L’Arcivescovo ha tenuto la “Lectio magistralis” all’inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Al termine ha salutato i docenti e celebrato la messa in San Simpliciano

Luisa BOVE

Scola_Facoltà Teologica

 

INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO (testo)

INTERVENTO DELL’ARCIVESCOVO (video)

OMELIA IN SAN SIMPLICIANO (video)

PHOTOGALLERY

 

«Ho sempre seguito con interesse la produzione della Facoltà Teologica – e oggi anche dell’Istituto Superiore -, punto di riferimento nel panorama italiano e non solo. La Scuola di Venegono, con i suoi maestri illustri, è stata capace di affrontare problematiche decisive, di cui il Concilio Vaticano II si è poi fatto interprete».

Questo pomeriggio il cardinale Angelo Scola ha tenuto la Lectio magistralis in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Milano (giunto al 50° di attività). «Lieto e commosso», l’Arcivescovo, Gran Cancelliere della Facoltà Teologica, ha parlato sul tema “Per un’antropologia drammatica”, vale a dire un’antropologia che assume le forme originali dell’agire dell’uomo e del suo essere nel mondo.

Ha quindi ricordato il «lavoro di ripensamento» del Trattato di Antropologia (materia che lui stesso ha insegnato) e pubblicato in tre anni dalla rivista “Teologia”. Nel corso della sua riflessione – articolata in tre tappe – Scola ha tra l’altro citato Giovanni Paolo II nelle sue considerazioni sulla condizione «dolorosa» dell’uomo contemporaneo, dimostrando quanto la riflessione teologica possa contribuire a dire «la convenienza dell’annuncio cristiano».

Nella seconda tappa della Lectio magistralis il Gran Cancelliere ha sottolineato la «correlazione tra storia e verità», in particolare ha toccato il tema dell’esperienza umana comune dimostrando il suo carattere «integrale» ed «elementare», ricordando che «la persona si rivela attraverso gli atti che compie». E ha aggiunto: «Il vertice dell’esperienza elementare è l’esperienza religiosa, quando diventa domanda ultima».

Infine il cardinale Scola si è chiesto quale sia «la funzione della teologia nella vita ecclesiale» e ha subito elogiato come «significativa» l’esperienza in atto nella diocesi ambrosiana per cui i preti teologi dal venerdì sera alla domenica sera «partecipano alla vita di una comunità cristiana» dando così la loro testimonianza. Non ha dubbi l’Arcivescovo: «Questo non indebolisce il rigore teologico, ma restituisce il carattere dell’esperienza».

Al termine ha lanciato un invito ai docenti perché si sforzino di farsi comprendere sempre più e ad «assumersi la fatica di comunicare al presbiterio».

La giornata è stata introdotta da monsignor Franco Giulio Brambilla, preside della Facoltà Teologica, che ha esordito che questa sarebbe stata la sua ultima inaugurazione dell’anno accademico, perché «come è noto, Benedetto XVI mi ha eletto 125° Vescovo di Novara». E subito in sala è scoppiato un lungo applauso. Il preside ha poi voluto ricordare «tre amici professori»: mons. Giuseppe Segalla, che già negli ultimi tempi «si era esonerato» dalla docenza; Rosa Calzecchi Onesti, «figura esile» che ha insegnato greco biblico a tante generazioni e don Luigi Serenthà scomparso nella sua «giovinezza promettente» 25 anni fa.

Di lui ha ricordato «il lavoro dietro alle quinte» alla Facoltà Teologica, la fedeltà ai presidi (mons. Carlo Colombo e mons. Pino Colombo), la creatività, la collaborazione… come pure la capacità di inoltrarsi «nei tortuosi meandri del credere» con «il fiuto di un segugio che cerca a tentoni le tracce del mistero nei passi dell’uomo». Mons. Brambilla ha enunciato anche le tante qualità umane di mons. Serenthà e «il sorriso, rimasto fino all’ultima foto» anche se già si notava il pallore che precedeva la morte.

La parola è poi passata a don Alberto Cozzi, il nuovo preside dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, che ha ripercorso i 50 anni di attività. L’Istituto è nato da un’intuizione dell’arcivescovo Giovanni Battista Montini e dall’opera del fondatore monsignor Giovanni Battista Guzzetti che, «il 30 novembre 1961, nelle aule dell’Università Cattolica ne dava l’avvio con un piccolo gruppo di studenti». Nel corso degli anni l’Istituto ha cambiato diverse sedi: dall’ateneo di largo Gemelli al Convento dei Domenicani, dal Centro Paolo VI in corso Venezia fino all’attuale, in convivenza con la Facoltà Teologica. Anche i numeri ne testimoniano il cammino: dai primi 100 alunni fino a 395 nel 1983, passati a 528 nell’anno accademico 1986-87 e a 1.050 nel 1991, «fino a stabilizzarsi tra i 600 e 800 di oggi».

La storia dell’Istituto ha toccato tappe importanti, come il riconoscimento con erezione canonica nel 1983, titolo necessario per insegnare la religione cattolica nelle scuole, mentre gli anni ’90 sono stati quelli della «riqualificazione ecclesiale», ha detto don Cozzi, «con una formazione di ampio respiro». È anche il momento in cui mons. Guzzetti «passa il testimone» a mons. Ernesto Combi, che gli succede alla presidenza.

L’ultimo periodo è segnato dal «passaggio dalla sponsorizzazione alla collaborazione tra Facoltà Teologica e Istituto Superiore di Scienze Religiose» pur mantenendo ognuna le proprie peculiarità. Intanto il preside don Claudio Stercal lascia il posto al suo successore mons. Franco Giulio Brambilla. Don Cozzi conclude auspicando «una circolarità tra i vari saperi» e assicurando che favorirà «tra i professori uno scambio di competenze».

Al termine della Lectio, l’Arcivescovo Scola si è intrattenuto a salutare i docenti. La giornata si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale nella Basilica di San Simpliciano.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi