La Santa Messa presieduta dall'Arcivescovo e concelebrata dagli altri Vescovi lombardi ha concluso la giornata comunitaria trascorsa dai presuli con i sacerdoti anziani e infermi a Caravaggio

di Annamaria BRACCINI

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«Carissimi e amati confratelli nel sacerdozio»: il cardinale Scola si rivolge così ai circa duecento presbiteri anziani e malati che incontra, al termine della Sessione ordinaria della Conferenza episcopale lombarda, presso il Santuario della Beata Vergine di Caravaggio, «amatissimo dalla nostra gente lombarda».

Prima il pranzo, lo spettacolo teatrale Tutto è grazia, tratto da Diario di un curato di campagna di George Bernanos, con Antonio Zanoletti, Fabio Sarti e Gabriella Carrozza, e la benedizione del cardinale Scola di un mezzo per trasporto ammalati Fiat Doblò, donato alla Sezione lombarda Unitalsi. Poi, la processione dal centro di spiritualità dei preti, dei Vescovi e dei volontari Unitalsi con la recita del Rosario, mentre diversi preti infermi attendono in Santuario.

Nella chiesa gremita di fedeli, il Cardinale presiede; concelebrano diciassette Vescovi lombardi (mancano quelli di recente nomina perché a Roma per la Settimana dei nuovi vescovi); c’è tanta gente, i barellieri dell’Unitalsi (presenti tra gli altri l’assistente lombardo monsignor Giovanni Frigerio con il presidente Vittore De Carli). Tutti riuniti per quella che l’Arcivescovo definisce «una bella assemblea di incontro e di dialogo e un’Eucaristia vissuta insieme con gioia».

Sulla prima Lettera di Pietro, appena proclamata nella Liturgia della Parola, riflette l’Arcivescovo: «La Lettura ci dice qualcosa di importante, forse anche di più quando si è nell’età avanzata o indeboliti dalla malattia. Facendo leva sulla consapevolezza profonda del vostro Io, siate fiduciosi nella grazia e nella speranza che è Gesù».

Il primo auspicio è appunto per ritrovare quella che Charles Péguy chiamava «la virtù bambina», la speranza. Eppure per sperare, per ottenere questa grazia – spiega l’Arcivescovo – bisogna essere felici. Parole non facili quando «la vecchiaia o il male paiono portare giornate più segnate da ombre che dalla luce». Ma la “speranza affidabile”, «che voi avete ricevuto e vedete all’opera nella lunga opera pastorale, vi rende testimoni». Da qui la consegna: «Partecipando più direttamente al sacerdozio di Gesù come unico sacerdote, vittima e altare, siate testimoni convincenti di una tale speranza affidabile».

Dal Vangelo di Caana – «episodio delicatissimo» -, nasce il pensiero che il Cardinale invita a rivolgere a Maria: «Qui, come notava Giovanni Paolo II, il cuore della madre entra in sintonia con quello del Figlio, vero uomo e vero Dio. Ella ha fede in Lui, crede in Lui e contribuisce a suscitare la fede nei discepoli. Quante volte nel vostro ministero, nell’ascolto delle confessioni e nelle domande dell’uomo di oggi – complesso e sofisticato, ma sempre uomo – avete anche voi suscitato la fede in coloro a cui siete stati mandati».

Dunque siate santi, dove santità significa una vita perfettamente riuscita, e non importa se si è riconosciuti pubblicamente: «Quanti dei nostri cari trapassati sono stati santi – esclama l’Arcivescovo -: siatelo con la vostra condotta». Ma qual è la strada per divenirlo? «Immedesimarsi con Colui che ci ha amato e mandato. Continuate a perseguire la santità a favore dei preti giovani, dei laici, dei Vescovi. Noi ci affidiamo a questa vostra santità e alla preghiera di intercessione Pur nei nostri limiti, vi teniamo nel cuore». «Impegniamoci vicendevolmente nella preghiera di affidamento alla Madonna, deponendo ai suoi piedi tutto quello che abbiamo nel cuore di buono e di meno buono, le fatiche e le contraddizioni. E rivolgiamoci tutti insieme a Gesù nostro Salvatore e Redentore». Non a caso, lo stesso papa Francesco che il Cardinale cita, aveva definito le Case del Clero anziano, «santuari di apostolicità».

Quasi una immediata adesione e una risposta la breve locuzione rivolta da uno dei sacerdoti anziani, dopo che, allo scambio della pace, il Cardinale e tutti i Vescovi sono scesi dall’altare maggiore per recarsi verso i confratelli. Proprio a nome di tutti mons. Frigerio dice: «Siamo alcuni vostri presbiteri che hanno in comune con voi il Sacramento dell’Ordine e la missione della chiamata nella terra lombarda. Con molti condividiamo l’età avanzata, ma anche la saggezza che ci viene dall’aver molto amato, perdonato, vissuto, pregato, dall’aver spezzato il pane di Cristo per tanti anni, dalla fedeltà fondata sul nostro Dio che non ci ha mai lasciato, perché Lui è il primo fedele, dall’umiltà di servi e dall’essere stati alla sua sequela».

E continua: «Nella società che emargina gli anziani, che non sanno più produrre ai ritmi richiesti, vogliamo essere segno profetico che viene dall’umanità e dagli anni che abbiamo sulle spalle. Come tanto tempo fa, rinnoviamo la nostra promessa nelle vostre mani per la Chiesa universale. Conosciamo le nostre debolezze, ma i segni dei tempi che ci spingono a guardare al futuro nella fedeltà a un passato che ha forgiato il nostro essere sacerdoti. Conosciamo la ricchezza della preghiera che ha preso il posto di tante azioni e, anche laddove ci sembra di fare sempre meno rispetto al passato, se si attenua il fare diventa più importante l’essere e la fedeltà alla nostra gente. Aiutateci a trascorrere i nostri giorni nella serenità, ancora testimoni di una scelta di vita che ha posto, come tanti anni fa, Gesù al centro di ogni nostro giorno»

Infine, è il Cardinale che conclude: «La preghiera di offerta, che documenta Gesù, vada alla situazione difficile che stiamo vivendo a livello globale del mondo, ai nostri fratelli cristiani provati dal martirio. Ricordiamo quanti vengono uccisi perché la violenza sembra vincere e preghiamo, come ci indica con forza papa Francesco, per la pace e anche per il nostro Paese che ha bisogno di risollevarsi e di trovare una strada con affetti autentici e sinceri, con il lavoro specie per i giovani, l’attenzione per chi è nelle fasi di fragilità della vita, per l’edificazione di una società giusta».

E prima della benedizione della Trinità e dei doni che vengono scambiati (tutti i sacerdoti anziani ricevono un crocifisso accompagnato da un pensiero) il Cardinale chiede la preghiera per la beatificazione di Paolo Vi e l’imminente Sinodo sulla Famiglia. 

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