L'Arcivescovo ha celebrato la Messa nella chiesetta del Sacro Cuore ai piedi della Grigna gremita di lecchesi e turisti in occasione del 70° anniversario di costituzione dei Ragni di Lecco

di Marcello VILLANI

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Un messaggio in favore dell’umiltà e per la misericordia, quello che è risuonato dal “balcone di Lecco”, i Piani Resinelli, a 1252 metri di altitudine, ai piedi della Grigna, grazie alle parole del cardinale Angelo Scola, arcivescovo di  Milano, pronunciate nella chiesetta del Sacro Cuore (sacrario per i caduti della montagna risalente al 1917), gremita di lecchesi e di turisti dentro e fuori. Un messaggio accompagnato dalle note del coro Grigna (guidato dal maestro Invernizzi), dai concelebranti monsignor Franco Cecchin, prevosto e decano di Lecco e don Vittorio Bianchi, parroco di Abbadia Lariana, alla presenza del sindaco di Lecco Virginio Brivio e di altre autorità.
Il Cardinale ha lanciato dalle montagne a lui tanto care (ha ricordato di essere stato amico del “Bigio” Carlo Mauri), messaggi di grande semplicità e impegno. Il concetto chiave della sua omelia ha riguardato il valore grande dell’umiltà. Scola si è rivolto ai Ragni della Grignetta, di cui era ospite ed estimatore: «Più si è grandi più è necessario farsi umili, nel senso di attaccati alla terra – ha spiegato l’Arcivescovo –. Ed essere umili significa sapere che non si può strafare. Anche i Ragni sanno che a volte la montagna è più forte e c’è una legge della natura da rispettare: non si può sempre arrivare in cima. L’umiltà consente di raggiungere la pace e la giustizia». Bisogna soddisfare due condizioni, però, per essere veramente umili: «Fare il bene a chi ha bisogno in modo gratuito (e ha fatto riferimento alla parabola degli invitati a nozze, Lc 14-15): essere misericordiosi come dice papa Francesco è segno della Trinità delle nostre vite. L’altro elemento di umiltà è vivere la vita come avventura. Intesa come restare aperti al futuro».
Poi il valore dell’umiltà è stato declinato nella sua dimensione essenziale: «La famiglia, che è cellula base della società, è il luogo dove la Chiesa si manifesta nel modo più visibile. Anche qui regna l’umiltà». Scola ha spiegato: «Oggigiorno ci sono tante famiglie ferite, i giovani hanno paura del “per sempre” e in questo modo si precludono l’esperienza di un amore pieno. Spesso vengo avvicinato a fine messa da coppie che vengono da 50-60 anni di matrimonio: bisogna spiegare ai giovani la bellezza di un amore vero e definitivo come questo, in contrasto con il cambiare sempre partner che non porta a nulla del genere». Dall’umiltà, alla famiglia, fino alla pace: «La pace della famiglia diventa anche pace della Chiesa, nelle varie realtà ecclesiali che tra di loro devono vivere immerse nella fraternità. È importante vivere anche la pace nella società anche se questo che stiamo vivendo è un cambiamento epocale. È necessario un nuovo ordine mondiale per garantire pace e vita degna per tutti». Poi l’Arcivescovo di Milano ha citato la povertà, le migrazioni, i cambiamenti che sono sotto gli occhi di tutti. Scola ha, infine, ricordato padre Augusto Gianola di Lecco concludendo la sua omelia con una sua frase: «Io sono fatto così. Non posso arrivare in Paradiso in altro modo. Anche l’aldilà non posso non immaginarlo che come la più bella delle avventure». Alla fine un volume sulla storia dei Ragni è stato regalato al Cardinale dal presidente Fabio Palma e dal consiglio direttivo dei “maglioni rossi” che hanno fatto avere all’Arcivescovo una relazione dettagliata.

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