Il Cardinale ha benedetto l’oratorio Beata Vergine Immacolata, visitato la Casa natale di Pio XI e presieduto, nella Basilica cittadina, un’affollatissima Eucaristia

di Annamaria BRACCINI

desio Basilica dei Santi Siro

«Benvenuto, siamo contenti che la sua visita parta dall’oratorio. Vogliamo comporre davanti a lei il puzzle dell’oratorio con le foto dei nostri gruppi».

Dicono così i ragazzi dello storico oratorio di Desio dedicato alla Beata Vergine Immacolata, spazio di educazione amatissimo dalla città, da oltre 150 anni, e che, restaurato con una ristrutturazione durata nella sua seconda fase circa un anno, viene benedetto appunto dall’Arcivescovo, accolto dal prevosto, monsignor Elio Burlon e dal vicario episcopale per la zona V, monsignor Patrizio Garascia. Frequentato normalmente da centinaia di ragazzi che offrono, per l’occasione, semplici doni, la struttura è davvero bella, come nota subito il Cardinale, che esclama: “È proprio un nuovo oratorio, ma il suo significato rimane nelle persone, in voi, nei ragazzi, nei genitori, negli educatori, nei sacerdoti”.

«In questa società fluida e spesso traballante scrivere insieme la nostra storia è decisivo per la bellezza e la bontà di ognuno, come ci insegna il Signore Gesù che ha portato questo principio di comunione tra noi. L’oratorio sta diventando più che mai attuale perché tende a coinvolgere tutte le generazioni. Vi invito a viverlo così, come un luogo preziosissimo per la vita di tutti, in vista della vera riuscita umana che è la santità», spiega ancora Scola.

Poi, dopo un breve tragitto per le vie della Desio antica, l’Arcivescovo fa visita alla Casa natale di papa Pio XI, Achille Ratti, anche la locale banda gli tributa un omaggio musicale particolarmente riuscito e apprezzato dalla piccola folla che si è riunita intorno all’interno porticato d’epoca. Nella sala dove trovano posto, tra tanti cimeli preziosi, gli arredi originali dello studio del cardinale Ratti nei cinque mesi in cui fu arcivescovo di Milano, Giovanni Cucchiani, presidente della Fondazione “Casa natale Pio XI” e Agostino Gavazzi, presidente del “Centro Internazionale di Studi e Documentazione Pio XI”, spiegano il senso di un ricordo particolarmente sentito a Desio. E il Cardinale, allora, sul Libro d’Onore della casa museo, scrive: «Con viva gratitudine verso il grande papa Pio XI e quanti ne conservano la memoria con tanta cura».

Infine, il pomeriggio di questa visita – quasi una Visita pastorale, la definisce l’Arcivescovo stesso poco dopo – si conclude con l’atto più importante, l’Eucaristia, presieduta nella basilica dei Santi Siro e Materno, gremita, con il sindaco Roberto Corti e le autorità civili e militari in prima fila e con tanta gente che resta in piedi.

«Le cinque parrocchie della nostra Comunità pastorale “Santa Teresa di Gesù Bambino”, tutti i preti del Decanato di Desio che concelebrano le sono grati, Eminenza», dice monsignor Burlon, che sottolinea la felice coincidenza della data del 14 dicembre, giorno in cui nel 1929, proprio papa Ratti proclamava santa Teresa di Lisieux, della quale era devotissimo, patrona delle Missioni.

«Facciamo esperienza piena della Chiesa attraverso l’Eucaristia. La Chiesa, infatti, prima di essere il tempio di pietre, è il luogo della convocazione intorno a Gesù», dice l’Arcivescovo in apertura della sua omelia. «Se siete qui – continua, rivolgendosi direttamente ai fedeli – vuol dire che volete che il Signore sia il fulcro della vostra vita quotidiana, nei grandi rapporti costitutivi legati al matrimonio, alla famiglia, all’educazione dei figli, al lavoro; nel dolore, nella vita comune condivisa con tutti, in una società diventata plurale come la nostra, dove ognuno sappia ascoltare gli altri, in vista del bene anzitutto dei più fragili, nel contesto di crisi del lavoro che morde specie i più giovani. Non c’e gesto più importante che il Vescovo possa compiere che celebrare insieme l’Eucaristia. La nostra vita cristiana si rinnova nel campo che è il mondo, come l’oratorio, che ho appena visitato e benedetto, ci insegna».

Insomma – e ben lo si capisce ad ascoltare la voce del Cardinale –, un momento di Chiesa vissuto nella gioia, cui si aggiungono anche due ragioni personali per il Vescovo che indossa significativamente il Pallio (un frammento viene donato come ricordo della visita alla Basilica e alla città di Desio) e porta tra le mani il Pastorale che furono di papa Ratti : «motivazioni legate alla poliedrica figura di Pio XI e il grande il vincolo con il Servo di Dio monsignor Giussani nativo, appunto di Desio, cui – dice l’Arcivescovo – devo molto anche per il riconoscimento della mia vocazione. Egli fu genio dell’educazione, un dono dello spirito alla Chiesa tutta e alla vostra città».

Poi, il pensiero va alle Letture del giorno, al percorso di Avvento che stiamo vivendo come Diocesi «Vogliamo andare senza indugio verso il Signore che è venuto nella storia, che verrà nella gloria e che viene ogni giorno nel cuore dei giusti, come dice San Bernardo».

Da qui, nella V Domenica dell’Avvento ambrosiano che ha come titolo “Il precursore” ossia Giovanni Battista, la consegna ai fedeli di Desio. «Chiediamoci cosa voglia vuol dire essere testimoni, essere mandati. Non possiamo, allora, non domandarci se, nella nostra vita di inviati da Dio, Gesù è reale, un fatto vivo a cui ci rivolgiamo o solo una presenza evanescente. Il valore autentico della testimonianza è la capacità di auto-esporsi, di rischiare per accompagnare i nostri fratelli, consapevoli che portiamo nel ‘vaso di creta’ che ognuno di noi è, un grande dono. Il nucleo centrale del Vangelo di oggi ci porta a domandare di uscire dal gesto eucaristico che stiamo compiendo, con il desiderio di lasciare emergere la bellezza e la verità di questo dono, portandolo tra i fratelli. Bisogna chiedere con umiltà che realmente il Signore ci cambi ogni giorno e che noi si sia disposti a lasciarci convertire. Così, la parola ‘salvezza’ diventa concreta. Questo è l’augurio e il viatico che l’Arcivescovo vi lascia di cuore».

La grande festa della gente accompagna le parole finali della Celebrazione: «Vi raccomando di continuare sulla strada di coinvolgimento nella vita della parrocchia, di proseguire l’azione nelle realtà associative e legate alla carità, più che mai necessarie oggi. Il compito che sentiamo in maniera forte, è di riportare al Signore i molti che hanno ‘smarrito la via di casa’ e questo comporta in primis la nostra conversione».

Un “cambiare il cuore” che, ormai vicinissimi al Natale, ci chiede – lo sottolinea l’Arcivescovo – il prepararsi attraverso il sacramento della Riconciliazione, la preghiera quotidiana, la partecipazione alla Eucaristia anche feriale, «la condivisione con i nostri fratelli di qualunque cultura, etnia, lingua, soprattutto con chi è nel bisogno, prendendo qualche iniziativa di ospitalità», realizzando gesti magari piccoli «come mangiare una fetta di panettone».

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