L’Arcivescovo ha recitato il Rosario in un cortile racchiuso tra le case popolari del quartiere, dove oggi la convivenza è migliorata: «Qui c’è più vita vera e solidarietà: siete una risorsa per la Chiesa e per la città»

di Annamaria BRACCINI

Rosario_Quarto_Oggiaro

«Questa è un’occasione di gioia. Mi sono trovato subito bene tra voi e mi sono sentito accolto dall’affetto dei vostri ragazzi». Sono questi i sentimenti che il cardinale Scola esprime entrando nel grande cortile interno al complesso delle case popolari di via Cittadini 2 a Quarto Oggiaro, per recitare il Rosario nel mese mariano. Quartiere non facile, ma oggi riavviato – dicono molti dei presenti – a un deciso miglioramento delle condizioni di vita e di convivenza. Accolto sul sagrato della vicina parrocchia di Sant’Agnese dai bimbi della quinta elementare che gli consegnano le loro lettere, all’Arcivescovo basta attraversare la strada per entrare nell’ampio spazio circondato dai grandi casermoni di nove piani che contengono circa duecento appartamenti, per un totale di seicento abitanti, di cui molti anziani soli, arrivati con la grande immigrazione degli anni Sessanta dal Sud. La firma di fama internazionale che ha progettato questi edifici, Aldo Rossi, dopo l’abbattimento delle Case minime volute in epoca fascista, non è riuscita a cancellare del tutto il senso di pesantezza che si respira guardando a uno a uno i piani, da cui si affaccia, nella sera, molta gente.

I semplici piccoli ceri, l’edicola della Madonna (nel cortile fin dagli anni Venti), la bandiera della Pace che sventola, le sedie che non bastano – e allora tanti le portano, scendendo direttamente dagli appartamenti – i ragazzini che leggono l’Ave Maria, esprimono però bene l’idea di quella Chiesa viva e in uscita che richiama papa Francesco. Ci sono alcune delle 33 suore, di ben cinque Congregazioni diverse, impegnate nella Pastorale scolastica della Materna e delle Elementari, i preti, il Decano di Quarto Oggiaro. Non manca il vicario episcopale di Zona I-Milano, monsignor Carlo Faccendini.

«Bisogna tenere desto il tema delle periferie. Pensiamo quanto Betlemme fosse periferica rispetto all’Impero romano – dice nel suo indirizzo di saluto il parroco, don Stefano Martin -. Siamo convinti che il Vangelo incarnato nella periferia sia un laboratorio per il futuro. Noi sappiamo quanta bellezza c’è anche qui: occorre recuperare l’orizzonte ampio delle nostre società, che non si risolve solo con l’Expo; dobbiamo riuscire a rivedere questa città con uno sguardo nuovo, nel rapporto tra la città terrena e quella celeste».

Parole, queste, sottolineate dal Cardinale al termine della recita dei cinque Misteri della Luce e della Gloria, scelti per la preghiera: «Oggi è la grande Festa dell’Ascensione, in cui noi cristiani celebriamo l’ingresso di Gesù nella vita definitiva alla quale anche noi siamo destinati. Chiediamoci perché gli Apostoli, vedendo andare via il Signore, fossero comunque pieni di gioia. Perché avevano capito che la sua partenza, come avviene anche per i nostri cari verso il destino definitivo, non è una perdita, ma un sostegno. Gli Apostoli capiscono che Gesù non è perduto, ma entra in quella condizione in cui sarà ogni uomo buono che segue la volontà del Padre».

Un affidarsi, certo, non è facile, ammette Scola, «perché la nostra vita è piena di tribolazioni e ingiustizie che tante volte subiamo. Guardiamo alle prove dei profughi, al fatto che il Mediterraneo rischia di diventare un cimitero, a chi soffre per le guerre e per le violenze ai fratelli cristiani che hanno dato la vita per la loro fede, a famiglie intere che sono state sradicate. Pensiamo a Karacosc, città tutta cristiana in Iraq di 50 mila abitanti, rimasta deserta perché i cristiani sono stati tutti espulsi». E se queste sono le grandi tragedie internazionali, ci sono naturalmente quelle di casa nostra, «con la mancanza di lavoro per molti, le prospettive difficili per i giovani, le famiglie ferite, i figli di queste coppie, l’esperienza della malattia e del dolore che non risparmia nessuno». Il pensiero è per quanti «anche in questo quartiere sono nell’ombra della morte e per la prove del peccato morale e materiale che ci mortifica».

L’invito è a volgersi a Maria – «bellissimo che ci sia la sua immagine circondata di fiori» -, perché «ci aiuta, attendendoci nella gioia, ci accompagna ogni volta che siamo nella prova. La Madonna ci porta a Gesù: mettiamo ai suoi piedi, come questi fiori ci rappresentassero, le nostre fatiche, le difficoltà, e anche le gioie». Raccomandando ai ragazzi di recitare almeno un’Ave Maria prima di dormire, «affidandovi alla Vergine, come fate con la mamma e il papà», l’Arcivescovo lascia un ultimo invito, riferendosi proprio alla realtà della periferia metropolitana, come già aveva evidenziato, recitando il Rosario, pochi giorni fa a San Siro. «Le periferie, e questa in particolare, hanno una grande importanza per la rinascita della città di Milano. Realmente dobbiamo percorrere tutte le vie dell’uomo di oggi. L’uscita è la condizione fondamentale per essere spalancati a tutti, per essere capaci di accoglienza equilibrata verso gli immigrati, per essere attenti alle fatiche degli anziani, per andare incontro al dolore degli altri, per essere ospitali, avendo convivialità; per essere veramente attenti all’educazione dei nostri ragazzi. Qui c’è più vita – e vita vera -, c’è più solidarietà: siete una preziosa risorsa per Milano, a livello della vita della Chiesa, attraverso l’attenzione alla carità, al sostegno, al recupero, alla catechesi, alla partecipazione all’Eucaristia, e a livello della città. Milano è cambiata molto, ci sono persone che non credono, che non praticano, che professano altre religioni – tanti, so, tra voi -, ma noi abbiamo imparato, con il nostro volto e identità, a giocarci in prima persona».

Infine, prima del grande saluto corale, con una bella tavola imbandita per l’occasione, dove ognuno porta qualcosa da casa, il «grazie» dell’Arcivescovo, tra saluti, ricordi dei più anziani e selfies dei più giovani: «Grazie per quarta vostra presenza, per l’invito all’Arcivescovo, per aver pregato insieme la preghiera semplice, ma potentissima del Rosario. Vi abbraccio tutti nel Signore a uno a uno e vi benedico».

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