Riflessione dell’Arcivescovo: in questo tempo penitenziale l’uomo rientra in sé, rinnova l’esperienza della misericordia di Dio e torna alla perfetta comunione con la Chiesa

del cardinale Angelo SCOLA
Arcivescovo di Milano

Angelo Scola quaresima

«Convertitevi e credete al Vangelo»: questa formula di conio recente che accompagna il rito delle ceneri ci richiama sic et simpliciter alla fede. Credete cioè con tutta la vostra anima – intelligenza, cuore, volontà – alla lieta notizia portataci dal Figlio di Dio incarnato, crocifisso per noi e risorto che ora vive con il suo vero corpo alla destra del Padre e ci aspetta.

La conversione, prima che la decisione di correggere qualche nostro difetto, è una decisione di fede. Nel cammino penitenziale, cui la Chiesa ancora una volta ci invita, viene in un certo senso “rinnovata” la nostra identità cristiana che la nostra debolezza originale e le varie tentazioni assecondate avevano sottoposto a un’usura quotidiana. E questo secondo una triplice scansione.

L’uomo ritorna sincero con se stesso, rientra in sé (come è detto del figliol prodigo in Lc 15,17), si conosce nella sua verità. Poi fa una rinnovata esperienza della misericordia di Dio; allora la vita battesimale rinasce, la linfa della grazia riprende a circolare nell’anima, lo Spirito che «dà la vita» comincia ad agire liberamente in tutte le fibre del nostro io e a illuminare il nostro giudizio sulla realtà (abbiamo il pensiero di Cristo). È la resurrezione pasquale che si attua in noi con una pienezza e una letizia nuove. Infine il percorso di conversione e di penitenza ci riporta alla perfetta comunione con la Chiesa.

E la Chiesa, sposa feconda del Signore Gesù – attraverso la parola di Dio, i sacramenti e l’impeto della sua carità – giorno dopo giorno ci incalza maternamente «finché arriviamo tutti – come dice San Paolo -… alla unità della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13).

Se nel tempo di Natale, infatti, abbiamo contemplato il mistero del Dio Bambino e nel tempo dopo l’Epifania ne abbiamo celebrato i primi segni della manifestazione al mondo, con la Quaresima contempliamo in Lui l’uomo vero, l’uomo maturo a cui siamo chiamati a conformarci. Nel Vangelo di ognuna delle domeniche di questo «tempo favorevole», infatti, potremo contemplarne i tratti costitutivi.

Oggi, il Vangelo di Matteo ci descrive la lotta tra Gesù e il tentatore, il diavolo, nel deserto. Alle soglie della vita pubblica, cioè all’inizio della sua missione, il Figlio di Dio ci dice che salverà il mondo non per la via della secolarizzazione che esclude Dio dalla vita, come se il “pane”, cioè i beni mondani, bastassero da soli a saziare la fame del cuore dell’uomo; non per la via del potere, del successo e del consenso universale. Il Signore Gesù non si è lasciato trasportare sui pinnacoli dell’orgoglio e dell’idolatria (che si trasforma presto in egolatria). Gesù salirà liberamente sulla croce per attirare nella libertà del’amore gli uomini a Sé.

Tutto ciò ci è stato richiamato, con parole particolarmente efficaci, da Papa Francesco: «Nell’incarnazione, nella vita terrena, nella morte e risurrezione del Figlio di Dio, si apre definitivamente la porta tra Dio e uomo, tra cielo e terra. E la Chiesa è come la mano che tiene aperta questa porta (…) Tuttavia, il mondo tende a chiudersi in se stesso e a chiudere quella porta attraverso la quale Dio entra nel mondo e il mondo in Lui. Così la mano, che è la Chiesa, non deve mai sorprendersi se viene respinta, schiacciata e ferita» (Messaggio per la Quaresima 2015).

 

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi