Oltre 250 partecipanti provenienti da tutta Italia hanno accolto l’Arcivescovo intervenuto all’Incontro nazionale in corso in questi giorni presso il Seminario di Venegono

di Gloria MARI

Ordo Virginum

Sono state oltre 250 le partecipanti provenienti dalla varie diocesi italiane che hanno accolto il cardinale Angelo Scola intervenuto all’Incontro nazionale dell’Ordo virginum in corso in questi giorni presso il Seminario di Venegono (Va).

Terminato il seminario di studio con la presentazione della Diocesi di Milano, si è proseguito venerdì 28 agosto approfondendo la costituzione dogmatica Dei Verbum che proprio quest’anno compie cinquant’anni dalla sua approvazione.

Una giornata intensa iniziata con la celebrazione delle lodi presiedute da monsignor Luigi Stucchi, Vicario episcopale per la Vita Consacrata femminile della Diocesi di Milano e poi scandita da due relazioni sul valore della Parola di Dio.

«A Dio che si rivela è dovuta l’obbedienza della fede» (Dei Verbum 5) è stato invece il titolo che l’Arcivescovo di Milano ha voluto dare al suo intervento, sollecitando numerose e incalzanti domande da parte di molte convenute.

«L’espressione conciliare – ha detto il Cardinale – descrive bene il cuore dell’esperienza cristiana perché pone in primo piano il fatto che il Signore si manifesta come il Dio-che-parla ad ogni uomo e ad ogni donna… comunicando la sua stessa Parola a fondamento dell’esistenza».

Una rivelazione straordinaria perché ha un nome e un volto che è quello di Gesù di Nazareth, il Verbo fatto carne. Sottolineatura importante soprattutto per coloro che seguono Cristo sine glossa, come le appartenenti all’Ordo virginum. Con un rimando alla recente Nota Pastorale della Conferenza episcopale italiana il cardinale Scola ha evidenziato come «la vocazione delle vergini consacrate si configura come sequela di Cristo casto, povero, obbediente, a radicale e fedele imitazione della sua vita» e ancora come «la forma specifica di consacrazione nell’Ordo virginum è caratterizzata dall’impegno a condurre una vita di fede e di radicalità evangelica, nelle condizioni ordinarie dell’esistenza».

Un intervento articolato e profondo che ha portato a dire come «l’obbedienza della fede a Dio, offerto nel suo Verbo incarnato, non sia autentica e adulta fino a quando non diviene testimonianza. Infatti l’obbedienza della fede diviene essa stessa forma testimoniale della verità rivelata da Dio mediante la sua Parola». Quell’obbedienza di fede che «porta la nostra vita ad immedesimarsi con la vita di Cristo, ad avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù (cfr. Fil 2,5), il suo stesso pensiero (cfr. 1Cor 2,16) ».

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