Il Cardinale nella Basilica di Sant’Ambrogio ha conferito, per l’imposizione delle sue mani e la preghiera, l’Ordinazione diaconale a due nuovi diaconi permanenti. «Siete un dono per la nostra Comunità diocesana», ha detto l’Arcivescovo sottolineando la necessita dell’essere presi a servizio dei più poveri ed emarginati

di Annamaria BRACCINI

diaconi permanenti 20162

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Il brano evangelico di Giovanni 15, scelto come motto, e l’immagine dalla croce che viene consegnata, durante il Rito della loro Ordinazione diaconale, sono come la sintesi più bella e incisiva del «significativo passo» che compiono i due nuovi Diaconi permanenti della nostra Diocesi. 
La basilica di Sant’Ambrogio affollata di amici, parenti, fedeli delle parrocchie di origine,  conosciute negli anni e di destinazione, fa da cornice, appunto, alla Celebrazione delle Ordinazioni conferite a per l’imposizione delle mani e la preghiera del cardinale Scola.
Stefano Accornero, 51 anni, padre di 4 figli destinato come collaboratore ai Garbagnate Milanese e Gabriele Ferrari, sessantenne 3 figli, che, a Colmegna di Luino, collaborerà con la Caritas Decanale e la Comunità Pastorale, divengono così Diaconi permanenti, circondati dall’affetto dei loro cari e dalla gioia di oltre 40 loro confratelli e dell’intera Chiesa ambrosiana, rappresentata in “Sant’Ambrogio” da sei Vescovi, dai Vicari di Zona, di Settore e dai Presbiteri.  «Abbiamo spesso ripetuto in questi anni che siamo presi a servizio della comunità cristiana. Quello che stiamo per compiere è un gesto sacramentale che nasce dalla volontà di Gesù di associare gli uomini alla Sua missione di salvezza. Una elezione, questa, che costituisce un ulteriore significativo passo nella storia di preferenza amorosa che il Signore sta vivendo con voi e che porterà definitivamente a compimento», chiarisce subito, in apertura di omelia, l’Arcivescovo che cita le parole di Paolo VI scelte dai Candidati 2016.  
«La bellissima preghiera del Papa che voi avete voluto condividere con noi dice, “Ricordati che mi hai suscitato alla vita, Signore”: dovremmo ricordarlo ogni giorno. Oggi la storia vi fa compiere un passo di grande rilievo, siglato dal vostro personale “Sì” e sostenuto delle vostre spose e dai figli. Dio ci sceglie per primo con assoluta gratuità e oltre ogni nostra capacità, dote e merito umano». 
Il riferimento è all’Epistola di Paolo nella I Lettera ai Corinzi e, dunque, al senso della “chiamata”: «Facciamo fatica a immedesimarci con quello che è ignobile, debole e disprezzato nel mondo. Solo l’ingenuità o la superficialità con cui spesso viviamo possono non farci capire che è un Altro che ci sta continuamente creando. Invece, Dio ha amato la fragile e imperfetta persona che è in noi chiamandoci a essere co-agonisti con il Suo disegno di salvezza».  
E questo perché, come dice ancora il Vangelo di Giovanni, “Siete scelti perché portiate frutto e il vostro frutto rimanga”. 
«Nel dono personale e libero delle nostre deboli vite si compiono le vostre persone. I Diaconi sono chiamati a comunicare, attraverso il loro specifico Ministero, la carità di Dio verso il suo popolo e tutti gli uomini».  
L’Arcivescovo richiama, così, la chiusura, domani, dell’Anno giubilare della Misericordia, «in cui siamo cresciuti nella consapevolezza della nostra fragilità che deve favorire la condivisione a partire dalla sofferenza chiara degli umili e dei poveri. Quindi, il vostro compito è, specificamente, servire la pietà di Dio, cioè nel portare il suo sguardo su tutti i bisogni dei nostri fratelli uomini». 
Uno “sguardo” che deve – continua il Cardinale – avere una natura di conversione. «Troppe sono le volte in cui siamo tentati di distogliere tale sguardo dai bisogni degli uomini, in cui ci difendiamo o facciamo finta di niente, in cui resistiamo al grido soprattutto dei più emarginati». 
La “provvidenziale coincidenza” è indicata da Scola nel fatto che proprio il 13 novembre si svolga, in tutte le carceri della Diocesi, il Giubileo dei Detenuti e della Polizia Penitenziaria. 
«È giusto sentire la sproporzione di fronte alle sofferenze degli altri, ma la nostra forza sta nella frase del Signore, “Io sarò con te” . Dobbiamo approfondire in noi e condividere con gli altri i medesimi sentimenti di Cristo, come ci stiamo impegnando a fare nell’Anno pastorale che stiamo vivendo. Occorre vivere questa attitudine come frutto del Giubileo: ci sprona in questo la visita del Santo Padre».
Poi, i gesti significativi della Liturgia di Ordinazione, con un momento particolarmente bello quando, ad aiutare i Diaconi a vestire gli abiti diaconali, arrivano mogli e figli. 
E, alla fine, ancora una breve riflessione: «Ricordiamoci specialmente, domani, inizio dell’Avvento ambrosiano, dei carcerati. L’Avvento è il tempo della grande speranza. Qualunque cosa avvenga a livello personale e comunitario e per come possiamo leggere le circostanze non facili della situazione geopolitica del mondo,m la venuta del dolcissimo Bambino che è il Figlio di Dio deve generare un’attesa vigile che diventi realmente profumo di santità e modalità di costruzione di amicizia civica».          

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