Durante la festa dell’Esaltazione della Santa Croce e il rito della Nivola l’Arcivescovo ha benedetto la statua del beato Luigi Biraghi

di Simona BRAMBILLA

Nivola Duomo Milano

«Essere qui oggi significa per noi vivere nuovamente la gioia e la grande emozione che abbiamo vissuto nel 2006, quando monsignor Biraghi fu beatificato. Con commozione oggi vediamo il nostro fondatore entrare nel suo Duomo». Le parole di Maria Angela Agostoni, madre generale delle suore Marcelline, sono emblematiche dell’atmosfera che si respirava in Duomo questo pomeriggio, durante la festa dell’esaltazione della Santa Croce e il rito della Nivola, celebrazione in cui l’Arcivescovo ha benedetto la statua del beato Luigi Biraghi, fondatore dell’Istituto delle Suore Marcelline. «Le sue radici sono ambrosiane, ai piedi della statua infatti è presente una piccola figura della basilica di S. Ambrogio per richiamare il ritrovamento da lui compiuto delle tombe dei due martiri Gervaso e Protaso,– continua madre Maria Angela Agostini -. L’atteggiamento della statua è curvo perché don Luigi era curvo verso il tempo, ciò ha gli ha permesso di accorgersi del grosso buco educativo delle giovani “borghesi” dei suoi anni e per questo ha fondato il nostro istituto». La statua del beato Biraghi, scolpita dall’artista milanese Mauro Baldessari, verrà messa, guardando l’altare, nella prima colonna del transetto di sinistra. Questa statua è il simbolo di una santità in evoluzione, i santi e i beati non sono solo quelli del passato, oggi ci sono nuovi modelli di santità da seguire. La benedizione della statua del beato Luigi Biraghi ha dato inizio ad una celebrazione molto popolare e che ha lasciato profonda traccia nella tradizione ambrosiana, anche per la singolarità del Rito della “Nivola” che, ogni anno, è presieduto dall’Arcivescovo. La Nivola (nuvola ndr) è una sorta di ascensore sulla quale ha preso posto l’Arcivescovo, che è salito fino al reliquiario, dove ha prelevato il S. Chiodo. La preziosa reliquia della Passione del Signore è stata poi posta sulla volta del presbiterio del Duomo, dove rimarrà esposta alla venerazione dei fedeli per tre giorni. L’arcivescovo Angelo Scola, nella sua omelia ha sottolineato l’importanza di questa celebrazione, rievocando anche l’operato del beato Biraghi. «Carissimi fedeli, abbiamo vissuto insieme l’inizio e la parte media di questo vespero in cui ripercorriamo una grande tradizione ambrosiana, quella di presentare la preziosa reliquia dal S. Chiodo. Come aiutare ciascuno di noi a vivere questo gesto nella sua intensa verità? A non ridurlo a qualche cosa di esteticamente bello? C’è una sola strada che anche oggi monsignor Biraghi ci ha richiamato, si chiama immedesimazione, cioè entrare in profondità con il cuore, la mente e il gesto nel senso e nel significato profondo di questa reliquia. Nel crocefisso c’è la tua salvezza, la mia salvezza, la salvezza di tutti». L’arcivescovo ha poi voluto spiegare a tutti il valore della morte di Gesù: «Una nuova parentela, una nuova famiglia nasce dal dolore di Gesù prima del suo ultimo respiro: la famiglia cristiana, la famiglia di coloro che in questo crocefisso hanno voluto vedere la strada per raccogliere la profondità del S. Chiodo».
Nel giorno in cui la Beata Vergine Maria Addolorata viene ricordata, il Cardinal Scola ha infine evidenziato la grandezza di questa martire. «Affidiamoci alla Vergine addolorata, mettiamo nelle sue mani le nostre vite, stringiamoci con forza nella capacità di accettare tutto ciò che la provvidenza ci manderà cosi che la vittoria della croce possa essere segno prezioso per i nostri fratelli e le nostre sorelle. Questa è la strada della testimonianza che ha avito in don Biraghi un segno straordinario perché ha capito per tempo la decisività dell’educazione che resta oggi il problema numero uno della chiesa e del mondo. Non c’è valore che possa essere anteposto a questo scopo fondamentale: aprire il cuore e la mente dei bambini, ma anche degli anziani affinchè abbraccino il crocefisso, l’unica cosa che dà senso pieno alla vita».

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