Il cardinale Scola ha presieduto in Duomo la Veglia e la Messa della Notte di Natale. Ai moltissimi fedeli presenti, l’Arcivescovo ha ricordato la necessità di vivere pazientemente la testimonianza. «È questo il modo in cui potremo superare l’immane tragedia del terrorismo»

messa di mezzanotte

«La gloria del Signore è la luce vera che illumina ogni uomo e la Notte santa». Notte di Natale, nella quale, in un Duomo gremito di migliaia fedeli, il Cardinale presiede la Veglia di preghiera che, con i suoi tradizionali Salmi, la Lettura dal profeta Isaia e la l’ambrosianissima “Esposizione del Vangelo secondo Luca” di sant’Ambrogio, precede, mentre scocca la mezzanotte, la Messa. Accanto all’Arcivescovo, che porta tra le mani la raffigurazione lignea del Dio Bambino deponendolo nella “culla” posta ai pedi dell’altare maggiore, concelebrano il Rito i Canonici del Capitolo Metropolitano e alcuni membri del CEM. Dall’ascolto della Kalenda natalizia alle Letture, con il Prologo del Vangelo di Giovanni, tutto indica “la luce che splende oggi su noi, poiché per noi è nato il Signore”, come dice il Canto d’ingresso. “Lui, Unigenito del Padre, pieno di grazia e verità, per cui il mondo è stato fatto”. 
«Egli è venuto tra noi per condividere fino in fondo il nostro destino personale e sociale, e rimane con noi. Possiamo, così, contemplare la sua gloria che è l’umanità attraverso la quale progressivamente ci condurrà a scoprire la sua divinità. Qui è racchiuso il mistero del Natale», scandisce il Cardinale. 
Umanità che è sacramento, segno e strumento della sua divinità, come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Per questo la contemplazione dell’Incarnazione del Figlio di Dio, è centrale per ogni cristiano. Eppure – quasi a «contrappunto» alla storia della salvezza – furono i suoi, per primi, a non accogliere il Signore. «Il Natale, dunque, ci mette davanti alla grande decisione della nostra esistenza, al “caso serio” della vita: accogliere o rifiutare Colui che viene per donarsi alla nostra piccolezza», come dice il suo stesso nome, “Jahvé è salvezza”. «Infatti – spiega ancora Scola – Gesù assume la nostra carne, a un tempo grande e fragile, continuamente minacciata dal male, come stiamo costatando anche in questi dolorosissimi giorni, per offrirci la possibilità di entrare nella vita beata».
Amore, quello di Cristo, che si offre e non si impone perché, come annota il filosofo Mauriac,  “nessun amore prende con la forza l’essere amato”. «Per questo ci addolora il ripetersi delle violenze contro le donne», sottolinea l’Arcivescovo che aggiunge: «Dio, facendoci figli, viene nella carne, nella debolezza, per liberare la nostra libertà». 
Una libertà, «parola dominante del nostro tempo e bene molto prezioso» che tuttavia,  paradossalmente, è oggi tanto più rivendicato, quanto più offeso e tradito. «Pensiamo alla guerra e al terrorismo, all’incapacità di un progetto globale ed equilibrato da parte di Paesi sviluppati di accoglienza a cui bussa ai confini delle nostre terre. Pensiamo alla libertà religiosa o a quella di educazione, alla confusa e, talora, contraddittoria lotta per i cosiddetti nuovi diritti. Libertà che è tanto più desiderata, quanto più alla prova». 
È a fronte di tutto questo che la luce della presenza di Dio nella nostra umanità, al di là delle nostre debolezze personali e sociali, ci trasforma, rendendoci capaci di irradiare la gloria del Padre. Infatti, conclude il Cardinale, «la nostra condizione di donne e uomini, per quanto povera e fragile possa essere, riceve in questa notte, la grazia di scoprirsi luminosa, di diventare presenza di luce per l’altro. La nascita di Gesù dischiude potenzialmente, a ciascuno e a tutta la realtà, la speranza certa di una ri-nascita». 
Da qui l’augurio di un “Buon Natale” pronunciato in diverse lingue.   
E, alla fine, ancora un ringraziamento e la lettura, anche in Duomo, dell’avviso proposto, nelle Celebrazioni della Notte e del giorno di Natale, contemporaneamente in tutte le 1107 parrocchie della Diocesi per prepararsi al meglio al grande dono «che il Papa ha fatto, scegliendo, per la sua visita, la nostra metropoli tra le tante, anche solo europee, che lo avevano richiesto».  
«Il prossimo 25 marzo riceveremo il dono straordinario della visita alla nostra Diocesi di papa Francesco. Già da questa gloriosa Festa di Natale vogliamo impegnarci nella preghiera quotidiana perché la Sua presenza fortifichi la nostra appartenenza ecclesiale e l’impegno a edificare vita buona nelle terre ambrosiane. Tutti siamo invitati ad incontrare papa Francesco, partecipando alla Messa da lui presieduta alle ore 15 del 25 marzo nel parco di Monza. Le iscrizioni, completamente libere e gratuite, saranno raccolte in parrocchia secondo le modalità che vi comunicheremo presto».
Il pensiero dell’Arcivescovo che esprime gratitudine per la presenza tanto numerosa dei fedeli che hanno dovuto affrontare lunghe attese a causa dei controlli di sicurezza, va alla «immane tragedia del terrorismo e a tutte le guerre che vi sono connesse». 
«Dobbiamo vivere globalmente consapevoli che nella vita umana, fatta di una gerarchia di valori, c’è qualcosa che viene prima e qualcosa che viene dopo. Abbiamo bisogno, per superare questo stallo attuale, di educazione, di cultura e, soprattutto, di testimonianza».       

 

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