L’Arcivescovo, in visita alla Comunità San Benedetto per la benedizione della Casa di Accoglienza “Il Cortile”, ha sottolineato il valore di famiglie accoglienti invitando a partecipare alla Messa del Papa

di Annamaria BRACCINI

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Il legame tra generazione e generazione che, anello dopo anello, ci fa parte di una lunga storia e tradizione che ci radica in Cristo e nei valori, come la carità e l’accoglienza, che da sempre sono il simbolo della nostra fede cristiana. Il cardinale Scola arriva a Guanzate e la sua prima tappa, in una mattina bagnata di pioggia, ma riscaldata dall’affetto e dalla gioia di tanti fedeli, è il Santuario della Beata Vergine di San Lorenzo. Sosta di preghiera davanti alla venerata immagine della “Madonna del Latte” datata 1497 che vide anche la presenza, per la Visita pastorale, di San Carlo, nel 1574.
Storia antica, appunto, e moderna perché accanto al Santuario trovano oggi spazio una Comunità di accoglienza, dove vivono tre nuclei familiari che accolgono altrettante madri in difficoltà con i loro bambini, e un Centro di ascolto Caritas: quasi l’emblema vivo e concreto di ciò che l’Arcivescovo dirà poco dopo nell’omelia della Messa solenne presieduta nella chiesa di Santa Maria Assunta, la parrocchiale del paese.
La benedizione della Casa di accoglienza “Il Cortile”, che prende nome da piccolo cortile annesso al Santuario, diventa così un’occasione speciale per il “raccontarsi” delle famiglie. Un «salvare la famiglia, con la famiglia», per usare l’espressione del parroco don Mauro Colombo, che significa, dice uno dei componenti la Comunità, «immaginare una carità a misura di famiglia, dove quest’ultima può ricevere e dare aiuto in una particolare vocazione alla comunione».
Il Cardinale che ascolta in silenzio queste parole che vogliono essere anche un saluto e un ringraziamento per la sua visita, annuisce, sorride ai moltissimi bimbi che si affollano nel “Cortile”, entra in uno dei sobri, ma moderi e funzionali appartamenti, si informa, dialoga con la gente che gli stringe intorno, magari anche solo per una benedizione al piccolo che portano in braccio tante mamme e papà. Manca solo ormai un mese al VII Incontro Mondiale delle Famiglie e il segno che l’Arcivescovo vuole dare è chiaro: l’accoglienza è il nostro DNA, usiamo questo prezioso tesoro con la “fantasia della carità”, come diceva il beato Govanni Paolo II.
Poi, l’eucaristia celebrata di fronte a centinaia di fedeli della Comunità Pastorale San Benedetto Abate, nella chiesa dell’Assunta e che riunisce le due comunità di Guanzate e di Bulgarograsso.
L’Arcivescovo, sulla scia delle Letture del giorno, definisce il senso, appunto, dell’annodarsi delle generazioni con il filo rosso della fede da cui deriva una precisa responsabilità. «C’è una genealogia di nascita profonda del nostro io che viene da Dio e che in Lui trova ragione. Nulla ci può strappare da questo “essere” di Cristo, dall’essere nelle Sue mani, se non l’andare volutamente contro di Lui. Dobbiamo avere più rispetto e attenzione per questa storia che ci unisce e che attraverso la grande e bella vivacità della nostra Chiesa e della terra ambrosiana può tornare a dettare il passo».
Evidente il richiamo al momento di difficoltà che stiamo vivendo: «Il riscatto cristiano – nota ancora il Cardinale – e, fatte le debite proporzioni, civile, può e deve passare da realtà come questa» che hanno molto da insegnare anche alla metropoli, pare suggerire. E il pensiero torna proprio a “Il Cortile”, per l’amore che «testimoniano famiglie verso altre famiglie. Amore vero, incondizionato, come se ogni giorno fosse l’ultimo. Amore autentico, l’unico che salva davvero. Di questo amore ha bisogno la nostra società». Perché senza quella che chiama «un’amicizia civile», sarà impossibile superare l’attuale stato di travaglio. «Non vi è sempre bisogno di iniziative inedite, ma di realtà nuove che affondano le radici nell’esistente e costruiscono insieme la storia e la cultura della carità, sì».
Da qui il compito affidato espressamente dal Pastore Scola: «Siate missionari, specie voi giovani con i vostri coetanei un po’ “dimentichi”, della bellezza della vita cristiana ed ecclesiale». E quale momento migliore per “testimoniare”, se non prendendo parte all’Eucaristia conclusiva nell’area di Bresso con il Papa?
E lì, infatti, che l’Arcivescovo dà appuntamento al popolo affidatogli.

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