaio 2012), avverte “l’urgenza di promuovere, con nuova forza e rinnovate modalità, l’opera di evangelizzazione in un mondo in cui l’abbattimento delle frontiere e i processi di globalizzazione rendono ancora più vicine le persone e i popoli”. Infatti, nella mobilità – anche la storia dell’emigrazione italiana lo testimonia – talora avviene l’abbandono o la riduzione della vita di fede, cresce il rischio di secolarizzazione, emergono nuovi movimenti settari. Diventa allora importante “aiutare i migranti a mantenere salda la fede” e da parte delle comunità di accoglienza favorire “il dialogo”, “la testimonianza concreta della solidarietà”, “un rinnovato annuncio della Buona novella”.

Non solo. “Uomini e donne provenienti da varie regioni della terra… possono a loro volta diventare annunciatori della Parola di Dio e testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Il contesto pluralista che la mobilità ha generato chiede agli operatori pastorali di “cercare vie di fraterna condivisione e di rispettoso annuncio, superando contrapposizioni e nazionalismi”.

Nel Messaggio Benedetto XVI indugia in particolare su tre volti della mobilità umana, che interessano profondamente, in maniera diversa, anche il nostro Paese. Anzitutto il Papa ricorda i rifugiati, che chiedono asilo, in fuga da guerre e violenze, invitando a evitare “forme di discriminazione”, rafforzando invece strutture e programmi di ospitalità e inserimento sociale, con una maggiore collaborazione tra i diversi Stati. Il nostro Paese ha vissuto, nell’anno appena trascorso, l’arrivo straordinario di oltre 60 mila persone dalle coste dell’Africa, in particolare dalla Tunisia e dalla Libia, che hanno chiesto una forma di protezione umanitaria. Se da una parte al Sud prima e poi al Nord Italia sono state costruite storie importanti di accoglienza nelle nostre città, dall’altra permangono situazioni di precarietà, di non tutela dei minori, di diniego della richiesta d’asilo che pongono le persone e le famiglie in una grave situazione di vulnerabilità e di provvisorietà.

Il Messaggio, poi, richiama l’attenzione – come ha fatto anche l’Onu nella Giornata del 18 dicembre – sui lavoratori migranti e le loro famiglie, perché si pongano in atto politiche a tutela della dignità di ogni persona, a salvaguardia delle famiglie, favorendo l’accesso alla casa, al lavoro e all’assistenza. Anche l’Italia – che quest’anno segna, per la prima volta negli ultimi vent’anni, una battuta d’arresto nella crescita del numero degli immigrati, a motivo della crisi – vede drammatiche situazioni in relazione alla precarietà e allo sfruttamento degli immigrati sul lavoro, all’accesso alla casa, alla tutela della salute.

Infine il Papa ricorda gli studenti internazionali. È una categoria di migranti in crescita, anche grazie a programmi d’internazionalizzazione degli studi. In Europa già 2 milioni di studenti universitari hanno potuto compiere un tratto del proprio percorso di studi all’estero. Si tratta, pertanto, anche in Italia – che con la Grecia è all’ultimo posto per accoglienza di studenti universitari stranieri – di accompagnare questo fenomeno di mobilità, favorendo strutture residenziali universitarie e percorsi di studio condivisi, progetti di cooperazione per l’accoglienza prima e il rientro di universitari dopo il dottorato in alcuni Paesi più poveri, borse di studio e programmi interculturali, come ha recentemente raccomandato nelle sue conclusioni il III Congresso mondiale di pastorale per gli studenti internazionali promosso dal Pontificio Consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti.

Coniugare mobilità e nuova evangelizzazione significa, in altre parole, scrivere una nuova pagina del rapporto tra Chiesa e mondo, a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II.

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