Intervenendo allo “speciale” di Tv2000 - La7 sul 50° del Concilio, l’Arcivescovo di Milano ha parlato a tutto campo dei problemi e delle risorse della comunità ecclesiale

di Rita SALERNO

Angelo Scola

«Credo che la questione oggi vada impostata spostando la domanda, e cioè occorre affrontare l’argomento partendo dall’interrogativo: di chi è la Chiesa? Ritengo sia necessario, come dicevano il professor Balthasar e il professor Guardini, che la Chiesa riparta dalle anime». L’ha detto il cardinale Angelo Scola intervenendo ieri sera allo speciale coprodotto da Tv2000 e La7 sul 50° anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II, condotto da Gad Lerner e Lucia Ascione.

Interpellato sullo «tsunami della secolarizzazione» abbattutosi sulla Chiesa – di cui ha parlato ieri il cardinale Wuerl, relatore generale del Sinodo sulla nuova evangelizzazione in corso in Vaticano -, l’Arcivescovo di Milano ha parlato dell’inevitabilità del travaglio a cui la Chiesa è soggetta come parte integrante della società. «L’intervento del cardinale Wuerl è stato di un realismo estremo – ha aggiunto Scola -, ma non va dimenticato che la Chiesa ha fatto in tutti questi anni molti passi avanti». Anzi, un balzo in avanti, come è stato il Concilio per la Chiesa del Novecento, ha sottolineato il Cardinale citando Giovanni XXIII. È toccato al sacerdote bolognese don Giovanni Nicolini ricostruire quel clima, prendendo spunto da don Giuseppe Dossetti, e il fermento in atto nei giorni dell’assise conciliare proprio per la sua concomitante presenza a Roma presso l’Università pontificia diretta dalla Compagnia di Gesù.

Tra le immagini più interessanti riproposte nello speciale, quelle del celebre “Discorso della luna” con cui Giovanni XXIII, improvvisando, salutò Piazza San Pietro gremita la sera dell’apertura del Concilio, l’11 ottobre 1962. «L’evento-Concilio si legge attraverso i testi – ha detto il cardinale Scola, replicando alle affermazioni dello storico Roberto De Mattei -. Il Vaticano II non va inteso in senso di rottura rispetto ai Concili che l’hanno preceduto». Sottolineando che il Concilio è deliberativo (al contrario del Sinodo), Scola ha aggiunto che le forme dell’esercizio del primato sono discutibili, richiamando le parole di Papa Giovanni Paolo II. Mentre il direttore di Tv2000, Dino Boffo, ha approfondito l’aspetto del popolo di Dio, fino a quel momento non toccato. Perché, ha sottolineato, «l’evento conciliare è stato avvenimento che ha riguardato l’intero popolo dei fedeli». «Non capisco perché ci si debba ostinare a vedere il Concilio come la causa di tutti i mali che poi sono avvenuti», ha aggiunto l’Arcivescovo, che ha chiaramente bollato la divisione tra tradizionalisti e progressisti a proposito del Concilio, di cui ha invitato tutti a rispettarne la novità e la singolarità.

Interpellato da Lerner sulla riforma liturgica, Scola ha precisato che «essendo Cristo luce delle genti, i Padri conciliari hanno intensamente voluto manifestare all’assemblea dei fedeli che Dio è reale, presente in mezzo a noi. È questo il cuore della questione. Poi, essendo noi poveri uomini, il buono del Concilio è stato sporcato da numerose aberrazioni». E sulla situazione attuale, in Italia come in Europa, il Cardinale ha aggiunto: «Non nego i problemi che la Chiesa incontra nel comunicare il messaggio di Cristo al mondo nella sua pienezza e verità, e di confessarlo. Occorre essere santi. L’interpretazione culturale della fede è il problema che interpella oggi la Chiesa». E a proposito della secolarizzazione in Lombardia, Scola, reduce da tre incontri in parrocchia («spesso, andando nelle parrocchie, incontro persone splendide…»), ha manifestato le difficoltà che avviluppano la fascia d’età compresa tra i 30 e i 50 anni, «quasi una sorta di male di vivere», ha precisato.

Intervenendo poi sull’annunciata riforma della Curia vaticana, Scola ha detto che tutto è riformabile. Fermo restando – ha aggiunto – che, senza collaboratori, «non sarebbe assolutamente possibile governare una diocesi importante come Milano». In ogni caso, «è la sinodalità, la questione imprescindibile della Chiesa. Governare insieme è l’aspetto più importante”. Anche se, intervenendo a proposito dei recenti episodi che molto hanno fatto discutere sul Vaticano, Scola ha concluso che «non dobbiamo sottacere quel che non va, ma non va trascurato il fatto che esistono fior di collaboratori che svolgono il proprio servizio in silenzio e senza clamori».

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