All'inaugurazione dell'anno accademico della Cattolica l'Arcivescovo ha presieduto la Messa in Sant’Ambrogio e poi ha portato il suo saluto alla cerimonia in Aula magna. Il discorso del Rettore e la prolusione di mons. Tomasi, Osservatore della Santa Sede all’Onu a Ginevra

di Annamaria BRACCINI

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L’Università Cattolica che ha come compito e missione «insegnare l’universalità delle conoscenza e di preparare gli uomini alla vita», e lo fa offrendo ai giovani un «progetto condiviso e un’opportunità di crescita personale». L’inaugurazione dell’Anno accademico dell’ateneo dei cattolici italiani è da sempre un momento importante per la vita accademica nazionale, nel suo complesso, e anche internazionale, in considerazione della esposizione in altri Paesi del mondo della Cattolica stessa, attraverso partenariati e progetti formativi.

Quest’anno, poi, la prolusione dal titolo “La governance globale nel mondo di oggi”, affidata a monsignor Silvano Maria Tomasi, nunzio apostolico e osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra, esprime a pieno il desiderio di “esserci”, volendo, come cristiani, dire con forza la propria opinione, in un momento non facile e di transizione della storia della famiglia umana, che obbliga anche, e forse sopratutto, la realtà universitaria a riflettere e a essere protagonista. Come, peraltro, nota nel suo saluto iniziale l’assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo monsignor Claudio Giuliodori, nella Basilica di Sant’Ambrogio, dove, come tradizione, il cardinale Scola presiede la celebrazione eucaristica, concelebrata anche dal Vicario episcopale per la Pastorale universitaria monsignor Pierantonio Tremolada, dagli assistenti della Cattolica e di altri Atenei milanesi. «Affrontiamo questo nuovo anno consapevoli che ogni giorno è necessario a confermare e rinnovare l’adesione a quella alta missione della Chiesa che si attua anche attraverso le istituzioni universitarie cattoliche, come evidenziato da papa Francesco nell’Evangelii gaudium, soprattutto quando si tratta di contribuire alla soluzione di problemi che riguardano la pace, la concordia, l’ambiente, la difesa della vita, i diritti umani e civili», dice Giuliodori.

E di un legame inscindibile tra le dimensioni della ricerca, dell’insegnamento e dello studio, da vivere in una dinamica di tensione vigile nella vita ordinaria dell’Università, parla l’Arcivescovo nell’omelia: «Perché questa vigilanza non resti una pura parola, un grido struggente deve nascere dal nostro cuore che soffre per il peccato che non lo riduce a errore, come ci spinge a fare la cultura dominante». Da qui la domanda: «Basiamo questi tre elementi sul terreno solido, su Cristo sapienza increata, sulla roccia di cui parla l’Evangelo per entrare nei contenuti e nel metodo dei diversi saperi, perché si possa attingere alla verità increata che alla fine rende felici?». Chiara la risposta, suggerita dal Cardinale: «Per fare ciò occorre il coinvolgimento della propria persona con ciò che si insegna, si studia, con i servizi che si offrono. Bisogna darsi a partire dallo specifico del proprio compito: questa deve essere la consapevolezza di un Ateneo cattolico», capace di mettere in pratica quanto insegnava Massimo il Confessore: «La bellezza della sapienza che è la conoscenza praticata, ovvero la prassi sapiente». Insomma vi deve essere una sintesi – anche se può non parere semplice – tra ciò che si studia e si pratica, tra sapienza e vita, a partire dai docenti che su questo basano la loro autorevolezza: «Siate testimoni della speranza affidabile che nasce da un tale modo di insegnare e di indagare. Di questo ha bisogno la nostra terra ambrosiana, il nostro Paese, che non passa un momento facile, l’Europa e il mondo. Ricordiamo che le periferie possono essere al centro della vita, attraverso un sapere legato all’azione capace di cambiare la vita personale e comunitaria e attraverso una testimonianza che sia invito per l’edificazione di un’amicizia civica possibile anche nelle nostre complesse società».

Temi – quelli della Chiesa in uscita, come chiede papa Francesco – che il Cardinale, nella sua veste di presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, riprende nel suo saluto durante la cerimonia di inaugurazione in un’Aula magna dell’Ateneo gremita, dove siede per l’occasione anche il presidente del Senato Piero Grasso.

«La cultura dell’incontro – spiega -, se assunta in Università, può diventare un efficace antidoto alla frammentazione dell’oggetto e soprattutto a quella assai più perniciosa del soggetto del sapere. Talune scelte della Cattolica mi sembra che vadano in questo senso, come l’Iniziativa Culturale di Ateneo o la creazione del Collegio dei Docenti di Teologia. Si può rintracciare nella proposta di papa Francesco un originale sviluppo dell’idea di Università cui si applicò il Beato cardinale John Henri Newman quando fu incaricato, senza successo, di creare un’Università cattolica, con parole che voglio dedicare soprattutto agli studenti: “Quando la Chiesa fonda un’università, essa non coltiva il talento, il genio o il sapere per loro stessi, ma nell’interesse dei propri figli, dei loro vantaggi spirituali, della loro influenza ed utilità, allo scopo di educarli a meglio assolvere il loro ruolo nella vita, e di farne dei membri della società più intelligenti, capaci ed attivi”. Interroghiamoci su come l’Università Cattolica intende assumere in prima persona l’espressione vitale di “Chiesa in uscita”, essendo una “Communitas di docenti e discenti e comunità di discepoli missionari”».

Comunità che, vive di grandi traguardi ed eccellenze, come sempre la Cattolica, ma che non può nascondersi alcune gravi difficoltà dell’oggi, come indica nel suo discorso il magnifico Rettore Franco Anelli. In relazione al ruolo peculiare di un’Università libera, qual è l’Ateneo voluto da padre Gemelli, il rilievo del Rettore è stringente e chiama in causa direttamente lo Stato. Non una lamentela – sottolineerà, poi, a margine Anelli -, ma una presa di coscienza della situazione in atto: «Non si tratta solo di finanziamenti che vengono meno, ma la questione deve essere riferita anche all’imposizione di regole che intralciano la libertà degli Atenei non statali. Infatti, la deriva verso un’assimilazione sempre più estesa e pervasiva al regime proprio della pubblica amministrazione – in sé scarsamente rispondente alla costantemente declamata, ma sempre meno praticata, autonomia di qualsiasi istituzione universitaria – annoda sempre più stretti i lacci che minacciano, concretamente, di soffocare le università non statali. Un tale esito, che farebbe degli atenei non statali delle paradossali “pubbliche amministrazioni” quanto alla gestione, ma non quanto al sostegno finanziario, si tradurrebbe in una violazione della libertà assicurata dall’art. 33 della Costituzione».

Poi, la dotta e articolata Prolusione di monsignor Tomasi, sulla Governance nel mondo attuale, segnato da conflitti e guerre e per la quale andrebbe, forse, ripensato il sistema delle organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite. «Nella fonte di guida e saggezza rappresentata dagli elementi propri della Dottrina Sociale della Chiesa», la possibilità di superare l’impasse in atto, secondo il Nunzio. «Per uscirne, la strada maestra è quella della fraternità, che racchiude responsabilità, solidarietà e apertura a una cittadinanza universale. Sottomettere a delle regole indispensabili le attività finanziarie, stabilire una governance mondiale credibile sono compiti primari, ma non potrà bastare se manca il legame della fraternità. Essa è la via regale che dà senso alla vita degli uomini e permette loro di costruire un mondo più umano perché guidato dalla cooperazione fraterna di tutti gli uomini di buona volontà».

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