Richiamando la centralità di Cristo nella nostra vita, il cardinale Scola ha presieduto il Pontificale nella chiesa prepositurale di San Giorgio, nel 700° della consacrazione

di Annamaria BRACCINI

Varenna scola

“Questa splendida giornata di sole abbellisce e marca in modo ancor più evidente di tutto il nostro lago”.
Il Cardinale Scola, come i moltissimi che gli si stringono intorno al suo arrivo a Varenna, ha negli occhi la bellezza di una giornata che anch’essa, come l’intero paese, si è vestita a festa per l’occasione. E così tra i colori finalmente estivi di questo angolo dell’alto Lario, il suono della banda, la presenza degli Alpini e delle autorità civili, tra cui il presidente della Provincia di Lecco, Negri e il primo cittadino di Varenna, Molteni, ma soprattutto l’affettuosa accoglienza della gente – con tanti bambini che l’Arcivescovo benedice e saluta con un affetto particolare –, accompagna la piccola processione che dalla millenaria chiesetta di San Giovanni Battista, arriva nella Prepositurale, altrettanto ricca di storia, di san Giorgio. Tempio consacrato nel 1313 che, quindi, “compie” i 700 anni della sua dedicazione. Lo ricorda il prevosto, don Aldo Monga, cui sono accanto il vicario di Zona III, monsignor Maurizio Rolla e altri concelebranti, in quella che definisce “un’oasi di pace di cui abbiamo tutti tanti bisogno e che vogliamo rendere ancora più bella con il restauro dei preziosi affreschi romanico-gotici della Cappella del Crocifisso”. Anche il Cardinale sottolinea il tesoro di tradizione – il Rito officiato è quello Patriarchino – e l’eredità che rappresentano chiese come San Giorgio con le loro comunità vive attraverso i secoli.
«Nella vita, la relazione in cui è immerso ogni uomo si trasforma progressivamente in una vita di comunità. Ricordare i 700 anni di questo luogo è segno di grande civiltà e cultura». Un segno capace di contrastare quello che il Cardinale chiama «il problema più grave di oggi, più profondo del travaglio di questo passaggio di millennio, di ogni crisi economica e sociale: il non trovare lo spazio di Dio nella nostra esistenza».
«La crisi dell’Europa odierna è vivere come se Dio non ci fosse. Per molti, anche in terre come le nostre ricche di fede, Dio è divenuto una sorta di “retro pensiero”, cui si fa ricorso solo nei momenti difficili, laddove, invece, è il Signore a dare valore e vigore a ogni vicenda della nostra vita. È Lui il grande timoniere».
Per questo – suggerisce ancora l’Arcivescovo – noi, l’umanità, che siamo il vero tempio di Dio, le sue pietre vive, non riconoscendo il suo sacrificio e il suo farsi uomo, cadiamo nelle idolatrie, quelle del nostro tempo «il potere, il danaro, la lussuria». Da qui riflessione sul brano evangelico di Matteo 16, con la domanda di Gesù, “Voi chi dite che io sia?” e la giusta risposta di Pietro, “Il Figlio del Dio vivente”. Un Signore che esiste, che vive in noi e che ci crea suoi figli e testimoni in ogni momento della vita «del grande mistero di Dio vero Dio e vero uomo».
«700 anni di storia e la vostra presenza oggi, sono il segno che la Chiesa, nonostante gli errori dei suoi uomini per cui occorre chiedere perdono, non viene mai meno. Dobbiamo essere grati a papa Francesco che vuole chiamare tutti, in un abbraccio di misericordia, alla sobrietà di vita, alla chiarezza, al superamento della corruzione, ma soprattutto alla centralità di Cristo». . Due le conseguenze, che il Cardinale affida ai Varennesi e idealmente all’intera diocesi: «nell’unico fondamento che è Cristo, noi, le pietre vive di questa Chiesa, non possiamo scalzare Dio dalla nostra esistenza».
E, infine, la domanda più profonda che ciascuno ha nel cuore di fronte al Signore, espressa con le parole di Salomone nel primo Libro dei Re: «Ascoltaci nel luogo della tua dimora, ascolta e perdona”.

In allegato un approfondimento artistico sulla chiesa di San Giorgio

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