Il magistero del Papa al centro della “lectio magistralis” che l’Arcivescovo ha tenuto all’inaugurazione dell'anno accademico della Pontificia Università Lateranense, di cui è stato Rettore dal 1995 al 2002

Pontificia Università Lateranense

«L’orizzonte che il Papa apre alla missione dell’Università coincide con lo stesso orizzonte missionario della Chiesa». L’ha affermato questa mattina l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, nella lectio magistralis sul tema «La missione dell’Università Pontificia alla luce del Magistero di Papa Francesco», tenuta a Roma in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della Pontificia Università Lateranense.

«Università come espressione di Chiesa in uscita». La riflessione dell’Arcivescovo è stata ispirata dai discorsi di papa Francesco direttamente collegati al tema dell’Università. In particolare Scola ha spiegato che «interrogarsi sulla “missione” dell’Università Pontificia alla luce del magistero di Papa Francesco, equivale a interrogarsi su come un’Università Pontificia assuma in prima persona e proponga a tutte le sue componenti (docenti, studenti e personale addetto) cosa significhi essere espressione vitale di “Chiesa in uscita”». Citando il Pontefice, l’Arcivescovo ha sottolineato l’immagine dell’Università come «una famiglia», nella quale «c’è il carisma di governo, affidato ai superiori, e c’è la diaconia del personale non docente». Ma il Papa fa frequenti richiami anche «all’unità dell’io delle persone che compongono la comunità universitaria», per rilevare come le diverse attività universitarie non vadano considerate «fra loro giustapposte, bensì come dimensioni costitutive di un io unito», allo scopo «di vivere in modo unito, cioè, di maturare nella sequela del Signore per l’edificazione della Chiesa».

Il Cardinale ha poi citato il discorso di papa Francesco del 22 settembre 2013, tenuto presso l’Aula Magna della Pontificia Facoltà di Teologia della Sardegna in Cagliari, in cui il Pontefice descriveva l’Università come un «luogo del discernimento», «luogo in cui si elabora la cultura della prossimità» e «luogo di formazione alla solidarietà». «Ed è proprio in questa descrizione – ha spiegato Scola – che emergono i caratteri essenziali della missione dell’Università Pontificia come espressione di una cultura dell’incontro, un incontro che si dà sempre nel vissuto reale. Si vede chiaramente come l’orizzonte che il Papa apre alla missione dell’Università – ha aggiunto – coincide con lo stesso orizzonte missionario della Chiesa». 

In questo senso, «nella prospettiva della Chiesa “in uscita” proposta dal Papa non è sufficiente descrivere l’Università Pontificia come una comunità di discepoli, è necessario insistere subito sul fatto che si tratta di “discepoli missionari”. Anche la missionarietà dell’Università non è un compito che si aggiunge all’essere discepoli, ma è un tratto essenziale…». Un primo livello di questa missione «si attua nell’educazione offerta agli studenti che la frequentano». Un secondo livello può essere descritto «come espressione di una cultura dell’incontro», che quindi «impedisce di concepire l’Università come un luogo separato, indifferente alle sorti degli uomini e delle donne del nostro tempo», presupposto di una «apertura all’altro» che «diventa “solidarietà” e condivisione»

In conclusione l’Arcivescovo ha fatto anche un riferimento al «posto del tutto centrale dello studio della teologia in un’Università Pontificia». La teologia «scaturisce dall’esperienza stessa della fede e, pertanto, riguarda ogni membro dell’Università, indipendentemente dalla Facoltà frequentata». E il magistero di Papa Francesco offre importanti indicazioni: la prima, in base alla quale «la teologia, come scienza della fede, è una partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso»; la seconda è che «il teologo che si compiace del suo pensiero completo e concluso è un mediocre. Il buon teologo e filosofo ha un pensiero aperto, cioè incompleto, sempre aperto al maius di Dio e della verità, sempre in sviluppo».

Al termine della sua lectio, il cardinale Scola ha ricordato i suoi «anni lateranensi» (è stato Rettore dal 1995 al 2002 e, prima ancora, professore di Antropologia teologica): «Tornare in quest’Aula Magna non ha favorito una sterile nostalgia, ma mi aiuta a prendere maggior consapevolezza dell’urgenza missionaria che incalza la mia persona. Le nostre Chiese – ha concluso – soprattutto quelle affaticate di Occidente, chiedono che il nostro compito di testimoni riprenda nuovo vigore per il bene del nostro fratello uomo, significativa condizione della nostra gioia».

L’evento è stato introdotto dai saluti del Vicario della diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini, che, della Lateranense è il Gran Cancelliere: «Il nostro pensiero – ha evidenziato – va anzitutto al Santo Padre, il Papa Francesco: il peculiare legame dell’Università Lateranense con il Successore di Pietro è per tutti noi motivo di onore e di devoto impegno per una fedele accoglienza del suo Magistero, del quale l’Università svolge una convinta opera di conoscenza e diffusione».

Sulla missione specifica dell’Università Lateranense, si è concentrata la prolusione del Rettore, monsignor Enrico dal Covolo, che ha spiegato come l’Università debba resistere a tentazioni di cammini individualistici e autoreferenziali per «promuovere, invece, l’eccellenza della cultura accademica, vale a dire la formazione integrale di tutti i membri della comunità universitaria. Ma questa eccellenza – ha concluso il presule – resterà una mera utopia, se non lavoriamo insieme con obiettivi comuni».

La cerimonia, accompagnata dalle musiche del coro della diocesi di Roma diretto da monsignor Marco Frisina (ha eseguito, tra l’altro, “Cristo nostra sapienza”, il suggestivo inno della Lateranense), è stata caratterizzata da un momento di allegria e di festa. Il Rettore dal Covolo ha svelato al pubblico che proprio oggi, 6 novembre, il cardinale Scola compie il suo 73° compleanno. 

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