Il cardinale Scola ha presieduto la Celebrazione eucaristica per l’avvio della Comunità pastorale “Beato Francesco Paleari” di Pogliano Milanese. «Occorre aprirsi alla Comunità, con generosità e superando le resistenze al cambiamento», ha raccomandato l’Arcivescovo ai moltissimi fedeli presenti

di Annamaria BRACCINI

Pogliano

“La Comunità accoglie con gratitudine la visita del cardinale Angelo Scola e si introduce con rinnovato impegno nel Nuovo Anno Pastorale”.

Il grande manifesto di benvenuto, issato sul campanile della chiesa di Santa Rita da Cascia a Bettolino di Pogliano Milanese, esprime al meglio i sentimenti dei fedeli che si affollano per l’arrivo dell’Arcivescovo, accolto – sulle note eseguite dal gruppo bandistico poglianese -, dal clero, tra cui il decano del decanato Parabiago, don Felice Noè, il parroco uscente don Mario Gonti, dal sindaco del paese, dai membri del Consiglio pastorale e dalle autorità locali civili e militari.

È da trent’anni, dall’episcopato del cardinale Martini, che Pogliano non riceve la visita del suo Pastore e si comprende, quindi, l’attesa è l’emozione anche del responsabile della nuova Comunità Pastorale, don Andrea Cardani, già parroco di Santa Rita, immesso ufficialmente nel nuovo incarico proprio in mattinata.

E la ragione per cui arriva il Cardinale è appunto l’avvio della Comunità pastorale intitolata al beato Francesco Paleari, nativo di Pogliano, – «figura assai significativa, legata alla spiritualità del Cottolengo -, che unisce le parrocchie Santa Rita, dove si svolge la preghiera iniziale e quella dei Santi Pietro e Paolo.

«Siamo lieti e desiderosi di ricevere da lei una parola autorevole all’inizio di questo nuovo cammino promettente. Chiediamo al Signore di continuare a sentire il soffio dello Spirito santo per la nostra vita personale e comunitaria», dice don Cardani.

Di gioia parla anche l’Arcivescovo che riflette: «sul tema dell’amore è incentrata la liturgia della Parola di oggi. Essa significa che la compagnia di Gesù risorto non ci lascia mai, anche se noi abbiamo spesso la tentazione di dimenticarlo. L’avvio della Comunità pastorale deve essere una spinta alla consapevolezza di tale compagnia che il Signore ci offre nelle ansie e nelle speranze che sempre caratterizzano la nostra vita. Dobbiamo portare l’Eucaristia nella vita di tutti i giorni, perché la grande fatica dei nostri giorni è proprio la dimenticanza di Dio. L’augurio, che l’Arcivescovo fa a ognuno personalmente, è per la pace del cuore e per la speranza nell’abbraccio certo di Dio misericordioso».

È don Gonti, che lascia il paese dopo otto anni, a dare, invece, il benvenuto, dopo il saluto del Cardinale ai bimbi dell’asilo e la breve processione con il popolo e i concelebranti che accompagna l’Arcivescovo nella chiesa di Pogliano.

«La Comunità nasce sotto la protezione del beato Paleari. Ci sentiamo incoraggiati a rendere sempre più fruttuoso il cammino della pastorale di insieme che abbiamo intrapreso», sottolinea.

Le prime parole dell’omelia del Cardinale paiono quasi una risposta immediata, «son lieto – scandisce – di vedervi numerosi, pur nella serata feriale, perché ciò significa che avete compreso l’importanza del gesto che sancisce la prospettiva di vita pastorale già in atto nella nostra Diocesi, ma che avrà bisogno di dieci o quindici anni per diventare normale, ossia la Comunità pastorale. L’urgenza di portare Gesù nella vita degli uomini e delle donne di oggi, che hanno in larga parte perso al strada di casa, ha bisogno di un elemento di comunità molto capillare, appunto, legato alla casa. Questo è il senso della parrocchia, ma che da solo non basta più, perché ci sono urgenze di carattere missionario che domandano un livello di unità superiore soprattutto tra parrocchie vicine o facenti parte di un unico comune. Mettere insieme le forze è utile per coltivare il senso cristiano dell’esistenza, in modo tale che la nostra fede arrivi a dare sostanza alle proposte che offriamo in campo culturale e caritativo. Inoltre, in un contesto allargato si può costruire, per i giovani e nei nostri Oratori, una comunità che sappia facilmente mettere in relazione la parrocchia con l’ambiente della scuola e del lavoro, attualmente così importanti per i nostri ragazzi. Il desiderio di proporre la nostra esperienza di Chiesa, nel modo più ampio possibile, come ci indica papa Francesco, è la logica che ci guida. La Catechesi, il servizio agli ammalati, l’attenzione ai bisogni più immediati non perderanno però la capillarità della parrocchia, a cui rimarranno affidate tali attività».

«Certo, abbiamo molta difficoltà a cambiare le nostre abitudini, ma, senza ostinarsi sulle tradizioni e pazientemente, occorrerà vedere su cosa si può convergere e cosa migliorare, trovando l’energia e guardando al nuovo per semplificare la vita delle nostre Comunità che deve essere più intensa nella comunione e più energica nella missione».

Appelli – questi ultimi – peraltro stringenti nella liturgia della Parola appena proclamata. Cita l’Arcivescovo, come sintesi della liturgia della Parola, il beato Paleari che scriveva, “Rompete tutto, ma lasciate intatta la carità perché essa è una sola virtù, ma con due fiamme una che va diritta verso Dio, l’altra che si piega verso il prossimo”.

Da qui, la conclusione è l’auspicio ripercorsi da Scola attraverso appunto le Letture del giorno: «La radice dell’amore è Gesù Cristo stesso, l’innocente assoluto che ha affrontato la morte per puro amore, volendo bene a ciascuno di noi. Se non riconosciamo che l’amore sta in Dio che ci ama per primo, come possiamo tendere alla prospettiva vertiginosa di amare i nostri nemici, secondo quanto si legge al capitolo sesto del Vangelo di Luca in un pagina laddove ricorre la grande e fondamentale parola della Misericordia?», si chiede.

La conseguenza è ciò che scrive Paolo nella Lettera ai Colossesi, “perdonandoci gli uni gli altri”. «Noi vorremmo essere così, ma non riusciamo nei nostri limiti, e allora iniziamo ad amarci anche quando questo ci domanda sopportazione. L’esperienza della Comunità pastorale ci apre la strada a ciò. Possiamo e dobbiamo cercare di vivere in questo modo: allora le nostre Comunità saranno luogo di attrattiva e le nostre iniziative fonte di bellezza anche per chi dice di non credere, per il bene della nostra Chiesa e della grande metropoli ambrosiana».

Poi, alla fine della Celebrazione, la duplice raccomandazione, anzitutto per la famiglia – il pensiero è per il ruolo privilegiato dei nonni, «non solo dei baby sitters -, «perché nei rapporti normali essa ispiri al modo di vivere di Gesù, portando nel quotidiano ciò che a Messa celebriamo. Per questo ho scritto – spiega il Cardinale – la Lettera pastorale 2015-2017, che è rivolta a tutti e riguarda ciascuno». Infine, la necessità, specie per i giovani, di imparare a riconoscere l’amore nella e della vita, anche e sopratutto se fosse quella di darsi per intero al Signore nella vocazione.

E, prima della festa che circonda il Pastore, ancora un gesto carico di significato, quando don Simone Maggioni, invitando il Cardinale ad accendere la fiaccola che verrà porterà a Torino nel pellegrinaggio di una settantina di tra adulti e giovani e ragazzi poglianesi per festeggiare l’inizio dell’oratoriodice, tra gli applausi: «sarà il segno che l’Arcivescovo è con noi».

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