Il Cardinale, a Meda, ha presieduto la Celebrazione eucaristica nel sessantesimo anniversario della consacrazione di “Santa Maria Nascente”. Al neo responsabile della Comunità pastorale cittadina, e alla gente, l’Arcivescovo ha indicato la necessità di impegnarsi in un cammino di fede comunitario

di Annamaria BRACCINI

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In una mattina ancora estiva di sole pieno, il cardinale Scola arriva nella grande chiesa di Santa Maria Nascente, cuore di Meda da sessant’anni. Da quando (per la precisione era il 9 settembre 1956), l’arcivescovo Montini consacrava il tempio.

L’attuale successore di Montini e del cardinale Schuster, che volle “Santa Maria Nascente” nel 1939, presiede, infatti, per il sessantesimo, l’Eucaristia concelebrata da don Claudio Carboni, neo responsabile della Comunità pastorale “Santo Crocifisso” che riunisce le tre parrocchie cittadine, e da altri sacerdoti, tra cui tre presbiteri ordinati dallo stesso cardinale Schuster. È la seconda volta, nel 2016, che Scola torna a Meda, a testimoniare la gioia per l’importante anniversario parrocchiale e la vicinanza nei momenti di cambio alla guida della CP, di cui don Carboni ha preso possesso canonico solo quattro giorni fa. È lui che, salutando l’Arcivescovo, dice: «Questo tempio così importante ravviva ogni giorno la presenza dell’opera di salvezza di Cristo. Affidiamo ogni pietra viva a Maria Nascente e a lei». Sotto l’imponente cupola «diventata faro per la vita delle nostre famiglie», la gente è davvero tanta, con in prima fila il sindaco e le autorità civili e militari.   
«Non c’è nulla che l’Arcivescovo senta di più decisivo e conclusivo nella sua, talvolta, complessa attività pastorale che celebrare l’Eucaristia con il proprio popolo», risponde il Cardinale. «Celebriamo oggi questo atto, perché convocati da Gesù per vivere quello che, per i cristiani, è il senso e il cuore della vita che dona verità, bontà e bellezza. Viviamo questo gesto sostenuti dalla Parola di Dio per poter ritrovare vigore e, quindi, per comunicare, attraverso la vita di tutti i giorni, per Chi e perché siamo cristiani». 
La Lettura del profeta Isaia – con il suo “grido” di ricerca dolorosa della giustizia e della pace – è fonte di riflessione e di una prima domanda rivolta direttamente ai fedeli. «Questo brano ci aiuta a comprendere il travaglio e la fragilità delle nostre società europee in questo cambiamento di epoca, perché fatti troppo radicali stanno accadendo rispetto al dominio dell’uomo su se stesso, come la civiltà delle reti, il mescolamento dei popoli, gli sviluppi delle biotecnologie, per cui l’elemento di discontinuità tra i tempi è molto forte». 
Da qui la domanda: «Che peso ha, nella nostra vita, Gesù? Lo ricordiamo almeno un istante nella Giornata? Facciamo un segno di croce? Ricordiamo l’amore purissimo della Trinità?». 
Un approfondimento viene dall’Epistola ai Galati: «Essa ci dice che se impariamo a dare del “tu” a Cristo, se lo ritroviamo nella nostra mente, allora nemmeno la legge ci può condannare, perché a renderci giusti, nonostante tutti i limiti e i peccati, sarà Lui stesso. Se viviamo questo rapporto, il nesso eucaristico tra ciò che si svolge qui e la vita di tutti i giorni, fa nuovo tutto. Come è consolante tutto ciò: dovremo uscire dalla chiesa con la gioia nel cuore perché Gesù ci ha riabbracciato ancora una volta. Pensare con il pensiero di Cristo rinnova i nostri rapporti, da quello primario in famiglia fino alla costruzione di amicizia civica, sottraendo le nostre comunità alla noia e all’egoismo». 
Così come si esplicita nel Vangelo di Matteo appena proclamato – nota Scola –  con la parola-chiave attuale anche per noi: “non ne ho voglia, ma poi si pentì”.
«Ecco la decisività della capacità di non far scendere la sera senza chiedere perdono, la necessità della frequenza regolare al sacramento della Riconciliazione, l’importanza di superare i conflitti per cercare la strada della concordia, il mettersi con pentimento davanti al Signore essendo trasparenti nel rispetto del sacrario della propria coscienza, ma veri nel rapporto con l’altro. Facciamo riferimento al Rosario, preghiera molto semplice, ma che fa entrare nella nostra esistenza il mistero di Gesù, Maria e dei santi». 
E, alla fine, qualche raccomandazione pratica su come lavorare per realizzare la Comunità pastorale, superando le incomprensioni, «perché il futuro renderà chiara la bontà di questa scelta». Indica, il Cardinale, anche un’attenzione specifica per la scuola primaria parrocchiale “San Giuseppe” e le due scuole dell’infanzia paritarie. «Abbiate cura dei bambini e della prima educazione. In questo senso, le scuole paritarie sono di grande importanza, fate ogni fatica, anche economica, per mantenerle al fine di un’educazione solida dei nostri figli. Come laici prendete l’iniziativa perché siete i protagonisti della Chiesa, non dei clienti. Il vostro giudizio su problemi scottanti del nostro tempo e la vostra azione sono decisivi, perché voi arrivate là dove noi sacerdoti non riusciamo ad arrivare. Aprite le porte delle vostre case per parlare tra famiglie, partendo dai problemi reali. Imparate ad amare per primi, per sempre, in modo fedele, perdonando e insegnandolo i giovani. Altrimenti la vita sbanda». 

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