Il cardinale Scola, presso il Collegio “De Filippi”, è intervenuto al Convegno per i 50 anni della Fondazione “La Casa di Varese”. In un articolato dialogo, ha delineato il senso della differenza sessuale e della centralità della famiglia come chiesa domestica

di Annamaria BRACCINI

varese/IMG_2814 - Copia

Fu l’attenzione alla famiglia e alla coppia a spingere, il 19 marzo 1966, l’allora prevosto di Varese, monsignor Enrico Manfredini, a fondare il Centro e Consultorio familiare “La Casa di Varese”. Poi, in questi decenni, il compiersi di una storia di crescita e di incremento delle attività, fino ad arrivare, nel 2015, alla notevolissima offerta di 16.119 consulenze di tipo psicosociale e medico e agli oltre 2000 ragazzi avvicinati fornendo loro educazione all’affettività e alla sessualità. Più di 70 le persone che, a diverso titolo, garantiscono tutto questo lavoro: medici, specialisti, personale infermieristico, psicologi e psicoterapeuti, assistenti sociali, legali, mediatori familiari e tanti volontari.
Lo dice, presso il Collegio “De Filippi” di Varese, il presidente della Fondazione (“La Casa” lo è dal 2006), Carlo Negri, parlando di una particolare emozione per la presenza del cardinale Scola che siede accanto a lui. Sul palco, a festeggiare il 50esimo, anche Giampiero Cottini, alla guida per molti anni dell’Istituzione, amico di lunga data dell’Arcivescovo, grande esperto di tematiche inerenti alla famiglia. È lui, di fronte a un folto pubblico, soprattutto composto dallo staff a ogni livello della Fondazione con, in prima fila, il direttore Giuseppe Tarantino – ma ci sono anche il sindaco della città, Davide Galimberti, il prevosto, don Luigi Panighetti, autorità militari e civili – a porre alcune domande con le quali si articola, attraverso le risposte di Scola, il dialogo. «Il Cardinale è sempre stato per me figura sapienziale – dice Cottini –, ma capace di un’attenzione delicata personale e umana alle famiglie. Alla sua scuola ci è dato di capire una verità profonda: la gioia dell’amore, Amoris Laetitia».
Da parte sua, l’Arcivescovo spiega, «nella vostra istituzione avete la forza della storia e l’energia del presente» e ricorda monsignor Manfredini «grande sacerdote e Vescovo, capace di una fede e di una dedizione cristalline, che mi ha molto aiutato anche in momenti non facili». «Dove possiamo incontrare le famiglie e che famiglie incontriamo oggi?», chiede subito Cottini.

Amore e famiglia

«Dal punto di vista del cambiamento di epoca così imponente, indicato da papa Francesco e nella confusione in cui versa oggi il sentimento dell’amore, sembrerebbe che la famiglia, come l’abbiamo sempre intesa, non abbia molto spazio», sottolinea il Cardinale. Laddove Claude Levi-Strauss osservava che in tutte le culture si possono rintracciare modi diversi di esprimere l’amore, ma vi è sempre un dato ultimo che ha iscritta in sé la dimensione del “per sempre” e resta strutturalmente aperto alla vita, «nel giudicare la famiglia, oggi, è più che mai necessario tornare alle cose, alla realtà, nella consapevolezza che l’esito del nostro impegno per la verità nel campo dell’amore, dell’affezione e della famiglia, non è nelle nostre mani, ma appartiene al Signore». Al di là delle forme culturali che possono essersi evolute, c’è, infatti, una tenuta del nucleo sostanziale, «prova ne sia che tutti vogliono sposarsi e fare famiglia anche gli omosessuali. A essere in crisi non è la famiglia, ma la coppia».
Semmai il dovere è, suggerisce Scola, una testimonianza vissuta che pone «la famiglia come chiesa domestica e cellula vitale della società».
Appunto perché, in una società plurale, tendenzialmente conflittuale, in cui coesistono mondovisione diverse, occorre narrare e lasciarsi narrare, proponendo ciò che riteniamo essere la verità: in questo caso, la famiglia come rapporto stabile, fedele e aperto alla vita tra uomo e una donna. Se, come cristiani, non lo facciamo ci sottraiamo all’edificazione della società». Come a dire, «la verità di un contributo ecclesiale e sociale si vede testimoniando, nell’azione, la realtà di famiglie in cui l’ideale evangelico viene vissuto e comunicato in chiave propositiva e non egemonica».
Questione obiettivamente urgente, specie considerando che «il grande problema del cattolicesimo, particolarmente acuto nelle nostre terre, è il perdersi del soggetto. Dobbiamo dare uno spazio adeguato alla grande intuizione Patristica della famiglia quale chiesa domestica, riproposta dal Concilio, ma dalla quale siamo ancora lontani». Poi, la questione del mistero nuziale e il rapporto con la misericordia.

Il Mistero nuziale

«Ho usato la definizione di “mistero nuziale” quando sono stato chiamato da Giovanni Paolo II a dirigere l’Istituto per gli Studi su Matrimonio e Famiglia», nota l’Arcivescovo che è anche autore di un volume con tale titolo riedito ultimamente nel 2104.
«Il primo punto del mistero nuziale è capire bene la differenza sessuale nel suo vero significato, che rimane insuperabile, al contrario della diversità, perché è una dimensione intra-personale dell’io, dunque, interna alla persona. Dimensione che apre alla relazione, ma la precede. Incontrando la differenza sessuale, ognuno di noi è spostato. Il mistero nuziale è l’unità inscindibile, dal punto di vista del valore, tra le tre dimensioni: la differenza che, facendosi unione tra uomo e donna nell’amore, diviene generatività e procreazione nell’atto coniugale poiché l’amore è diffusivo».
Nel cammino che la società sta facendo dobbiamo avere la responsabilità di rappresentare questo mistero, infatti, un mondo che non pensa la differenza nella Trinità fa più fatica a pensare anche quella sessuale. La Trinità, insomma, come paradigma anche della famiglia secondo la geniale intuizione dell’Esortazione apostolica di san Giovanni Paolo II “Familiaris Consortio”, in quanto come scriveva Guardini, essa è l’affermazione assoluta della comunione, ma della differenza tra i Tre. «Di questo ha bisogno una società autentica: di amicizia civica, della più grande comunione nel rispetto della sacralità del singolo. a misericordia è la punta di diamante di tutto questo movimento».

La Misericordia e la testimonianza

Ma come comprendere, nel profondo, la misericordia? «Impossibile se non si mettono insieme l’apertura al “misero”, la libertà e la giustizia».
«La misericordia resta sempre l’antefatto dell’azione della libertà umana che poi deve decidere se fare il bene o il male, fino ad arrivare a chiedere l’abbraccio del perdono»
Infine, la questione della vita. «Il moto affettivo verso l’altro, nella differenza sessuale, scatena un’affezione che, se viene scelta, porta all’esperienza dell’amore. Generare la vita, un figlio, è come il surplus dell’amore. Come avviene per l’atto del pensiero e della volontà che sono sempre determinati – non si pensa qualcosa di “vuoto”, ma vi è comunque un oggetto del pensiero e della volontà –, se noi spezziamo l’unità tra l’atto coniugale e ciò per cui lo si vuole, la procreazione, rompiamo il mistero nuziale e ricerchiamo un piacere effimero».
Chiaro il monti conclusivo: «Il grande nemico attuale è la confusione che si supera non con il ragionamento, ma con la testimonianza. Il cristiano è qualcuno – come diceva santa Teresa di Calcutta delle sue giovani consacrate – che ama Gesù e trasforma in azione vivente questo amore».

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