Oltre 200 persone riunitesi per la visita dell’Arcivescovo alle case popolari dell’Aler, nel territorio della parrocchia San Galdino, per la benedizione natalizia. Il Comitato di abusivi gli ha consegnato una lettera, che contiene alcune richieste rivolte all’Aler, in un clima di rispetto reciproco e di civile confronto. La testimonianza del parroco, don Augusto Bonora

di Annamaria BRACCINI

visita san galdino 2014

Tempo di Avvento, tempo di benedizione natalizia delle famiglie con i parroci che entrano nelle case per una preghiera o magari anche solo per un saluto. E così fa anche il cardinale Scola che, come i suoi preti ambrosiani, arriva a fare visita e portare la benedizione. La sua “parrocchia”, in effetti, è grande – cinque milioni e mezzo di persone -, e allora l’Arcivescovo sceglie le zone e le vie dove si concentrano difficoltà e problemi, come la periferia est di Milano, con i palazzoni Aler di via Salomone 21: 744 alloggi di cui molti fatiscenti.

Il territorio è quello della parrocchia San Galdino, il cui parroco, don Augusto Bonora, ha invitato il Cardinale che arriva, asorpresa, in un pomeriggio piovoso che rende ancora più triste questo angolo metropolitano, dove il grigio plumbeo del cielo si confonde con il grigio delle lunghe facciate dei caseggiati Anni ’70.

A riunirsi attorno all’Arcivescovo oltre duecento persone, non solo i fedeli, ma anche molti abitanti del quartiere e immigrati. Il clima è «sereno, tranquillo e di stampo familiare», come nota don Bonora, nonostante le tensioni di questi ultimi giorni per gli sgomberi delle case, culminate in proteste violente e in scontri. Niente di tutto questo durante la visita del Cardinale che dialoga con semplicità con i tanti bimbi che gli si sono fatti intorno nello spiazzo comune su cui si affacciano i palazzi e dove trova spazio, però, anche una Cappellina con la statua della Madonna venerata fin dai tempi in cui si trovava nelle allora “Case minime” di via Numidia e Zama, demolite nel 1977 per far posto al “Lotto 64”, soprannominato le “Case bianche”.

L’Arcivescovo prega con la gente – «preghiamo la Madonna che è nostra madre e, come tutte le mamme, ci indirizza verso ciò che è più importante, Dio» -, affidando dolori e speranze a Maria, scambia riflessioni con grande disponibilità, si informa soprattutto su chi che è malato, recandosi personalmente da sette famiglie, diverse per composizione ed età, ma tutte accomunate da situazioni non facili. È evidente che laddove i cittadini hanno cercato di organizzarsi e di fare solidarietà tra loro, ad esempio con l’imbiancatura e la pulizia delle parti comuni, si è riusciti a fermare la decadenza delle case e almeno la dignità è salva, anche grazie, molto spesso, al sostegno della parrocchia e del gruppo delle Piccole Sorelle di Charles de Foucauld, che qui promuovono e belle esperienze di dialogo e di fraternità.  

L’Arcivescovo sale al nono piano di “Salomone 21” – l’ascensore, quasi a voler dare ragione alle lamentele degli inquilini, non funziona -, incontra famiglie e anziani, gli si aprono le porte, qualcuno lo vede e lo invita a entrare nel proprio appartamento. C’è una donna di 94 anni che vive sola e un’altra di 87, allettata da 15 mesi; e, poi, le famiglie: una di “prima immigrazione”, giunta dal Sud una ventina di anni fa, con figli che frequentano le scuole medie inferiori e superiori che è attiva in parrocchia; un altro nucleo di quattro persone che vive in 28 metri quadri; uno composto di sette persone, tra cui cinque anziani.

Poi, forse il momento più bello, nel piccolo, ma dignitoso salotto di Mohammed e Samir, dove ancora si  prega con il Cardinale che recita un Padre Nostro e la famiglia islamica che recita la prima Sura del Corano; ci si scambia doni: il capofamiglia che ha appena compiuto cinquant’anni, offre dei bicchieri artistici con la lavorazione tipica mediorientale, l’Arcivescovo lascia alcuni testi e l’immagine natalizia.

Alla fine, prima di un ulteriore breve momento di Adorazione eucaristica in parrocchia e di una sosta in oratorio tra i ragazzi che non lo vogliono far andare via, l’Arcivescovo dice: «Certo, la situazione non è bella, occorre attenzione e non bisogna cedere alla tentazione della violenza che non risolve mai niente. Ma sono sicuro che se ognuno fa la sua parte, dalle Istituzioni alla Chiesa – che già fa tanto e bene – tutto si risolverà». Una speranza che un Comitato di inquilini abusivi, affida a un messaggio, contenente alcune richieste rivolte all’Aler, consegnato nelle mani del Cardinale.

Ti potrebbero interessare anche:

Questo sito fa uso dei cookie soltanto per facilitare la navigazione Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi