Il cardinale Scola ha presieduto in Duomo la Celebrazione del 1 gennaio, indicando la necessità per i cristiani di impegnarsi per un necessario mutamento a ogni livello. L’Arcivescovo ha anche incontrato i rappresentanti delle Chiese cristiane di Milano

di Annamaria BRACCINI

Messa per la pace

Impegnarsi in prima persona, autoesporsi al fine di promuovere la pace a tutti i livelli, «in vista di un nuovo, improcrastinabile, ordine mondiale». E fare questo «attraverso un profondo ripensamento del compito personale e delle istituzioni, nazionali ed internazionali. Compito impossibile senza l’impegno dei politici», e dei cristiani che, di fronte alle gravi difficoltà che proprio la politica vive oggi nel nostro Paese, «devono promuovere con decisione, anche pagando di persona, figure e forme politiche nuove».

Le parole con cui il Cardinale Scola delinea la speranza per questo anno che inizia, ma anche una più ampia sfida che interpella tutti, risuonano nel Duomo gremito di migliaia di fedeli nella Solennità dell’Ottava di Natale.

È il primo giorno del 2014, da 47 anni anche Giornata Mondiale della Pace. Sull’altare maggiore con i con celebranti – e anche questa è ormai una tradizione – ci sono i rappresentanti delle Chiese cristiane di Milano.

«Siamo qui convenuti perché oggi vogliamo pregare in modo intenso e speciale per la pace. Vogliamo che cresca in queste nostre stanche terre europee una “pedagogia evangelica” della pace contro ogni progetto di morte», sottolinea subito l’Arcivescovo che, aggiunge, «la nascita singolare di Gesù  non ha nulla di sentimentale perché è già in vista della sua passione e della croce. Egli è il Dio con noi, che ci accompagna da vicino passo dopo passo. Lo sanno bene i nostri fratelli cristiani esposti a violenze spesso mortali, basti. pensare alla Siria o al Centro Africa.

Quel Signore umile e obbediente  «fino alla morte e ad una morte di croce», a cui Dio «donò il nome che è al di sopra di ogni nome», come scrive Paolo. Colui che, per amore, «trasforma le nostre periferie nel centro della sua attenzione», per usare le parole del Messaggio natalizio del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano. Il pensiero va anche al Messaggio per la XLVII Giornata Mondiale della Pace di papa Francesco che dice, «La fraternità è fondamento e via per la pace». E, qui, la riflessione del Cardinale si fa stringente soprattutto in relazione alla situazione attuale.

«Gli obiettivi per la costruzione di un improcrastinabile nuovo ordine a livello mondiale, edificato a partire appunto dalla fraternità come cemento dell’unica famiglia umana voluta da Dio» implicano «lotta alla povertà secondo il principio della destinazione universale dei beni, allargamento della ragione economica, l’imperativo di spegnere la guerra attraverso la non proliferazione delle armi e il disarmo, la lotta alla corruzione e al crimine, il rapporto equilibrato tra diritti, doveri e leggi come garanzia dell’inviolabile dignità di ogni persona e del benessere della società, il rapporto di cura verso la dimora del creato».

Ovvio che un mutamento tanto profondo non possa che interessare anche la politica, oggi in Italia – nota Scola – in «difficoltà a causa delle formidabili mutazioni in atto all’inizio di questo terzo millennio, ma anche per uno squilibrato eccesso della cosiddetta politica del realismo che spesso, magari proclamando a parole di perseguire il bene possibile, nasconde forme gravi di egoismo personale, di lobbies e di nazioni».

Se i partiti rimangono «strumenti di mediazione insostituibili», occorre comunque, come «cristiani e uomini delle religioni promuovere con decisione, anche pagando di persona, figure e forme politiche nuove. A garanzia di un rinnovato, necessario stile politico non basta il pur utile venire in primo piano di generazioni più giovani. È richiesta tensione all’ideale del bene comune che non è utopia, ma richiede di subordinare sempre gli interessi legittimi delle persone, dei corpi sociali e dei partiti al bene della famiglia universale».

È questa la fraternità che domanda gratuità e  abnegazione: «Nessuna diversità e nessun conflitto riuscirebbero ad impedire questo nuovo ordine mondiale, se l’ideale del bene comune fosse stabilmente e tenacemente ricercato da tutti mediante l’autoesposizione di tutti gli attori in campo». Un “giocarsi” che, cristianamente, si chiama testimonianza Quella capace di superare il dualismo tra fede e vita e che nasce solo da uno «sguardo integrale sull’umano, prendendosi  a cuore tutto l’uomo e tutti gli uomini».

Poi, l’incontro cordiale dell’Arcivescovo con i rappresentanti delle Chiese, che poco prima in Duomo, hanno concluso la Celebrazione con la benedizione comune dei fedeli.

Il Vicario Episcopale e presidente della Commissione per l’Ecumenismo e il Dialogo, monsignor Luca Bressan e l’archimandrita della Chiesa ortodossa greca Theofilactos Vitsos, presidente del Consiglio delle Chiese cristiane di Milano evidenziano i passi di amicizia e di dialogo ecumenico che si vivono ormai da molti anni nella nostra Diocesi e che si sono ulteriormente intensificati. Tanto che monsignor Bressan rende noto che si sta pensando alla possibile realizzazione di un Consiglio delle Chiese anche nella zona di Varese.     

«È un appuntamento diventato ormai una tradizione, che si pone tra a mezzo tra le date del Natale occidentale e quello della Chiesa ortodossa russa», spiega, da parte sua l’Arcivescovo che approfondisce anche il senso del recente ricambio nella componente cattolica del Consiglio delle Chiese, «il cui motivo si inserisce anche nella riorganizzazione del Servizio diocesano per l’Ecumenismo e il Dialogo». Il ringraziamento molto sentito e «di tutto cuore» è per monsignor Gianfranco Bottoni, alla guida del Servizio stesso fin dai tempi dell’episcopato del cardinale Martini: «un impegno generoso e intelligente», evidenzia l’Arcivescovo.

«L’innesto di nuove persone, anche provenienti dal mondo dell’associazionismo o che si occupano di questioni ecumeniche nel Servizio diocesano e nel Consiglio – osserva il Cardinale – ha l’obiettivo, anzitutto, di intensificare il dialogo ecumenico tra noi cristiani che sta alla base e che rende possibile il dialogo interreligioso. Si vuole così favorire sempre più quello che si potrebbe chiamare un ecumenismo di popolo. La questione ecumenica sta, infatti, passando da un’ èlite seppure preziosa, alla gente». Una sfida importante, anche nella prospettiva di Expo 2015 «in cui il contributo degli uomini di religione sarà fondamentale, perché si renda  presente la dimensione spirituale del bel tema scelto, evitando che Expo sia solo un modo per riposizionare il brand, il marchio della città». E, infine – il Cardinale ricorda l’incontro che avrà a fine gennaio con il patriarca Ecumenico Bartolomeo al Phanar e la sua recente visita a Mosca su invito del patriarca Kirill – arriva anche un annuncio di grande rilevanza sul fonte dei rapporti con il mondo della Riforma. Infatti nel 2017 avrà luogo la commemorazione del V centenario della riforma protestante. «Un tempo di preparazione e purificazione della memoria e tensione spirituale secondo la verità del Vangelo».

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