Presiedendo il Pontificale del giorno di Natale, l’Arcivescovo ha sottolineato il momento di crisi attuale e la possibilità di uscirne.«Solo insieme e con solidarietà», ha detto

pontificale Natale 2013

Guardiamo al futuro non con paura e rabbia, ma con la fiducia che viene dalla nascita di Gesù che si fa rinascita per noi .
E proprio “sul modo di vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”, come scrive Paolo a Tito, si sofferma il Cardinale nel Pontificale, presieduto sempre in Cattedrale, la mattina di Natale. «La nascita di Gesù deve divenire una ri-nascita», secondo nuovi stili di vita. «Sobrietà significa equilibrio rispettoso del bene di tutti e una distaccata magnanimità nell’uso dei beni, il cui utilizzo ha come destinazione tutta la popolazione del mondo. Giustizia domanda valorizzazione della dignità, equità, eguaglianza autentica, solidarietà a livello personale, sociale e, in modo particolare, politico, in chi ha il compito di guidare le istituzioni; pietà vuol dire non dimenticarsi del rapporto con Dio dentro il nostro quotidiano, rapporto che da secoli, nelle nostre terre, ha creato un costume che non deve andare perduto e che dobbiamo custodire. Il costume del prendersi cura della vita e della morte, del bisogno dei piccoli, degli anziani e dei più emarginati».
Un rispetto per la vita da preservare sempre che si fa insegnamento per l’uomo di oggi, spesso incantato dalla ricerca scientifica con i suoi progressi e regressi, pare suggerire l’Arcivescovo, quando osserva: «La vita, ogni vita, è sempre un bene ed è degna di essere vissuta dal concepimento fino al suo termine naturale».
E il pensiero va, allora, a quella che definisce «l’improcrastinabile urgenza di un nuovo ordine mondiale, come da anni la Dottrina sociale della Chiesa domanda» e che può essere affrontato, appunto, solo attraverso atteggiamenti di sobrietà, giustizia e pietà, a partire dalla persona e attraverso i corpi intermedi, incominciando dalla famiglia e dalla comunità parrocchiale, dalla società
«L’anno che è alle porte si annuncia difficile. Il travaglio che accompagna l’ingresso nel Terzo millennio si manifesta dolorosamente nella crisi economico-finanziaria che continua a pesare su molte donne e molti uomini, soprattutto sui bambini – sono troppi che ancora nel mondo non hanno il minimo necessario per superare la fame, nota con dolore – sui giovani e le famiglie. L’umiltà del Dio che si fa uomo in questo santo Natale ci indica la modalità con cui affrontare questa assai delicata fase di passaggio. Non con paura e rabbia, comprensibili quando non hai più un terreno solido su cui poggiare i piedi, ma, alla fine, impotenti a generare futuro. Serve condivisione, ospitalità, amicizia civica, fattori che generano la solidarietà necessaria per uscire insieme – ripete con forza il Cardinale – da questa prova».

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