Il Cardinale, in una basilica di San Nicolò gremita di fedeli, ha presieduto la celebrazione eucaristica in occasione del XXIII Congresso nazionale dell’Associazione Teologica Italiana

di Annamaria BRACCINI

scola basilica di San Nicolò

È un pomeriggio mediterraneo, di sole pieno e caldo, con il lago che sembra il mare, quando il Cardinale arriva, attesissimo, a Lecco, nella parrocchia San Nicolò, dove presiede la celebrazione eucaristica in occasione del XXIII Congresso nazionale dell’Associazione Teologica Italiana. Accanto all’Arcivescovo, accolto con grande affetto dai fedeli che gremiscono la Basilica, concelebrano infatti, oltre al Vicario di zona, monsignor Maurizio Rolla, decine di sacerdoti teologi.
«Eminenza, lei torna nella sua casa, ma questa celebrazione assume un significato diverso per la presenza appunto di tanti teologi e per il momento difficile che stiamo vivendo a livello internazionale. Che la teologia possa aiutarci a vedere il futuro e il presente in un modo diverso, più vicino al Signore», dice in apertura il prevosto di Lecco, mons. Franco Cecchin.
E l’omelia del Cardinale è, allora, un articolato approfondimento che, fondato sulla Parola di Dio, diviene anche appassionata riflessione sulla teologia a partire dal titolo dell’Assise, "Fare teologia nella tradizione".
«Le parole della Prima Lettera di Giovanni svelano la natura propria dell’esperienza cristiana. Essa è un intreccio indissolubile di “antico” e di “nuovo”, di “dono” e di “accoglienza”, di passato, presente e futuro, di relazioni che comunicano efficacemente l’offerta della salvezza compiutasi nella Pasqua di Gesù. Questo dinamismo della vita ecclesiale può essere riassunto nella parola tradizione», dice subito il Cardinale.
Dunque, ciò che compiutamente, l’Arcivescovo definisce un «riflettere sul mistero della traditio, meglio ancora sulla Chiesa come tradizione». Traditio che, fin dal Concilio, è modo necessario con cui ’pensare’ la Chiesa, fondata sull’Eucaristia, che ci insegna la precedenza eterna di Dio e il donarsi per primo di Gesù Cristo sulla croce.
Una tradizione che, se intesa in questo suo profondo significato, libera la Chiesa da ogni ecclesiocentrismo autoreferenziale, proprio perché «essa esiste per rendere trasparente sul suo volto la bellezza del Crocifisso Risorto. La Chiesa come traditio, pensata a partire dall’Eucaristia, è popolo di Dio, assemblea eucaristica, comunione gerarchica».
Da qui la missione della Chiesa che è quella di offrire questa bellezza all’uomo, chiunque egli sia, nell’oggi della storia». Si radica così, in questa stessa consapevolezza, il ruolo fondamentale dei teologi al servizio della verità, per un «reale contributo alla comprensione dell’intelligenza della fede», in vista di un nuovo umanesimo.Un compito – questo – particolarmente arduo nella nostra epoca post secolare, dove appare sempre più urgente comprendere «l’eredità del moderno» e in cui la teologia è chiamata, non solo al necessario lavoro esegetico sulla Parola di Dio, ma a ’farsi compagna di viaggio’ dell’umanità intera, proponendo Cristo nella sua unicità come evangelo dell’umano.
In una parola, dunque, una teologia che sia ricerca di «un’intelligenza più profonda di quella parola che Dio ci rivolge, parola che Dio pronuncia su se stesso, perché è un dialogo eterno di comunione, e ammette l’uomo all’interno di questo dialogo», come sottolinea papa Francesco nella sua Enciclica, scritta con Benedetto XVI che, non a caso, parla della carità «come virtù che ha la forza di accreditare la verità».
Al termine, il Cardinale si reca presso l’altare della Madonna del Rosario, dove benedice la targa che verrà posta sul basamento della croce in vetta al Resegone, per ricordare nel tempo la celebrazione dell’Anno della fede. «Fede che illumina il mondo e il cuore di ogni uomo», come è inciso nell’iscrizione che arricchirà la croce, già da stasera illuminata, per renderla visibile anche da lontanissimo.

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