Nelle celebrazioni dell’1 e 2 novembre l’esortazione dell’Arcivescovo: «Intensifichiamo l’amicizia civica contro la paura e l’ideologia»

Scola_Monumentale

Milano ha le risorse «perché si possa concorrere insieme a costruire vita buona». Nel contesto di due ricorrenze care alla devozione popolare – Ognissanti e la commemorazione dei defunti – il cardinale Angelo Scola ha ribadito questa sua convinzione anche a fronte di un’attualità cittadina che pare andare in senso opposto.

Il primo monito arriva in Duomo, nel Pontificale per la festa di Tutti i santi: «I tempi che stiamo vivendo urgono il coinvolgimento quotidiano che la santità sola può garantire. Quale civiltà vogliamo? Che Milano stiamo costruendo? Non solo la Chiesa, ma la società tutta domanda donne e uomini santi: cristiani autentici e buoni cittadini. Persone capaci di comunione, di dialogo, di accoglienza, che sanno vincere le paure con un’equilibrata pratica solidale, intensificando l’amicizia civica».

Ma è nel pomeriggio, in occasione della Messa al Monumentale, davanti ai rappresentanti delle istituzioni civili, che l’esortazione dell’Arcivescovo si leva più alta: «Occorre costruire una società giusta». Sottolinea Scola: «Convivere è questione di buon senso, dato che dobbiamo vivere insieme, anche con gli immigrati che arrivano. La paura può essere comprensibile, ma è cattiva consigliera. La si batte solo ascoltandoci reciprocamente, non contrapponendoci in una maniera sterile e che porta a dividerci ancora di più». Perché l’ascolto aiuta a trovare «le ragioni per rendere accettabile il cambiamento, anche se costa sacrifici». Il nemico da sconfiggere «è l’ideologia»: «Quando noi trasformiamo un problema reale – quale è l’assorbire in pochi anni tanti immigrati – e lo strumentalizziamo per scopi che non sono quelli del bene comune, cadiamo nell’ideologia e non costruiamo nulla». L’attuale momento di difficoltà «deve affratellarci, non estraniarci l’uno dall’altro». Servono uomini e donne promotori «di quell’amicizia civica e di quella comunione ecclesiale di cui ha tanto bisogno il terzo millennio». E in questo senso il ricordo dei defunti non è solo una «questione sentimentale», ma diventa un impegno a cambiare «qui e ora», a capire che «spesso dimentichiamo che la vita, attraverso il lavoro, il riposo, il male fisico e morale, l’edificazione di una società giusta, assume un senso diverso se ci ricordiamo di Colui che ci accompagna ogni giorno. Dobbiamo ritrovare la consapevolezza quotidiana di tutto questo, nella preghiera, nella fraternità, nella solidarietà radicata».

Concetti ripresi nella celebrazione vespertina del 2 novembre in Duomo: «Nella comunione con tutti i nostri cari trapassati sentiamo questa responsabilità anzitutto in vista della rigenerazione dei rapporti», che significa «accettare il compito di edificare una vita buona nelle nostre realtà milanesi e relazioni di amicizia civica». Già nel pomeriggio, al cimitero di Bruzzano, Scola aveva fatto un ulteriore richiamo alla responsabilità condivisa: «Tutta questa fascia della periferia, sorta negli anni Sessanta, ha bisogno oggi di essere segno di rigenerazione per la città intera. Siate portatori di una cittadinanza piena, capace di sopportare i disagi e le fatiche che i grandi mutamenti in atto creano, e di perdonare gli elementi di male con cui dobbiamo fare i conti. Diventiamo cristiani autentici e cittadini appassionati di amicizia civica, di equilibrata convivenza, di partecipazione a partire dalla famiglia, dal quartiere, dal condominio, in grado di non mettere i diritti contro i doveri, di non sentire la legge come un obbligo da evitare… Questo chiede Milano, a partire dai rapporti nella famiglia fino alla condivisione e alla solidarietà verso chi è nel bisogno, nella necessità e nell’emergenza…».

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