L’Arcivescovo a Brugherio ha visitato l’oratorio di Sant’Albino, «luogo di crescita» e ha benedetto il nuovo altare dedicato a san Bartolomeo: «Un evento storico»

di Filippo MAGNI

chiesa Brugherio

Città fortunata, Brugherio. Ha ricevuto la visita del cardinale Angelo Scola all’Epifania 2013 e oggi vede il suo ritorno per la cerimonia di consacrazione del nuovo altare della chiesa di San Bartolomeo.
Lo rileva anche l’Arcivescovo, dicendosi felice di aver approfondito la conoscenza della città anche grazie alla delegazione parrocchiale che l’ha accompagnato a Colonia, lo scorso anno, per le celebrazioni dell’anno dei Magi.
La visita odierna inizia dalla periferia della città, dal quartiere San Damiano – Sant’Albino che Brugherio condivide con Monza.
Un gruppo di bambini in età da elementari circonda Scola il quale, divertito dalla presenza dei giovanissimi, si fa accompagnare nella visita al cantiere dell’oratorio in fase conclusiva di rinnovamento
«I genitori e i nonni capiscono cosa è decisivo in questo tempo, l’educazione», afferma durante il momento di preghiera che segue il sopralluogo. L’educazione, si spinge ad aggiungere, «è così importante, che dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto per l’educazione. Piuttosto rattoppiamo i vestiti anziché comprarne di nuovi, ma non rinunciamo all’educazione. Perché genera buoni cristiani e, con le debite distinzioni, buoni cittadini».
Il rinnovato oratorio, auspica l’Arcivescovo, sia «un prolungamento della chiesa per tutti gli uomini di questo territorio». Sia un «luogo di crescita: per crescere bisogna cambiare e per cambiare serve una comunità». Naturalmente un nuovo edificio, anche funzionale, nulla può, da solo, precisa Scola rivolto ai fedeli che riempiono la chiesa dedicata a Santa Maria Nascente e San Carlo: «L’oratorio si rinnova ma ora tocca a voi. Non aspettiamo che siano i sacerdoti, gli educatori, ad occuparsi dell’educazione: Ognuno può dare una mano nel proprio ambito».
La parrocchia è inserita nella Comunità pastorale Epifania del Signore insieme alle parrocchie di San Bartolomeo, San Carlo, San Paolo. «Ho sentito da don Vittorino Zoia – aggiunge l’arcivescovo riferendosi ai prestiti concessi tra parrocchie di cui aveva da poco parlato il parroco – che la comunione tra le realtà parrocchiali arriva fino al portafogli. È una cosa molto importante, perché dimostra unità anche negli ambiti che ci toccano nel vivo”. Aiutiamoci, tra parrocchie, “non solo per generosità, ma perché questi ragazzi diventino donne e uomini autentici, capaci di vivere con realismo ed essere membri attivi della società».
La mattinata, un evento per la città che ha risposto con entusiasmo alla visita, prosegue nella chiesa centrale dedicata a San Bartolomeo. Dove Scola, presiedendo l’Eucaristia, benedice il nuovo altare: «È un evento storico – afferma -: su questo solido marmo celebreranno la messa numerose prossime generazioni».
La nuova tavola eucaristica è anche immagine della convivialità. «Quella che come Santa Sede vogliamo portare ad Expo, insieme alla Caritas e a tutte le iniziative della Diocesi che vogliono ricordare all’Expo, questo grande evento internazionale, che “non di solo pane vive l’uomo”. Certo – prosegue – il pane è fondamentale, ma c’è una dimensione di cibo spirituale, l’Eucaristia, la Parola di Dio che si esprime nella convivialità e deve attraversare persino il bisogno del cibo e deve risolvere, in tempo ragionevole, la tragedia della fame».
La suggestiva cerimonia di benedizione dell’altare passa attraverso il fonte battesimale, l’unzione della tavola, l’incensazione, la apposizione dei paramenti. Finché diventa una vera tavola eucaristica. L’arcivescovo Scola sceglie il brano evangelico con protagonista l’esattore delle tasse Zaccheo, cui Cristo disse “oggi vengo da te”. Questo invito – afferma – attraverso la consacrazione dell’altare, il Signore lo dice a ciascuno di noi, a partire dall’Arcivescovo. Abbiamo tutti bisogno che Lui venga da noi, ogni giorno. Lui è sempre con noi: è la via, la verità e la vita. Gesù rompe gli schemi. E Zaccheo cambia, riconosce di aver visto una possibilità nuova”.
L’augurio finale, ha concluso, «è essere orgogliosi della nostra fede: viverla, testimoniarla, comunicarla».
Come accadrà il prossimo 18 maggio in piazza Duomo: «Una serata cui tutti siamo invitati per mostrare che le energie che alimentano la famiglia umana sono fatte di cibi materiali e spirituali».

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