Il Cardinale ha presieduto in Duomo la Celebrazione eucaristica che ha concluso il pellegrinaggio lombardo dell’effigie della Madonna di Loreto. Una peregrinatio che, promossa dall’Unitalsi lombarda, ha richiamato in molti e diversi luoghi, migliaia di fedeli, testimoniando la forza vitale del culto mariano anche nel mondo di oggi

di Annamaria BRACCINI

pontificale loreto 2015

La gente sul sagrato del Duomo guarda, qualcuno solo con un poca di curiosità, ma altri – molti altri – si fermano e fanno il segno della Croce. Passa la statua della Vergine Lauretana, concludendo, così, il grande pellegrinaggio che ha visto questo amato simbolo mariano percorrere la regione lombarda per un mese intero, in occasione dei novantacinque anni della fondazione dell’Unitalsi sezione Lombardia. E, così, in Duomo, seguendo la processione che parte dal Palazzo dei Canonici e arriva al portale maggiore della Cattedrale, sono tanti coloro che si ritrovano per la Celebrazione Eucaristica presieduta dal cardinale Scola. C’è anzitutto il vescovo di Loreto e delegato pontificio per la Santa Casa, monsignor Giovanni Tonucci che accompagna la statua e definisce il senso dell’iniziativa nella fioritura di una fede grande.

E, poi, ci sono i malati, i volontari, i medici, gli infermieri, le Dame e i barellieri, tutti insieme per questo grande momento, vissuto con i vertici dell’Unitalsi lombarda, presenti il presidente Vittore De Carli e il vicepresidente Giovanni Facchini Martini, il presidente nazionale, Salvatore Pagliuca.

Non mancano alcuni sindaci e autorità militari come il generale della Divisione Aerea, Settimo Caputo, comandante del presidio militare di Milano, proprio perché la Madonna di Loreto è la patrona dell’Aeronautica.

E, poi, naturalmente concelebrano il rito molti sacerdoti, tra cui monsignor Tonucci, monsignor Giuseppe Merisi, l’assistente regionale Unitalsi, monsignor Giovanni Frigerio, il responsabile del Servizio per la Pastorale della Salute della Diocesi, don Paolo Fontana. Dopo l’accoglienza dell’effigie, la preghiera dell’Angelus, le acclamazioni e la recita della preghiera a Maria composta dal Cardinale, inizia l’Eucaristia.

Sull’altare maggiore – dove sono posti la statua e il Gonfalone storico, quello della fondazione, dell’Unitalsi – De Carli, alla sua prima uscita pubblica dopo la grave malattia che lo ha colpito nei mesi scorsi, dice davanti all’Arcivescovo: «Grazie della sua vicinanza all’Unitalsi che ha reso possibile tutto questo nelle terre lombarde. Il pellegrinaggio della Madonna di Loreto ha segnato la riscoperta della fede da parte di tanti, di una devozione rinnovata, proprio perché quanto si scorge dietro la statua è il simbolo dell’amore». L’applauso che accoglie le sue parole testimonia l’affetto della famiglia unitalsiana a chi, nonostante la fatica, ha mantenuto la promessa «di esserci».

A tutti si rivolge, nella sua omelia, il Cardinale: «È con gioia che vi accolgo in questa immensa Cattedrale al termine del lungo e articolato pellegrinaggio nel quale la statua ha sostato in chiese e santuari, realtà associative e religiose. Il seguito che questo gesto ha avuto è un segno del grande amore per Maria che i fedeli che in questa nostra Italia conservano e anzi accrescono. Grazie alle Dame e i volontari che si prodigano non solo per i pellegrinaggi, ma anche per la progressiva cura e la tensione a trasformarsi in un’associazione vitale di fedeli, che permetta di vivere una fede compiuta tanto più necessaria, oggi, in tempi che tutti percepiamo particolarmente difficili e delicati. Interpreto la risposta al vostro pellegrinaggio come un dono della Madonna e un segno che il manto, espressione della misericordia del Figlio suo che ci tiene tutti uniti, si è ulteriormente allargato».

Dalla riflessione sul pellegrinaggio come simbolo della vita umana sulla terra, «da quando nasciamo a quando torniamo alla casa del Padre, dalle tante porte aperte e spalancate ad accogliere quanti non si sono opposti in termini ostinati e definitivi o alla sequela di Cristo o ai dettami della loro coscienza rettamente preparata», muove un’ulteriore indicazione dell’Arcivescovo.

«Di solito siamo noi che facciamo un pellegrinaggio, ma, in questo caso, Maria è venuta tra noi. I nostri carissimi malati sono coloro che più percepiscono il dono prezioso della vicinanza della Madonna. Dobbiamo essere grati di questo dono. Invece, spesso ci dimentichiamo della presenza di Gesù, di Maria, della Trinità stessa, o se ce ne ricordiamo, rimaniamo a livello di emozione che non diventa conversione». Senza, suggerisce l’Arcivescovo, quella misericordia «che è necessaria per essere più uomini e più donne».

Il riferimento è all’Epistola ai Romani proclamata nella Liturgia della Parola, «in cui Paolo ci invita a trasformare in azione questa gratitudine, come ha fatto Gesù che si è fatto via, verità e vita al nostro cammino».

Ma come è possibile lasciarsi “trasformare” da questa vicinanza mariana, specialmente quando si devono portare malattie pesanti o si vive la vecchiaia?

«Bisogna fare come ha fatto, appunto, Maria, donando per intero la nostra persona e facendo, così, eco a quel dono straordinario che è la misericordia di Dio, Gesù, volto della misericordia, come dice papa Francesco».

Da qui l’auspicio del Cardinale, rivolto, prima di altri, ai malati. «Offriamo le nostre sofferenze, prove, fatiche e tristezze, ma a anche le gioie che ogni cristiano, accompagnato dalla Vergine Santissima, continua a sperimentare, ponendole ai piedi della Madonna. Questo ci rende testimoni come Maria, donna consapevole del santo Vangelo. Le Chiese lombarde vi dicono ancora grazie e domandano a ciascuno personalmente l’offerta della vostra fatica, per il bene della società civile tanto, oggi, provata. Nella preghiera e nell’offerta verrà, fino in fondo e compiutamente, la speranza in Europa e una riscoperta di Dio che è condizione anche per vincere il terrorismo e per affrontare, in questa nuova epoca che ci attende, prove che non saranno senza dolore. Tuttavia, siamo veramente fiduciosi e, per questo, ci impegniamo a affidare ogni giorno alla Vergine le nostre famiglie, la nostra Patria e tutte le realtà che soffrono per terrorismo e guerra. Sotto il manto di Maria pratichiamo, per quanto ci è possibile, le opere di misericordia in questo straordinario Anno santo». Giubileo sul quale, a conclusione, il Cardinale torna con il pensiero: «È questa una bella occasione per invocare il perdono di Dio su di noi e invitare parenti e amici, che hanno un poco persa “la strada di casa”, a oltrepassare la porta Santa. Questo gesto sarà per il loro bene e per quello di tutti noi. La grande dignità di chi deve portare una malattia seria è di donarla per il bene di i fratelli e delle sorelle».

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