Dai volti e dai gesti delle persone che Cristo incontra sulla via del Calvario - la Madonna, il Cireneo, la Veronica - nella seconda tappa della Via Crucis quaresimale lo sguardo del cardinale Scola si è allargato alle molte ferite che travagliano oggi l’umanità

di Annamaria BRACCINI

Cireneo

I volti della Misericordia, della Madre, del Cireneo, della Veronica, che segnano la via dolorosa di Gesù fino alla sua seconda caduta. È un appello a riconoscere e a seguire la misericordia viva che nasce dall’incontro con Cristo, quello che il cardinale Scola rivolge alle migliaia di persone che si affollano tra le navate della Cattedrale per la seconda Via Crucis attraverso cui si ripercorrono le Stazioni dalla IV alla VII del cammino catechetico 2016, «Ora si è manifestato il perdono di Dio».

«Saremmo lontanissimi dall’evento di Cristo, passo, morto e risorto – che pure qui ci unisce – senza i volti della Misericordia», nota l’Arcivescovo che, dopo aver portato la Croce fino sull’altare maggiore, parla con forza, direttamente ai fedeli, tra cui, specificatamente invitati per l’occasione, gli appartenenti alle Zone pastorali V (Monza) e VII (Sesto San Giovanni), gli aderenti all’Apostolato della Preghiera, alla Comunità di Sant’Egidio, alle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione e a Comunione e Liberazione.

«È impressionante questo dato: senza l’altro uomo, senza il fratello, Cristo risulterebbe per noi lontano e indecifrabile, tanto che Lui stesso si è fatto uno come noi. Per questo la nostra resistenza degli uni verso gli altri, che si fa subito estraneità, a partire spesso da episodi banali, quando non diventa addirittura inimicizia, è impressionante», riflette ancora Scola. Eppure è proprio l’opera della redenzione di Gesù che ci aiuta e costringe a passare dall’altro. Il pensiero è alle fatiche degli adulti e «ai pasticci affettivi» dei giovani, «ma, soprattutto, alle ferite oggettive degli ultimi, dei grandi poveri di strada, degli immigrati, dei carcerati; degli ammalati: penso anche a noi».

Quel “noi”, fatto di tanti io, per cui, mai come in questo tempo di Quaresima, vale la domanda sul senso profondo dell’essere umano: «Chi siamo, quando la vita ci ridimensiona e ci riporta alla nostra misura vera dopo i narcisismi della giovinezza?». Chi siamo – suggerisce ancora il Cardinale – «senza Colui che ci vuole bene? Ecco i volti della Misericordia», come quello del Cireneo cui è dedicata l’icona che accompagna questa Via Crucis, con la bellezza cromatica ed evocativa dell’ottocentesco antello del Bertini, facente parte della Vetrata 19 del Duomo.

«In fondo il Cireneo è un uomo come noi, anonimo – dice l’Arcivescovo citando le parole di San Giovanni Paolo II proposte come testimonianza -. Anche se non abbiamo la forza di Maria, dello Stabat Mater, dobbiamo andare fino in fondo a questa logica di costrizione che è anche base dell’offerta. Come testimonia, appunto, Maria, la regina del silenzio che, abbracciando la ferita della Croce, “si sposa alla redenzione”», per usare l’espressione di Mauriac.

E, poi, dopo l’esempio insuperabile dell’amore materno e virginale, il secondo volto di donna della misericordia, la Veronica: «Cosa c’è di più femminile della capacità di svettare sul maschio in compassione? Guai se la donna perde questa capacità di “patire-con”, che piaccia o no alla mentalità dominante. È questo lo sguardo attraverso cui la donna consistente e matura spacca ogni seduzione, libera l’uomo dalla sua fragilità e, se è sposa, porta figli, realizzando quell’inizio di società potente, che può apparire disprezzato a prima vista, ma che non lo è perché l’opinione dei mass media non è quella del popolo». Il monito è a «rompere con coraggio la lontananza dalla persona fisica di Gesù nella sua trasposizione eucaristica».

Così, la parola misericordia assume un senso più intenso nella consapevolezza del dolore dei peccati – «per questo è molto importante fare il gesto di accostarci al Sacramento della Riconciliazione» – perché, come Manzoni fa dire a Lucia davanti all’Innominato, «Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia».

«È la voce di tutti i miseri di questo mondo. È la vittima che, come molte volte è successo nella storia, muta il cuore del carnefice. Questo vale anche ai nostri giorni, nelle grandi prove politiche e sociali in cui siamo immersi. Non possiamo dimenticare i cristiani che muoiono per la fede, come in Nigeria, dove per andare a Messa si rischia di perdere la vita». Realmente, allora il dolore dei peccati si fa superamento del nostro egoismo e «supplica per imparare a cercare il volto del Signore che è vicino a chi ha il cuore spezzato e salva gli spiriti affranti».

Infine, l’invocazione che è preghiera: «Fa’, Signore, che possiamo accompagnarti sulla via del Calvario con l’amore deciso, totale e fedele di tua Madre. Aiutaci a non lasciarci sopraffare dalla paura del sacrificio, donaci quella che fu l’umiltà del Cireneo. Fa’ che, come la Veronica, ci lasciamo imprimere nella carne le ferite del Tuo volto amato. Fa’ che accettiamo di essere messi a terra. Fa’ che tutto questo allarghi in noi il senso dell’altro, ce lo faccia amare e stimare». «Come sarebbe diverso il mondo se i cristiani tentassero almeno di praticare l’amore per i nemici. Ma se siamo qui è perché nel profondo del nostro cuore, lo vogliamo. Di ciò rendiamo grazia alla nostra amata Chiesa ambrosiana e a quella intera, al Santo Padre che, con tanta forza testimoniale, la conduce».

 

Chiesa Tv trasmetterà la Via Crucis in replica alle 18 mercoledì 2 e venerdì 4 marzo.

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